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	<title>aleksandar vucic Archives - InsideOver</title>
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	<title>aleksandar vucic Archives - InsideOver</title>
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		<title>Crisi, repressioni e un&#8217;Europa impotente: i Balcani sull&#8217;orlo del collasso</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/crisi-repressioni-e-uneuropa-impotente-i-balcani-sullorlo-del-collasso.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Oct 2025 22:43:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1129" height="635" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Serbia" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia.jpg 1129w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia-600x337.jpg 600w" sizes="(max-width: 1129px) 100vw, 1129px" /></p>
<p>Serbia, Kosovo, Bosnia Erzegovina e Albania vivono crisi diverse ma ugualmente profonde. E l'Europa  non riesce a incidere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/crisi-repressioni-e-uneuropa-impotente-i-balcani-sullorlo-del-collasso.html">Crisi, repressioni e un&#8217;Europa impotente: i Balcani sull&#8217;orlo del collasso</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1129" height="635" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Serbia" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia.jpg 1129w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia-600x337.jpg 600w" sizes="(max-width: 1129px) 100vw, 1129px" /></p>
<p>Ottobre 2025. Mentre la scena internazionale è dominata dalle guerre in Medio Oriente e dalle tensioni tra grandi potenze, nei Balcani occidentali si addensano nuvole nere. Lontani dai radar dell’opinione pubblica, <strong>Serbia, Kosovo, Bosnia-Erzegovina e Albania </strong>affrontano contemporaneamente proteste popolari, crisi istituzionali, elezioni ad alta tensione e un’influenza crescente di attori esterni come Russia e Stati Uniti. In tutto questo, l’Unione Europea appare paralizzata, incapace di articolare una strategia coerente. <strong>La retorica dell’“allargamento” è rimasta solo un esercizio diplomatico</strong>; la realtà racconta un’area sempre più polarizzata, fragile e permeabile a interferenze.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Vučić sotto assedio, la paura di perdere il potere</strong></h2>



<p>A quasi un anno dalla tragedia infrastrutturale di Novi Sad, che ha catalizzato un’ondata di mobilitazioni studentesche senza precedenti, <strong>la Serbia si trova in uno stato di alta tensione politica e sociale.</strong> <a href="https://www.rainews.it/articoli/2025/10/serbia-tra-crisi-interna-e-ambiguita-geopolitica--71c4fc00-6f0d-4e0b-98ca-c6eede535d27.html">Il presidente Aleksandar Vučić, al potere dal 2012, si oppone fermamente all’ipotesi di elezioni anticipate, richieste a gran voce da una società civile stremata da anni di corruzione, controllo dei media e autoritarismo strisciante.</a> Le proteste, in origine pacifiche e guidate da studenti universitari, si sono intensificate nelle ultime settimane, incontrando una repressione sempre più brutale da parte della polizia. Tra manganelli, arresti e infiltrazioni di hooligan nei cortei, si è consolidata una dinamica pericolosa: da un lato, una nuova generazione che rivendica dignità e rappresentanza; dall’altro, un potere che si difende usando strumenti propri dei regimi ibridi. </p>



<p>L’Europa, per una volta, ha rotto il suo tradizionale silenzio: la Commissaria all’Allargamento <strong>Marta Kos</strong> ha denunciato esplicitamente l’uso eccessivo della forza. <a href="https://it.insideover.com/economia/la-serbia-si-arma-con-israele-un-contratto-da-16-miliardi-di-dollari.html">Ma Belgrado, ancora saldamente ancorata al suo doppio gioco tra Bruxelles e Mosca, continua a giocare su più tavoli</a>. La recente parata militare del 20 settembre — la più imponente dalla fine delle guerre jugoslave — e gli accordi con l’israeliana Elbit Systems, mostrano la volontà della Serbia di consolidare un ruolo regionale da potenza autonoma, in bilico tra blocchi internazionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Tra stallo istituzionale e tensioni etniche</strong></h2>



<p>Nel Kosovo, a Pristina, la crisi ha assunto una forma diversa ma non meno esplosiva. Dopo le elezioni parlamentari di febbraio, il partito di <strong>Albin Kurti</strong>, Vetevendosje (VV), ha ottenuto la maggioranza, ma non è ancora riuscito a formare un governo. Il nodo del contendere è, ancora una volta, la minoranza serba. La Corte costituzionale ha imposto l’elezione di un vicepresidente della Camera appartenente alla Srpska Lista, partito filo-Belgrado. VV si rifiuta, accusando il partito serbo di essere uno strumento d’influenza diretta di Vučić. Il risultato è lo stallo: Parlamento non costituito, nessun governo, alleanza con gli Stati Uniti sospesa — Washington ha annunciato lo stop al “dialogo strategico” — e tensioni crescenti nel Nord del Paese, dove i comuni a maggioranza serba sono tornati sotto il controllo della <a href="https://www.rainews.it/articoli/2025/10/serbia-tra-crisi-interna-e-ambiguita-geopolitica--71c4fc00-6f0d-4e0b-98ca-c6eede535d27.html">Srpska Lista dopo il boicottaggio elettorale del 2023</a>. </p>



<p>La partecipazione elettorale nei comuni serbi è stata inferiore al 40%, ma la SL ha riconquistato tutte le amministrazioni, confermando che <strong>la frattura etnica resta insanata</strong>. Il rischio più concreto è quello di un ritorno anticipato alle urne. Kurti potrebbe persino uscirne rafforzato, ma a un costo altissimo: un Kosovo più isolato, più diviso internamente, e sempre più distante dal sogno dell’integrazione euro-atlantica.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dodik sfida la legalità: elezioni all’ombra di Mosca</strong></h2>



<p>Nel cuore della Bosnia-Erzegovina, la <strong>Republika Srpska</strong> si prepara a elezioni presidenziali che potrebbero segnare un punto di non ritorno. <a href="https://www.geopolitica.info/negligenza-politica-italiana-in-serbia/">Il 23 novembre si voterà per eleggere il nuovo presidente dell’entità serbo-bosniaca. Il favorito? Sinisa Karan, fedelissimo di Milorad Dodik</a>. Quest’ultimo, pur decaduto dalla carica dopo una condanna a un anno di reclusione e a sei di interdizione dai pubblici uffici, continua a comportarsi da leader de facto, autoproclamandosi presidente anche sui siti istituzionali. La sua ultima visita a Mosca — la decima dal 2022 — mentre annunciava la candidatura di Karan, è un segnale chiarissimo: la Russia sostiene apertamente il secessionismo serbo-bosniaco. </p>



<p>Karan è un volto noto: già ministro, negazionista del genocidio di Srebrenica, <strong>figura nella black list americana</strong>. Il suo eventuale trionfo suggellerebbe la normalizzazione del discorso anti-costituzionale in Bosnia e spingerebbe il Paese ancora più vicino alla disintegrazione istituzionale. La comunità internazionale, in particolare l’Alto Rappresentante <strong>Christian Schmidt</strong>, ha denunciato apertamente il tentativo di sabotare l’assetto post-Dayton. Ma i fatti mostrano altro: un sistema impantanato, dove le istituzioni comuni sono paralizzate e le forze moderate, praticamente inesistenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Tirana al voto: Rama tenta di salvare la capitale dalle accuse di corruzione</strong></h2>



