<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Alberto Manenti Archives - InsideOver</title>
	<atom:link href="https://it.insideover.com/persone/alberto-manenti/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://it.insideover.com/persone/alberto-manenti</link>
	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sat, 26 Oct 2024 14:29:14 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cropped-logo-favicon-150x150.png</url>
	<title>Alberto Manenti Archives - InsideOver</title>
	<link>https://it.insideover.com/persone/alberto-manenti</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Il caso Regeni e il ruolo dei servizi segreti: la reticenza degli egiziani, i tentativi degli italiani</title>
		<link>https://it.insideover.com/spionaggio/il-caso-regeni-e-il-ruolo-dei-servizi-segreti-la-reticenza-degli-egiziani-i-tentativi-degli-italiani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Oct 2024 14:29:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=442150</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241025234807307_63348766c685e3cbae05c11c24d28323.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Regeni" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241025234807307_63348766c685e3cbae05c11c24d28323.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241025234807307_63348766c685e3cbae05c11c24d28323-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241025234807307_63348766c685e3cbae05c11c24d28323-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241025234807307_63348766c685e3cbae05c11c24d28323-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241025234807307_63348766c685e3cbae05c11c24d28323-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241025234807307_63348766c685e3cbae05c11c24d28323-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le più recenti testimonianze fanno luce sul ruolo dei servizi segreti, italiani ed egiziani, nello svolgimento delle indagini. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/il-caso-regeni-e-il-ruolo-dei-servizi-segreti-la-reticenza-degli-egiziani-i-tentativi-degli-italiani.html">Il caso Regeni e il ruolo dei servizi segreti: la reticenza degli egiziani, i tentativi degli italiani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241025234807307_63348766c685e3cbae05c11c24d28323.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Regeni" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241025234807307_63348766c685e3cbae05c11c24d28323.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241025234807307_63348766c685e3cbae05c11c24d28323-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241025234807307_63348766c685e3cbae05c11c24d28323-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241025234807307_63348766c685e3cbae05c11c24d28323-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241025234807307_63348766c685e3cbae05c11c24d28323-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241025234807307_63348766c685e3cbae05c11c24d28323-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le testimonianze&nbsp; fornite dai servizi di sicurezza italiani sul caso di Giulio Regeni sono state fondamentali per delineare il quadro delle difficoltà e degli ostacoli incontrati durante le indagini, ma anche per chiarire il loro coinvolgimento diretto o indiretto nella vicenda. I servizi italiani, in particolare l&#8217;AISE (Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna), <a href="https://www.google.com/amp/s/www.italiaoggi.it/amp/news/manenti-ex-aise-regeni-mai-nei-servizi-segreti-202410241547017732">hanno contribuito a diverse fasi dell&#8217;inchiesta</a>, sia attraverso contatti con le autorità egiziane sia mediante indagini interne.</p>



<p><a href="https://it.insideover.com/spionaggio/come-lintelligence-plasma-il-mondo-di-oggi-parla-salvatori-ex-aise.html"> Il capo dell&#8217;AISE all&#8217;epoca, </a><strong>Alberto Manenti</strong>, ha testimoniato di essere stato subito informato del ritrovamento del corpo di Giulio Regeni il 3 febbraio 2016. Manenti ha dichiarato che, non appena venne rinvenuto il corpo del ricercatore, il responsabile dell&#8217;intelligence italiana al Cairo fu messo al corrente dalle autorità egiziane, con le quali erano in corso contatti già dai giorni successivi alla scomparsa. Tuttavia, dalle testimonianze emerse durante i processi, risulta che <strong>le informazioni fornite dagli egiziani furono vaghe e reticenti.</strong></p>