<p>Anche in Albania l’autunno si è aperto con una tornata elettorale cruciale. Il 9 novembre si voterà a Tirana, Valona e in altre città per le amministrative anticipate. La sfida più simbolica è quella nella capitale, dove il Partito Socialista del premier <strong>Edi Rama </strong>tenta di difendere la roccaforte dopo l’arresto per corruzione dell’ex sindaco <strong>Erion Veliaj</strong>. <a href="https://www.ilgiornaleditalia.it/news/esteri/734795/balcani-occidentali-tra-crisi-interne-e-nuove-alleanze-la-fragile-stabilita-regionale-sotto-la-pressione-geopolitica.html">La candidata socialista, Ogerta Manastirliu, ex ministra dell’Istruzione, sfida un outsider: Florjan Binaj, attore noto per le sue imitazioni dello stesso Rama.</a> Sostenuto dal Partito Democratico, Binaj incarna una nuova forma di dissidenza politica: <strong>mediatica, apartitica, ironica</strong>. Ma strappare la capitale ai socialisti, al potere dal 2011, resta una sfida quasi impossibile. Tuttavia, il voto sarà un termometro del consenso per Rama, sempre più criticato per la gestione del potere e le accuse di collusione con interessi economici opachi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’Unione Europea, osservatrice impotente</strong></h2>



<p>Di fronte a questa escalation multipla, l’Unione Europea rimane impantanata in un paradosso: promette integrazione, ma non agisce per difendere i principi democratici. <a href="https://www.notiziegeopolitiche.net/serbia-la-parata-militare-come-manifesto-geopolitico/">La Serbia resta candidata all’ingresso nell’UE, ma non rispetta lo stato di diritto. Il Kosovo è sostenuto a parole, ma viene punito per ogni scostamento dalle aspettative euro-atlantiche</a>. La Bosnia si frantuma sotto i colpi del secessionismo, ma nessuna forza europea osa proporre un serio piano di riforma costituzionale. Nel frattempo, potenze extra-europee — Russia, Cina, Israele, Turchia — avanzano nei vuoti lasciati da Bruxelles. La partita geopolitica è aperta, e l’Europa rischia di esserne spettatrice.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I Balcani chiedono futuro, non gestione del passato</strong></h2>



<p>I Balcani non sono semplicemente una zona di “instabilità ciclica”, come piace dire nei corridoi delle istituzioni europee. Sono una regione in fermento, attraversata da pulsioni autenticamente democratiche — come nel caso delle mobilitazioni studentesche serbe — e da minacce concrete di disintegrazione istituzionale — come in Bosnia. <strong>A mancare è una visione.</strong> Se l’Unione Europea continuerà a offrire solo dichiarazioni di circostanza, senza affrontare le crisi in modo strutturale, la regione finirà per essere spartita tra interessi esterni. Il tempo dei compromessi è finito: serve una scelta. O i Balcani diventano parte integrante dell’Europa, o saranno terra di nessuno. E l’instabilità, come la storia insegna, non resterà confinata entro i loro confini.</p>
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		<title>Le piazze di Belgrado agitano la Serbia e il futuro del Paese è in bilico</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-piazze-di-belgrado-agitano-la-serbia-e-il-futuro-del-paese-e-in-bilico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jul 2025 13:54:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250703155127692_1784db89f7eba171274bd808889961a2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250703155127692_1784db89f7eba171274bd808889961a2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250703155127692_1784db89f7eba171274bd808889961a2-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250703155127692_1784db89f7eba171274bd808889961a2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250703155127692_1784db89f7eba171274bd808889961a2-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250703155127692_1784db89f7eba171274bd808889961a2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250703155127692_1784db89f7eba171274bd808889961a2-1536x1025.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>(Belgrado) &#8211; Il respiro profondo prima del balzo. Questa citazione tratta dalla saga cinematografica de “Il Signore degli Anelli” ben descrive la sensazione che ho avuto durante il mio soggiorno di poco più di una settimana in Serbia. Sebbene la parte principale del mio viaggio sia stato a Belgrado, ho avuto la stessa sensazione a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-piazze-di-belgrado-agitano-la-serbia-e-il-futuro-del-paese-e-in-bilico.html">[...]</a></p>
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<p><strong>(Belgrado) </strong>&#8211; Il respiro profondo prima del balzo. Questa citazione tratta dalla saga cinematografica de <strong>“Il Signore degli Anelli</strong>” ben descrive la sensazione che ho avuto durante il mio soggiorno di poco più di una settimana in <strong>Serbia.</strong> Sebbene la parte principale del mio viaggio sia stato a Belgrado, ho avuto la stessa sensazione a Novi Sad e a Subotica, nella provincia autonoma della Voivodina. E forse non potrebbe non essere così, visto che le manifestazioni che, da mesi, sconvolgono il Paese sono nate proprio in seguito al crollo di parte della ferrovia di Novi Sad, appena ristrutturata.</p>



<p>Ed effettivamente, il balzo è poi avvenuto, con la partecipata manifestazione antigovernativa avvenuta a <strong>Belgrado il 28 giugno, </strong>sfociata per la prima volta in violenti scontri con la polizia serba. Non solo: anche il 22 giugno la capitale balcanica è stata attraversata da cortei pro-Palestina, in questo caso taciuti da buona parte dei mass media europei. Non a caso, sebbene in molti parlino della piazza di Belgrado, evidenziando solo la presenta di manifestanti contro il governo, la situazione è più complessa e, forse, sarebbe più opportuno parlare <em>delle piazze</em> di Belgrado.</p>



<p>Uno dei primi ricordi che ho del mio arrivo nella capitale danubiana, oltre al caldo asfissiante e a un ritratto di <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/venti-di-guerra-sui-balcani/sarajevo-2.html">Gavrilo Princip</a>, è quello di un locale, a pochi passi dalla centralissima Trg Republike, alla cui vetrina erano affissi cartelli inneggianti lo scioglimento della NATO e una bandiera palestinese. Il luogo, con il suo costante andirivieni di persone, era evidentemente la sede di un collettivo intento a organizzare la futura manifestazione del 22 giugno. Anche i dintorni, tappezzati di <em>stickers</em> in solidarietà al popolo palestinese o con messaggi contro il Patto Atlantico, provavano la presenza di attività politica nella zona. <strong>L’Organizzazione serba per il sostegno al popolo palestinese</strong>, questo il nome del collettivo, avrebbe poi effettivamente organizzato, insieme ad altri gruppi studenteschi, la protesta del 22 giugno, denunciando una volta di più il genocidio in corso a Gaza e chiedendo a gran voce l’interruzione del commercio di armi con Israele.</p>



<p>Lo stop alla fornitura di munizioni e altro materiale bellico sarebbe poi arrivato il giorno seguente, 23 giugno, quando il Presidente Aleksandar Vučić avrebbe annunciato la decisione del governo, ufficialmente presa in seguito all’attacco israeliano all’Iran. Tra il 2023 e il 2024, infatti, la vendita di munizioni serbe a Israele è aumentata vertiginosamente, vedendo un balzo da 1.4 a 42.3 milioni di euro. Nonostante le denunce internazionali e l’evidenza del genocidio in corso, la decisione di Belgrado è stata presa ufficialmente solo in seguito al conflitto tra Tel Aviv e Teheran, quasi a volersi smarcare da questa situazione per evitare conseguenze spiacevoli. La straordinaria coincidenza temporale con le proteste del 22 giugno, tuttavia, potrebbe far pensare anche a un estremo tentativo di Vučić di accattivarsi qualche consenso, lanciando l’esca dell’interruzione della fornitura di materiale bellico all’IDF per cercare di rompere l’alleanza tra collettivi pro-Palestina e gli studenti che, da mesi, bloccano la Serbia con le loro manifestazioni.</p>



<p>L’alleanza, però, non sembra essere venuta meno e proprio i gruppi studenteschi, uniti ai collettivi e a numerosi lavoratori, hanno lanciato ufficialmente il guanto di sfida al governo serbo con la partecipata protesta del 28 giugno. La data scelta dal fronte anti-Vučić non è casuale. Il 28 giugno, infatti, la Serbia celebra il Vidovdan, importante festa religiosa in cui si commemora il martirio di San Vito. Non solo: questa data sembra essere una costante nella Storia serba, vedendo numerosi eventi fondamentali per il Paese. <strong>Il 28 giugno 1389, per esempio avvenne la Battaglia di Kosovo Polje,</strong> il cui seicentesimo anniversario, nel 1989, vide il discorso con il quale <strong>Slobodan Milošević </strong>avrebbe rivendicato l’origine serba del luogo, dando il via a quelle tensioni che sarebbero poi sfociate nella Guerra del Kosovo. E sempre il 28 giugno, ma del 2001, Milošević sarebbe stato trasferito al Tribunale de L’Aia, andando incontro al suo destino.</p>



<p>Una data quindi fortemente simbolica, nella quale, quest’anno, gli studenti serbi hanno deciso di porre un ultimatum al Presidente Vučić: elezioni anticipate, da proclamarsi entro le 21:00 del 28 giugno, o inizio della disobbedienza civile. Il Presidente serbo non ha atteso la scadenza, annunciando già nel pomeriggio che l’ultimatum non sarebbe stato accolto e reiterando la sua volontà di non portare il Paese a nuove elezioni prima della fine del 2026. Piazza Slavija, luogo di ritrovo dei manifestanti, è stata quindi invasa da un numero consistente di persone: secondo le autorità, il ritrovo avrebbe coinvolto 36.000 persone, mentre secondo gli organizzatori il totale sarebbe stato pari a 140.000. Oltre a chiedere le elezioni anticipate, gli studenti serbi protestano contro la corruzione e per una riforma dell’istruzione, aumenti salariali nel settore e la tutela dell’autonomia delle università serbe, colpite dalla vendetta del governo, il quale ha imposto forti tagli agli stipendi dei professori che percepiscono ora solo un ottavo del proprio salario per l’indisponibilità del governo di pagare le lezioni non effettuate a causa dei blocchi e delle occupazioni studentesche, per non tener conto dei professori licenziati per aver espresso solidarietà con i loro studenti.</p>



<p>Alla scadenza dell’ultimatum, la protesta è degenerata in violenza, vedendo forti scontri con le forze dell’ordine, al termine dei quali sono risultati feriti 48 poliziotti e 22 manifestanti, mentre il numero di arresti è stato pari a 77. Alla repressione poliziesca, gli studenti serbi hanno risposto innalzando barricate a Belgrado, occupando strade e ponti fino alla mattinata di lunedì 30 giugno, mentre Aleksandar Vučić ha bollato chi ha preso parte alle proteste come terrorista al soldo di potenze straniere, promettendo ulteriori arresti che andranno a colpire chi vuole destabilizzare il Paese.</p>



<p>A ulteriore testimonianza del clima teso, sta il fatto che, il passato 28 giugno, Belgrado non è stata attraversata solo da manifestazioni contro il governo. Al contrario, nella capitale serba si sono radunati anche i membri del gruppo “Studenti 2.0”, organizzazione vicina a Vučić che, dal marzo di quest’anno, esprime il proprio dissenso contro i colleghi che bloccano il Paese, impedendo il regolare svolgimento delle lezioni. Da aprile, inoltre, questo gruppo protesta contro i blocchi…bloccando una vasta parte della città che va dal Pionirski Park, di fronte al Parlamento, fino al Ministero degli Esteri, sulla strategica arteria Kneza Miloša. A “Studenti 2.0” si sono uniti Miloš Vučević, attuale segretario del Partito Progressista Serbo ed ex Primo Ministro dimessosi proprio in seguito alle proteste studentesche, e un nutrito gruppo di motociclisti, giunto appositamente da Novi Sad per sostenere i veri studenti e tutti coloro i quali, in occasione del Vidovdan, desiderano difendere la Serbia.</p>



<p><em>Le</em> piazze di Belgrado, quindi. Attraversate non da un’unica anima, quella del sentimento anti-Vučić, ma da più sensibilità. A complicare il quadro della situazione, inoltre, sta il fatto che la Serbia, così vicina eppure a volte così distante, può sembrare indecifrabile ai più, sfuggendo agli schemi con i quali, talvolta, siamo abituati a leggere il mondo. Un Paese in cui, come<a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/reportage-da-belgrado-voci-e-testimonianze-dei-manifestanti-dopo-quattro-mesi-di-cortei.html"> ci ricorda Diana Mihaylova nel suo reportage dell’aprile di quest’anno</a>, il fronte anti-Vučić sfila con bandiere contro la NATO, denunciando l’Unione Europea collusa con la Presidenza contro la quale protestano e mostrano un sentimento tutt’altro che europeista. Un Paese in cui, al contrario, il leader conservatore cerca un aggancio con Bruxelles, anche grazie all’alleato Viktor Orbán che proprio dell’integrazione dei Balcani nel blocco europeo si fa alfiere.</p>



<p>Un Paese, quindi, dalle mille anime: quella più aperta e internazionale di cui mi ha parlato un artista di <strong>Novi Sad, ungherese della Voivodina,</strong> regione da sempre abituata alla convivenza di più etnie, e quella più chiusa e nazionalista. O ancora quella giovane e progressista, che unisce la propria battaglia a un sentimento generalizzato contro la NATO, memore dell’aggressione subita dal Patto Atlantico, e che proprio per questo mostra solidarietà al popolo palestinese e che lancia un nuovo Fronte Sociale per unire studenti e lavoratori. Un Paese, infine, che rischia di vedersi riaprire vecchie ferite, tutt’altro che cicatrizzate.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/le-piazze-di-belgrado-agitano-la-serbia-e-il-futuro-del-paese-e-in-bilico.html">Le piazze di Belgrado agitano la Serbia e il futuro del Paese è in bilico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Serbia, anatomia di una protesta</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/serbia-anatomia-di-una-protesta.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Apr 2025 12:54:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="1600" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/WhatsApp-Image-2025-04-01-at-09.39.28.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/WhatsApp-Image-2025-04-01-at-09.39.28.jpeg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/WhatsApp-Image-2025-04-01-at-09.39.28-600x750.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/WhatsApp-Image-2025-04-01-at-09.39.28-240x300.jpeg 240w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/WhatsApp-Image-2025-04-01-at-09.39.28-819x1024.jpeg 819w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/WhatsApp-Image-2025-04-01-at-09.39.28-768x960.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/WhatsApp-Image-2025-04-01-at-09.39.28-1229x1536.jpeg 1229w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>La Serbia si trova da anni in una posizione geopolitica delicata, sospesa tra l’influenza occidentale dell’Unione Europea, di cui è candidata all’adesione dal 2012, e i legami storici con la Russia. Il governo, guidato dal presidente Aleksandar Vučić e dal suo Partito Progressista Serbo (SNS), è al potere da oltre un decennio ed è stato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/serbia-anatomia-di-una-protesta.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="1600" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/WhatsApp-Image-2025-04-01-at-09.39.28.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/WhatsApp-Image-2025-04-01-at-09.39.28.jpeg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/WhatsApp-Image-2025-04-01-at-09.39.28-600x750.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/WhatsApp-Image-2025-04-01-at-09.39.28-240x300.jpeg 240w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/WhatsApp-Image-2025-04-01-at-09.39.28-819x1024.jpeg 819w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/WhatsApp-Image-2025-04-01-at-09.39.28-768x960.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/WhatsApp-Image-2025-04-01-at-09.39.28-1229x1536.jpeg 1229w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>La Serbia si trova da anni in una posizione geopolitica delicata, sospesa tra l’influenza occidentale dell’Unione Europea, di cui è candidata all’adesione dal 2012, e i legami storici con la Russia. Il governo, guidato dal presidente Aleksandar Vučić e dal suo Partito Progressista Serbo (SNS), è al potere da oltre un decennio ed è stato spesso accusato di corruzione, autoritarismo e di aver eroso le libertà democratiche, come la libertà di stampa e l’indipendenza giudiziaria. Le tensioni interne sono esplose in seguito al tragico crollo di una<strong><a href="https://it.insideover.com/politica/serbia-100-mila-persone-nelle-strade-di-belgrado-vucic-pronto-a-indire-elezioni.html"> pensilina alla stazione ferroviaria di Novi Sad il 1° novembre 2024, che ha causato 16 morti, </a></strong>un evento che molti attribuiscono a negligenza e mala gestione legate a progetti infrastrutturali opachi. Questo incidente ha scatenato un’ondata di proteste che da mesi chiedono trasparenza, responsabilità e un cambiamento radicale nel modo in cui il paese è governato, culminando in una delle più grandi mobilitazioni popolari della storia recente serba, il 15 marzo scorso a Belgrado.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Tattica del Cavallo di Troia</strong></h2>



<p>Così viene gergalmente descritta la strategia che vede l’infiltrazione di gruppi politici o militari all’interno di una fazione rivale in modo da creare disordini e confusione. E’ quello che è accaduto lo scorso 15 marzo a Belgrado durante le proteste studentesche contro l’attuale governo di Aleksandar Vučić, quando una serie di eventi bizzarri si sono verificati nell’arco della giornata. Dejan Tomka, progettista e tecnico del suono, presente quel giorno a Belgrado, lo ha descritto come l’evento più grande mai avvenuto recentemente in Serbia, con stime che contano circa 300.000 o più manifestanti ed “<em>era plausibile visto che ogni strada, ogni ristorante, ogni locale, ogni parco erano gremiti di persone</em>.” Il punto nevralgico della marcia era rappresentato dal centro cittadino, Piazza Slavija, il Parco dei Pionieri (Parco Pionirski), situato tra il Parlamento e il palazzo presidenziale, e le vie limitrofe. Tuttavia, continua Dejan, nei giorni precedenti alla protesta nella capitale, numerose testimonianze provenienti da fonti a lui vicine e attendibili riportavano che “qualcosa di grosso sarebbe avvenuto” e che “il governo stava preparando un piano atto a plasmare l’opinione pubblica dei presenti alla manifestazione”, in modo da poter avere una scusa per intervenire tramite leggi più aspre e fermare definitivamente le proteste in tutta la Serbia.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cronistoria degli eventi</strong></h2>



<p>Il 6 marzo sei studenti piantano delle tende nel Parco dei Pionieri. Il loro gesto è giustificato dal voler continuare a frequentare le lezioni e non partecipare alle proteste. Nessuno di questi studenti in realtà è mai stato visto lasciare il parco per recarsi in università. Di sei ragazzi, solo uno è effettivamente studente universitario. Si è scoperto che in realtà sono stati collocati lì appositamente dal governo in quanto facenti parte dell’<strong>Akademija mladih lidera </strong>(Accademia dei Giovani Leader) della <strong>Srpska Napredna Stranka (SNS</strong>), il <strong>Partito Progressista Serbo</strong>, che è il partito dell’attuale amministrazione locale. Questo programma è stato progettato per educare e formare giovani membri del partito, fornendo loro competenze in ambiti come la politica, il dibattito, la comunicazione e la pianificazione strategica.&nbsp;</p>



<p>Il primo giorno di occupazione del parco e il suo conseguente sviluppo è stato documentato dal giornalista investigativo del <strong>Centro per il giornalismo investigativo della Serbia </strong>Stefan Marković: “<em>Inizialmente c’erano solo studenti, poi si sono uniti membri appartenenti a gruppi di ultras serbi con la scusa di proteggere i giovani. Il giorno successivo sono state erette delle recinzioni intorno a tutto il perimetro del parco e hanno fatto la loro comparsa dei sedicenti veterani di guerra, appartenenti alle “Unità delle Operazioni speciali” della polizia segreta serba, i cosiddetti “Berretti rossi”. Il giorno seguente vengono issate ulteriori barriere e recinti e vengono installate tende militari che vanno ad arricchire il bizzarro skyline che andava creandosi. Il giorno dopo, </em><em>file di trattori vengono parcheggiate intorno al parco.” </em>Queste macchine sono state portate pochi giorni prima delle proteste, di notte e senza reazioni da parte della polizia, e posizionate lungo tutto il perimetro del parco, dove ci si aspettava che si radunassero centinaia di migliaia di persone. Fonti confermate hanno anche riferito che il governo ha organizzato e pagato i contadini per portare i trattori.</p>



<p>Poco prima della protesta a Belgrado del 15 marzo, per tutta la Serbia si diffondono voci (smentite solo dopo le proteste) di ordigni esplosivi piazzati sui binari di alcune stazioni ferroviarie, per scoraggiare le persone a recarsi nella capitale. In risposta il servizio ferroviario nazionale serbo interrompe i trasporti nei giorni precedenti e il 15 marzo stesso. La maggior parte delle compagnie di autobus ferma i servizi. Molti manifestanti arrivano a pagare gli autisti pur di arrivare a Belgrado. In quei giorni inoltre, cantieri edili iniziano a emergere lungo snodi stradali e autostradali importanti, nonostante non ci fossero lavori da effettuare. Per tutto il fine settimana di protesta, i voli dei droni sono stati vietati, nonostante fossero consentiti durante tutte le proteste avvenute in precedenza. Nonostante questo, sono stati documentati 15 sorvoli di droni in quel fine settimana.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un gruppo armato organizzato si unisce agli studenti nel Parco dei Pionieri</strong></h2>



<p>Alle prime ore di sabato 15 marzo un gruppo di persone non identificabili si unisce agli altri occupanti del Parco Pionirski armato di pietre, bottiglie, mazze, machete, coltelli, martelli, petardi, ordigni esplosivi e torce, superando senza resistenza il cordone di agenti posti lungo il perimetro del parco.Sembra che un gruppo di persone, vestite con maschere e felpe con cappuccio per nascondere la propria identità, fosse preparato a scatenare confusione e disordine. Il loro piano prevedeva di provocare uno scontro, una sorta di tafferuglio o schermaglia, tra gli uomini che si trovavano nel parco e alcuni individui infiltrati tra i manifestanti. Questi attori, mescolati tra la folla, avevano il compito di agire in modo da fomentare il conflitto, forse simulando aggressioni o comportamenti provocatori. L&#8217;obiettivo finale di questa strategia era creare una situazione di caos tale da giustificare l&#8217;intervento della polizia. Una volta arrivata, la polizia avrebbe avuto il pretesto per disperdere i manifestanti, ponendo fine alla protesta in corso. I membri di questo gruppo avevano annunciato un “massacro” per giorni prima della protesta. La polizia in strada era separata dal pubblico da una barricata, con le spalle rivolte al gruppo di individui all&#8217;interno del parco, completamente priva di protezione. Ciò suggerisce che il rischio proveniente da quella direzione non è stato previsto o è stato deliberatamente ignorato. Le fotografie mostrano chiaramente individui con martelli e diverse armi bianche in piedi dietro la polizia. Di fronte alla barricata si trovava un altro gruppo ben organizzato, ugualmente armato e mascherato, con pietre e materiali da costruzione successivamente lasciati in strada. Solo dopo le pressioni dell&#8217;opinione pubblica sono stati rimossi i blocchi di cemento, ma sono rimasti i detriti e vetri. Benzina è stata versata dai mezzi da lavoro intorno al parco, alcune finestre sono state rotte e armi e attrezzi sono stati abbandonati, creando un grave rischio per la sicurezza. La reazione naturale della polizia avrebbe dovuto essere quella di mettere in sicurezza l&#8217;area per proteggere i cittadini riuniti, ma non è stato fatto. Alle ore 19:00 la protesta ha iniziato ad ingigantirsi, così come i primi disordini: ordigni esplosivi vengono fatti esplodere dal parco Pionirski e dal cantiere vicino a Slavija per spaventare i manifestanti.&nbsp;</p>



<p>Un’ulteriore testimonianza arriva direttamente dal giornalista investigativo Stefan Marković: “<em>Mi trovavo di fronte al parco Pionirski, erano le 12 e le proteste non erano ancora ufficialmente iniziate. Sentivo che se fosse successo qualcosa, sarebbe avvenuto in quella zona, perché c’erano molte persone con cappucci e maschere.</em>” Quando i manifestanti hanno iniziato a spostarsi verso Piazza Slavija, nel tardo pomeriggio, la preoccupazione di Stefan si è concretizzata: l&#8217;attacco è iniziato esattamente alle 19:05, durante un momento di silenzio per le vittime di Novi Sad, cogliendo la gente di sorpresa. “<em>C’erano persone che spingevano e fuggivano davanti al Parco dei Pionieri anche se non ho visto chiaramente chi fosse lì in mezzo. C’erano persone con il volto coperto ma non sapevo chi fossero.</em>”&nbsp;</p>



<p>Intorno al Parlamento si sono verificate ugualmente violenze, seppur in numero limitato, e sono stati segnalati gruppi di individui mascherati e incappucciati che si sono precipitati da diverse direzioni verso l&#8217;edificio. Uomini non identificati hanno preso posizione sui tetti dei palazzi che circondano il Parlamento, lanciando oggetti sulla folla sottostante che fuggiva in preda al panico. Tra gli episodi più preoccupanti,&nbsp; il pestaggio di un manifestante da parte di questi individui mascherati, avvenuto a soli 100-150 metri dall&#8217;edificio del Parlamento. La vittima, che stava semplicemente fuggendo, è stata improvvisamente attaccata dal gruppo senza alcuna apparente provocazione. Tuttavia, molti testimoni sostengono che la rapida reazione degli studenti, unita al loro annuncio alle 19:12, abbia evitato un massacro premeditato. Gli organizzatori della protesta, osservando l&#8217;intensificarsi della violenza, hanno annunciato l&#8217;annullamento della manifestazione, scatenando un&#8217;ampia fuga dalla piazza del Parlamento. Questa brusca dispersione ha interrotto l&#8217;evidente obiettivo dei gruppi mascherati di seminare disordine e caos. Scegliendo di interrompere la protesta infatti, gli studenti hanno anche rinunciato a rispondere degli sviluppi successivi. La loro autorità ha avuto un peso non indifferente: i manifestanti hanno obbedito alle loro direttive e si sono ritirati prontamente, minando di fatto quello che sembrava essere uno sforzo calcolato per provocare spargimenti di sangue. Sembra chiunque avesse organizzato questo attacco non avesse previsto questa svolta degli eventi, avendo immaginato che la folla sarebbe rimasta e avrebbe accettato lo scontro.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La questione delle armi soniche sulla folla</strong></h2>



<p>Contemporaneamente al caos del Parco dei Pionieri, in Kralja Milana, una via a due strade di distanza dal Parlamento, sono state utilizzate armi non documentate (forse armi soniche), causando ulteriore panico tra la folla. E’ certo che il governo serbo possiede armi soniche, alcune di queste dispiegate durante le proteste, il che rende altamente probabile che siano state usate nell&#8217;attacco. A consolidare questa ipotesi ci sono inoltre numerose testimonianze di chi era presente al momento dell’attacco. <em>“Ero presente, sembrava che qualcuno guidasse un&#8217;auto contro la folla o che un aereo atterrasse a pochi metri sopra la testa. Sembrava molto reale.” </em>Ha affermato uno studente.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>“<em>Al tredicesimo minuto di silenzio, ho sentito un&#8217;auto che viaggiava a 200 km/h in autostrada e ho visto i fari. Il suono era assordante e forte e sapevo che si stava avvicinando una calca. L&#8217;unica cosa che mi importava era sollevare mia sorella dal marciapiede su cui era seduta, stanca per i chilometri che aveva percorso nei 5 giorni precedenti camminando da Loznica a Belgrado con i suoi colleghi. Non ce l&#8217;ho fatta. Non so se il suono è stato prodotto da un cannone sonoro, da un cannone ad aria o da qualche altro dispositivo, perché non sono un esperto. So di aver visto persone in preda al panico, disorientate, sconcertate, terrorizzate. So che alcune di quelle persone hanno riportato lesioni fisiche non collegate alla calca ma provocate da quel rumore.”, r</em>iporta un altro resoconto di un testimone. Tuttavia la correlazione tra i video circolati in rete e la posizione dei veicoli con le armi soniche installate non coincide, in quanto è certo che almeno uno dei veicoli si trovava nel cortile del Parlamento, nascosto e visibile solo dall’alto, e quindi non avrebbe potuto essere utilizzato in Kralja Milana, dove invece sono stati girati i video della folla spaventata. Il governo ha inizialmente negato di possedere queste armi, successivamente ha smentito la dichiarazione affermando di averne alcuni esemplari custoditi in depositi segreti ma un servizio pubblicato su una televisione locale mostrava pubblicamente la funzione di uno di questi dispositivi. Questo ha portato l’amministrazione ad ammetterne la presenza ma a negarne l’utilizzo. L&#8217;avvocato ed ex commissario di polizia Bozo Prelevic ha dichiarato a una TV serba: &#8220;<em>Un cannone sonoro del marchio Genasys, importato da Jugoimport nel 2022, è stato usato</em>&#8220;, specificando che &#8220;<em>quel cannone sonoro è di produzione americana ed è stato importato attraverso Israele</em>&#8220;. Anche l&#8217;esperto militare Aleksandar Radic ha confermato: &#8220;<em>È stato venduto da un&#8217;azienda statunitense a una società israeliana, che poi lo ha venduto a un&#8217;azienda privata in Serbia, la Romax Trade, la quale lo ha ceduto a un&#8217;impresa statale responsabile degli approvvigionamenti strategici, Jugoimport</em>&#8220;. Il Long Range Acoustic Device (LRAD) è un’arma non letale in grado di emettere un suono la cui intensità dipende dalla distanza: più ci si avvicina alla fonte, più la percezione diventa dolorosa, raggiungendo soglie che variano tra i 120 decibel (decollo di un aereo), i 107 decibel (prime file a un concerto rock), i 95 decibel (vagone della metropolitana) o gli 88 decibel (cani che abbaiano a una distanza di&nbsp; 500 metri). A differenza degli altoparlanti convenzionali, dove un singolo elettromagnete disperde le onde sonore in tutte le direzioni, LRAD utilizza una serie di piccoli driver che creano onde sonore direzionali per amplificare il segnale, concentrando il suono grazie al design e alle dimensioni del dispositivo, con un effetto puntiforme. Inoltre, il sistema di &#8220;repulsione attiva&#8221; integra onde millimetriche di energia elettromagnetica non letali, penetrando la pelle fino a 0,04 centimetri e generando una sensazione di bruciore simile a quella di essere in fiamme. Con una frequenza di 95 GHz, un impulso di due secondi riscalda la pelle a 54 °C.<em>“Hanno detto di aver lavorato sulla stazione crollata che ha ucciso delle persone a Novi Sad, e poi si è scoperto che non l’avevano fatto. Hanno detto che il pilota dell’elicottero era ubriaco (riferimento al 13 marzo 2015, quando un elicottero militare serbo che trasportava un neonato di cinque giorni con gravi problemi respiratori precipitò vicino all’aeroporto Nikola Tesla di Belgrado, uccidendo tutti gli occupanti), ma poi si è scoperto che l’avevano costretto ad atterrare in una situazione impossibile. Hanno detto che il ministro delle infrastrutture non era alla guida dell’auto che ha investito una persona, e poi si è scoperto che era lui. Hanno detto più volte di aver vinto le elezioni, ma nessuno ci ha mai creduto. E ora, nel mezzo delle proteste più grandi di sempre, avevano un dispositivo che poteva essere usato come un’arma illegale di una guerra psicologica. Ma dicono che non sia stato usato.”</em>, afferma Dejan.</p>
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		<title>Dalla Serbia alla Slovacchia, cosa c&#8217;è dietro le proteste</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/dalla-serbia-alla-slovacchia-cosa-ce-dietro-le-proteste.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jan 2025 08:14:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250129162511175_b50862af59b7b06071966e0122280dde.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250129162511175_b50862af59b7b06071966e0122280dde.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250129162511175_b50862af59b7b06071966e0122280dde-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250129162511175_b50862af59b7b06071966e0122280dde-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250129162511175_b50862af59b7b06071966e0122280dde-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250129162511175_b50862af59b7b06071966e0122280dde-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250129162511175_b50862af59b7b06071966e0122280dde-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Crisi in Slovacchia – Il premier Robert Fico è sotto pressione dopo proteste di massa contro le sue posizioni critiche verso UE e NATO. Dichiarazioni di membri del suo governo su un possibile ritiro dalla UE hanno alimentato tensioni interne e scontri politici. Fico accusa le Ong di destabilizzare il Paese.</p>
<p>Tensioni in Georgia – Manifestazioni di massa a Tbilisi contro una legge che obbliga le Ong finanziate dall'estero a registrarsi come "organizzazioni al servizio di una potenza straniera". Il governo ha represso le proteste, espellendo manifestanti stranieri e congelando i negoziati con l’UE.</p>
<p>Accuse di ingerenze straniere – In tutti e tre i Paesi, i governi denunciano il ruolo delle Ong occidentali nel fomentare il malcontento. Serbia, Slovacchia e Georgia hanno avviato misure contro attivisti stranieri e finanziamenti esteri alle organizzazioni locali.</p>
<p>Equilibrio geopolitico incerto – Serbia, Slovacchia e Georgia cercano di bilanciare rapporti con UE e NATO senza spezzare i legami con Russia e altri partner. Le proteste riflettono divisioni interne tra fazioni filo-occidentali e nazionaliste, influenzando il futuro politico dei tre Paesi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dalla-serbia-alla-slovacchia-cosa-ce-dietro-le-proteste.html">Dalla Serbia alla Slovacchia, cosa c&#8217;è dietro le proteste</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250129162511175_b50862af59b7b06071966e0122280dde.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250129162511175_b50862af59b7b06071966e0122280dde.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250129162511175_b50862af59b7b06071966e0122280dde-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250129162511175_b50862af59b7b06071966e0122280dde-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250129162511175_b50862af59b7b06071966e0122280dde-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250129162511175_b50862af59b7b06071966e0122280dde-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250129162511175_b50862af59b7b06071966e0122280dde-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Georgia, Slovacchia, Serbia</strong>: tre Paesi con contesti diversi, i cui Governi vengono spesso etichettati, non sempre in modo accurato, come &#8220;filo-russi&#8221;. Eppure, nelle ultime settimane, condividono un elemento comune: un&#8217;ondata di proteste contro le rispettive leadership e le accuse di &#8220;ingerenze straniere&#8221; verso le Ong occidentali che soffierebbero sul fuoco del malcontento per aizzare nuove &#8220;Rivoluzioni colorate&#8221; stile EuroMaidan.</p>



<p>Il 27 gennaio, gli studenti delle Università di Belgrado, in <strong>Serbia</strong>, hanno bloccato per 24 ore il nodo stradale di <strong>Autokomanda</strong>, portando con sé tende, cibo e cartelli. A sostenerli sono arrivati anche agricoltori e motociclisti, preoccupati per i precedenti tentativi di automobilisti di forzare i blocchi studenteschi. Da oltre due mesi, gli studenti hanno paralizzato le università serbe per denunciare la corruzione del Governo, ritenuta responsabile, al loro dire, del crollo di una copertura alla stazione ferroviaria di <strong>Novi Sad</strong> il 1° novembre 2024, che ha causato <strong>15 morti</strong>. Le manifestazioni si susseguono quotidianamente e hanno raccolto decine di migliaia di sostenitori, con proteste anche nelle comunità serbe all’estero. Il 17 gennaio, <strong>oltre 50.000 persone</strong> si sono radunate davanti alla sede della TV pubblica <strong>RTS</strong>, accusandola di faziosità filogovernativa. In segno di solidarietà, alcuni dipendenti dell’emittente hanno esposto uno striscione a favore degli studenti.</p>



<p>La mobilitazione ha coinvolto anche scuole e imprese: il <strong>68% delle scuole superiori</strong> e il <strong>48% delle scuole primarie</strong> hanno sospeso le lezioni il 24 gennaio, mentre più di <strong>200 aziende</strong>, tra cui <strong>Cineplex</strong> e <strong>Laguna Bookstore</strong>, hanno chiuso. Anche teatri, musei e locali notturni hanno aderito, privando i giovani di alternative per la serata e amplificando il messaggio di protesta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Serbia sprofonda nell&#8217;incertezza</h2>



<p>La pressione della piazza ha portato alle <strong>dimissioni del primo ministro serbo Milos Vucevic</strong>, che ha annunciato la sua decisione per &#8220;evitare di complicare ulteriormente la situazione&#8221; e per &#8220;non alimentare ulteriormente le tensioni nella società&#8221;. La sua uscita di scena segue settimane di proteste e la crescente richiesta di responsabilità per il disastro di Novi Sad. Più di una dozzina di persone sono state incriminate per il crollo, tra cui l’ex ministro dei Trasporti <strong>Goran Vesic</strong>, che si era dimesso pochi giorni dopo la tragedia. Il presidente <strong>Aleksandar Vučić</strong>, in un discorso televisivo, ha dichiarato che deciderà entro dieci giorni se indire <strong>elezioni parlamentari anticipate</strong> o formare un nuovo Governo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Accuse di ingerenze</h2>



<p>Gli studenti chiedono giustizia per le vittime di Novi Sad, la pubblicazione di documenti riservati sull’incidente e il perseguimento dei responsabili, ma la loro battaglia si allarga alla denuncia della &#8220;corruzione&#8221; e del&#8221; clientelismo&#8221; nel Governo serbo. Vučić ha reagito definendo le proteste un tentativo occidentale di fomentare una &#8220;rivoluzione colorata&#8221; in Serbia, paragonandole agli eventi di <strong>Maidan</strong> in Ucraina nel 2014.</p>



<p>A conferma di questa linea, il <a href="https://europeanwesternbalkans.com/2025/01/22/foreign-civic-activists-interrogated-and-banned-from-serbia-for-representing-a-security-risk/">Governo ha avviato la sua guerra contro le Ong straniere</a>: tra il <strong>21 e il 22 gennaio</strong>, <strong>14 attivisti stranieri</strong> provenienti da <strong>UE e Balcani occidentali</strong> sono stati interrogati dalla polizia e <strong>espulsi</strong> con l’accusa di essere un “rischio per la sicurezza nazionale”. Tra di loro vi erano partecipanti a una conferenza accademica organizzata da <strong>NGO Academy</strong>, sostenuta dall’<strong>ERSTE Foundation</strong> e dall’<strong>Università di Vienna</strong>.</p>



<p>Più o meno motivate, le accuse del presidente serbo non sono del tutto campate per aria. Anche nel recente, diverse ONG hanno avuto un ruolo nelle mobilitazioni serbe. Tra le organizzazioni attive nel Paese ci sono il <strong>Centro per i Diritti Umani di Belgrado</strong> (sostenuta dall&#8217;Open Society Foundation di George Soros), il <strong>Comitato Helsinki per i Diritti Umani in Serbia</strong> e gruppi ambientalisti come <strong>Ne Damo Jadar</strong>, coinvolti nelle proteste contro progetti minerari. Al momento, tuttavia, non ci sono prove</p>



<p><strong>Vučić</strong> viene spesso dipinto dalla stampa occidentale come un alleato del leader russo Vladimir Putin. Non è così. La Serbia, infatti, ha cercato sin qui di mantenere un equilibrio tra l&#8217;integrazione europea e i legami storici con Mosca, sviluppando una partnership strategica con la Russia, specialmente in settori come l&#8217;energia, la difesa e gli investimenti economici ma mantenendo una <strong>politica estera bilanciata</strong>, evitando di allinearsi completamente a ciò che sostiene il Cremlino.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Giovani divisi</h2>



<p>I giovani sono divisi: <strong>Demostat</strong>&nbsp;ha pubblicato nel 2021 un&#8217;analisi che evidenziava come i giovani serbi siano divisi tra chi guarda all&#8217;Europa come modello e chi mantiene un forte attaccamento all&#8217;identità nazionale e ai legami con la Russia, mentre un sondaggio del&nbsp;<strong>Belgrade Centre for Security Policy (BCSP)</strong>&nbsp;del 2020 rilevava che molti giovani serbi sono critici verso la classe politica e desiderano maggiore trasparenza e riforme. </p>



<p>Le proteste in Serbia ricordano, per dinamiche e impatto, la <strong>rivolta scoppiata in Tunisia nel 2010</strong>, innescata da un evento all&#8217;apparenza minore ma con conseguenze epocali. Il 17 dicembre di quell&#8217;anno, Mohamed Bouazizi, un giovane venditore ambulante, si diede fuoco dopo essere stato maltrattato dalla polizia e ignorato dalle autorità locali. Il suo gesto disperato scatenò un&#8217;ondata di rabbia che portò alla caduta del regime tunisino, dimostrando come un singolo episodio possa trasformarsi in una rivoluzione contro un sistema &#8220;corrotto&#8221; e oppressivo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il caso della Slovacchia</h2>



<p>Anche in <strong>Slovacchia</strong>, decine di migliaia di persone sono scese in strada per protestare contro la politica del premier <strong>Robert Fico.</strong> Venerdì A Bratislava, i manifestanti hanno scandito slogan contro il primo ministro Robert Fico. Durante la protesta, gli organizzatori hanno chiesto per la prima volta ufficialmente le sue dimissioni.</p>



<p>Le manifestazioni sotto il nome di “Slovensko je Európa” (La Slovacchia è Europa) sono iniziate dopo l’incontro di dicembre tra Fico e il <strong>presidente russo Vladimir Putin</strong> e a seguito delle dichiarazioni di <strong>Tibor Gašpar</strong>, vicepresidente del Parlamento e membro del partito di Fico (Smer-SD), che ha aperto alla possibilità di un futuro ritiro della Slovacchia dall’Unione Europea.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🇸🇰 <a href="https://twitter.com/hashtag/Slovakia?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Slovakia</a>: Tens of thousands of Slovakians took to the streets over the weekend to protest against PM Robert Fico’s increasing alignment with <a href="https://twitter.com/hashtag/Russia?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Russia</a>. As many as 60,000 reportedly took part in the capital city of Bratislava, which took place in the wake of Fico holding a rare… <a href="https://t.co/HJSKKxyBed">pic.twitter.com/HJSKKxyBed</a></p>&mdash; POPULAR FRONT (@PopularFront_) <a href="https://twitter.com/PopularFront_/status/1884154361304973439?ref_src=twsrc%5Etfw">January 28, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>&#8220;Smer non ha come obiettivo prioritario l’uscita dall’UE o dalla NATO. Tuttavia, entrambe le organizzazioni stanno cambiando nel tempo e dobbiamo tenere aperta la possibilità di considerare anche soluzioni radicali, se necessario&#8221;, ha affermato Gašpar in un’intervista alla televisione pubblica STVR. Queste dichiarazioni hanno scatenato forti reazioni politiche. Il partito <strong>Hlas-SD</strong>, partner di governo, ha respinto categoricamente qualsiasi discussione su un possibile addio all’UE o alla NATO.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tensioni sull&#8217;orientamento del Paese</h2>



<p>&#8220;Hlas sostiene una politica estera sovrana, con gli interessi della <strong>Slovacchia</strong> al primo posto, ma esclude qualsiasi ipotesi di uscita dall’Unione Europea o dalla NATO&#8221;, si legge in un comunicato del partito. Anche il presidente della Repubblica, <strong>Peter Pellegrini</strong>, ha ribadito l’impegno della Slovacchia nelle alleanze occidentali, citando il memorandum firmato nel settembre scorso dai tre principali rappresentanti istituzionali.</p>



<p>Nel frattempo, l&#8217;ufficio della presidenza ha annunciato che la prossima settimana si terrà un vertice politico con i leader dei partiti di governo e di opposizione per discutere l’orientamento geopolitico della Slovacchia. L’incontro sarà cruciale per capire se la <strong>Slovacchia manterrà la sua posizione consolidata all’interno dell’UE e della NATO</strong> o se le tensioni interne porteranno a un cambiamento nella politica estera del Paese.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Scintille con Zelensky per il gas</h2>



<p>Il presidente ucraino <strong>Volodymyr Zelenskyj</strong> ha criticato il primo ministro slovacco <strong>Robert Fico</strong>, accusandolo di <strong>preferire la Russia agli Stati Uniti</strong> e ad altri partner occidentali per l’approvvigionamento energetico. </p>



<p>Dal canto suo,<strong> Fico</strong> ha dichiarato che la Slovacchia <strong>intende continuare ad acquistare gas russo</strong> e ha chiesto all’Ucraina di garantirne il transito attraverso il suo territorio. Il premier slovacco ha inoltre minacciato di <strong>bloccare il sostegno finanziario dell&#8217;UE a Kiev</strong>, ribadendo la sua posizione critica nei confronti dell’Ucraina. Ha definito il presidente ucraino <strong>Volodymyr Zelenskyj</strong> un <strong>&#8220;nemico&#8221;</strong>, accusandolo di usare l’ipotesi di un transito del gas dall&#8217;Azerbaigian come un pretesto per evitare ritorsioni. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🇸🇰🇺🇦🚨‼️ “Zelensky runs around Europe, only begging and blackmailing, asking others for money. It&#39;s time to put an end to this”<br><br>— Fico, the Slovak Prime Minister <a href="https://t.co/ddrMB4MeTe">pic.twitter.com/ddrMB4MeTe</a></p>&mdash; Lord Bebo (@MyLordBebo) <a href="https://twitter.com/MyLordBebo/status/1878127890795057409?ref_src=twsrc%5Etfw">January 11, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Dal 1° gennaio, l’Ucraina ha <strong>interrotto il transito del gas russo</strong> attraverso i gasdotti sovietici, dopo aver rifiutato di rinnovare l’accordo con Gazprom, in vigore da decenni. La <strong>Slovacchia</strong>, fortemente dipendente dal gas russo a basso costo, ha cercato per mesi di convincere Kiev a prorogare l&#8217;intesa, avvertendo che il mancato rinnovo avrebbe provocato un aumento dei prezzi dell’energia sia a livello nazionale che nell’UE.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le accuse alle Ong</h2>



<p>Fico ha denunciato un presunto <strong>tentativo orchestrato di destabilizzazione del governo</strong>, accusando ONG vicine all’opposizione di pianificare una <strong>sorta di &#8220;Maidan slovacco&#8221; </strong>con il sostegno di forze straniere.</p>



<p>Durante una conferenza stampa di mercoledì, Fico ha citato un <strong>rapporto dei servizi segreti slovacchi (SIS)</strong>, che indicherebbe la presenza di esperti in Slovacchia coinvolti in proteste in Georgia e in Ucraina. Ha anche suggerito che il finanziamento provenga dagli Stati Uniti. &#8220;Potete ridere quanto volete, ma è la verità&#8221;, ha dichiarato il premier. </p>



<p>Le ONG che stanno organizzando le proteste hanno confermato l’esistenza di un&#8217;email strategica per le manifestazioni, redatta con l’aiuto di ChatGPT, che menziona tra le opzioni la non-violenta occupazione di edifici pubblici. <strong>Tibor Gašpar</strong>, ex capo della polizia e ora vicepresidente del Parlamento per il partito di Fico (Smer-SD), ha avvertito che la situazione potrebbe degenerare con un evento scatenante, simile a quanto avvenuto nel 2018, dopo l’omicidio del giornalista Ján Kuciak. Secondo Fico, uno scenario del genere potrebbe coinvolgere scontri tra manifestanti e forze di sicurezza, soprattutto in caso di occupazione di edifici governativi.</p>



<p>Non è un mistero che vi siano numerosi ONG filo-occidentali e direttamente sovvenzionate dal Dipartimento di Stato e dall&#8217;USAID (Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale) in Slovacchia. Nel 2022, il precedente governo filo-Ue, tramite l&#8217;allora ministro degli Affari Esteri ed Europei della Slovacchia, <strong>Ivan Korčok</strong>, e l&#8217;amministratrice dell&#8217;<strong>USAID</strong>, <strong>Samantha Power</strong>, <a href="https://slovakaid.sk/en/slovakia-signs-a-new-memorandum-on-cooperation-with-usaid/">firmarono firmato un Memorandum d&#8217;Intesa</a> per la cooperazione allo sviluppo tra Slovacchia e Stati Uniti. </p>



<p>La Slovacchia aveva già firmato un primo memorandum con gli USA nel <strong>2018</strong>, diventando il <strong>primo paese dell&#8217;Europa centrale e sudorientale</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo dell&#8217;occidente nelle proteste in Georgia</h2>



<p>In Georgia, il ruolo delle ONG è stato centrale nel corso delle proteste del 2024. Secondo recenti stime, quasi il 90% delle <strong>ONG in Georgia è finanziato dall&#8217;estero</strong>, senza ricevere alcun sostegno economico a livello nazionale, secondo quanto riportato da <em>The Nation</em>. Con le prospettive elettorali dell&#8217;United National Movement (UNM) in calo, la società civile e la rete di circa 10.000 ONG sono <strong>diventate i centri di opposizione de facto</strong>. A differenza del settore non profit negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Europa, che si basa su filantropia domestica e volontari, il sistema georgiano dipende quasi esclusivamente da fondi stranieri. </p>



<p>Dal 15 aprile 2024, <strong>decine di migliaia di manifestanti</strong>, per lo più giovani, hanno paralizzato la capitale della Georgia, <strong>Tbilisi</strong>, per protestare contro quello che definiscono un allontanamento del governo dall’Unione Europea. Oltre l&#8217;80% dei georgiani sostiene l’integrazione con l’UE, e il disegno di legge che ha scatenato le proteste è stato visto come un ostacolo a questo percorso.</p>



<p>La legge contestata impone alle ONG e ai gruppi della società civile che <strong>ricevono più del 20% dei finanziamenti dall&#8217;estero</strong> di registrarsi come &#8220;organizzazioni al servizio di una potenza straniera&#8221;. <span style="font-size: 1rem;">Nonostante le pressioni, il </span>14 maggio il parlamento georgiano ha approvato la legge<span style="font-size: 1rem;"> con </span>84 voti a favore e 30 contrari<span style="font-size: 1rem;">, portando a un’escalation delle proteste. L&#8217;allora presidente della Georgia, </span>Salome Zourabichvili<span style="font-size: 1rem;">, ha posto il </span>veto<span style="font-size: 1rem;"> alla legge, ma il partito di governo ha la maggioranza per superarlo.</span></p>



<p>Le manifestazioni sono cresciute, con richieste sempre più esplicite di <strong>dimissioni del governo</strong> e riferimenti alle rivoluzioni popolari in Ucraina e Georgia nei primi anni 2000. <strong>Politici stranieri</strong>, tra cui ministri degli Esteri baltici e il presidente della commissione esteri del parlamento tedesco, hanno partecipato alle proteste. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il passaggio di potere e la sospensione dei colloqui con l&#8217;Ue</h2>



<p>Alla fine del 2024,  <strong>Mikheil Kavelashvili</strong>, ex calciatore, ha prestato giuramento come nuovo capo di Stato, mentre migliaia di manifestanti hanno continuato a protestare per il 32° giorno consecutivo contro di lui e il governo di Georgian Dream. L’ex presidente <strong>Salomé Zourabichvili</strong>, il cui mandato è scaduto ieri, ha lasciato la residenza presidenziale ma non riconosce la legittimità del suo successore. Nel suo discorso inaugurale, Kavelashvili ha dichiarato di voler essere &#8220;il presidente di tutti, indipendentemente dalle opinioni su di me&#8221;, invitando il paese a unirsi attorno a valori comuni. Ha anche sottolineato l&#8217;importanza di tradizioni, identità nazionale, famiglia e fede.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="787" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250129162924679_fdc323009e1c844ecf28cb2ba94e1b30-1024x787.jpg" alt="" class="wp-image-454358" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250129162924679_fdc323009e1c844ecf28cb2ba94e1b30-1024x787.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250129162924679_fdc323009e1c844ecf28cb2ba94e1b30-600x461.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250129162924679_fdc323009e1c844ecf28cb2ba94e1b30-300x230.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250129162924679_fdc323009e1c844ecf28cb2ba94e1b30-768x590.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250129162924679_fdc323009e1c844ecf28cb2ba94e1b30-1536x1180.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/01/OVERCOME_20250129162924679_fdc323009e1c844ecf28cb2ba94e1b30.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>A riprova dell&#8217;attività straniera nel Paese, all&#8217;inizio del mese, la Georgia ha deciso di espellere <strong>25 cittadini stranieri arrestati</strong> durante le proteste scoppiate il 28 novembre 2024, dopo la sospensione dei negoziati per l&#8217;adesione all&#8217;Unione Europea.</p>



<p>In un contesto geopolitico sempre più complesse, le proteste in Georgia, Slovacchia e Serbia evidenziano non solo profonde divisioni interne, ma anche il ruolo sempre più rilevante delle <strong>ingerenze straniere</strong> e della cosiddetta &#8220;società civile&#8221; nel plasmare gli equilibri di potere, ponendo interrogativi sul futuro questi Paesi sospesi tra Oriente e Occidente. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dalla-serbia-alla-slovacchia-cosa-ce-dietro-le-proteste.html">Dalla Serbia alla Slovacchia, cosa c&#8217;è dietro le proteste</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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