<p>Un punto importante della testimonianza riguarda i primi colloqui tra l&#8217;intelligence italiana e quella egiziana. Secondo Manenti, fu contattato il responsabile del GIS (<em>General Intelligence Service</em>), il principale servizio segreto egiziano, che inizialmente non fornì dettagli chiari sulle cause della morte di Regeni. Quando gli venne chiesto un resoconto preliminare, il suo omologo egiziano parlò di &#8220;cause naturali&#8221;, ma senza traumi evidenti, nonostante <strong>il corpo mostrasse chiari segni di tortura</strong>. Questo sollevò immediatamente sospetti tra gli agenti italiani.</p>



<p>Un altro punto cruciale è stato il chiarimento fornito dall&#8217;AISE e dalle altre agenzie italiane riguardo alla posizione di Regeni. È stato confermato che <strong>Giulio Regeni non aveva alcun legame con i servizi segreti italiani, né operava come agente o collaboratore per missioni di intelligence</strong>. Questa dichiarazione fu data anche in risposta alle insinuazioni egiziane che suggerivano che Regeni potesse essere una spia. Le autorità italiane hanno sempre sottolineato che Regeni si trovava in Egitto esclusivamente per scopi di ricerca accademica.</p>



<p>&nbsp;I servizi italiani, nel corso degli anni successivi alla morte di Regeni, hanno continuato a fare pressioni attraverso canali diplomatici e di sicurezza per ottenere informazioni più precise dalle autorità egiziane. Le testimonianze del capo dell&#8217;AISE hanno messo in luce <strong>il clima di forte ostruzionismo da parte delle autorità egiziane</strong>, che non hanno mai fornito una collaborazione completa. Il cosiddetto &#8220;muro di gomma&#8221; eretto dal Cairo ha complicato enormemente il lavoro investigativo.</p>



<p>L&#8217;AISE ha testimoniato anche riguardo ai rapporti con altre agenzie di intelligence straniere, <strong>come l&#8217;MI6 britannico</strong>, con cui si cercò di avere una collaborazione più ampia sul caso Regeni. Questi tentativi hanno portato ad ulteriori verifiche, ma senza produrre risultati decisivi. Le agenzie di sicurezza occidentali hanno condiviso la preoccupazione per il coinvolgimento delle forze di sicurezza egiziane nel caso, ma gli sforzi diplomatici e di intelligence non hanno potuto superare il blocco imposto dall&#8217;Egitto.</p>



<p>Nel corso del processo a carico dei quattro ufficiali egiziani accusati di essere coinvolti nel rapimento e nella tortura di Giulio Regeni, i rappresentanti dei servizi di sicurezza italiani <strong>hanno confermato la difficoltà di condurre indagini approfondite in Egitto.</strong> L&#8217;assenza di una cooperazione formale e l&#8217;ambiguità delle risposte egiziane hanno impedito di acquisire prove decisive nei primi momenti delle indagini.</p>



<p>Le testimonianze fornite dai servizi di sicurezza italiani dimostrano l&#8217;importanza del loro ruolo nell&#8217;ottenere informazioni cruciali, ma anche le enormi difficoltà incontrate nel rapporto con le autorità egiziane. Il caso Regeni rimane un simbolo della complessità geopolitica e della necessità di giustizia internazionale, poiché, nonostante gli sforzi dei servizi di sicurezza e diplomatici italiani, <strong>le autorità egiziane hanno ripetutamente evitato una collaborazione trasparente.</strong> Questo ha lasciato aperti numerosi interrogativi su cosa sia effettivamente accaduto a Giulio Regeni e su chi siano i veri responsabili della sua morte.</p>



<p><strong>Giulio Regeni</strong>, ricercatore italiano dell&#8217;Università di Cambridge, stava conducendo uno studio sui sindacati indipendenti egiziani al momento della sua scomparsa, avvenuta il 25 gennaio 2016. Il suo corpo fu ritrovato nove giorni dopo, il 3 febbraio, in condizioni orribili, mostrando evidenti segni di tortura. L&#8217;episodio ha rapidamente attirato l&#8217;attenzione internazionale, sollevando forti sospetti sul coinvolgimento delle forze di sicurezza egiziane.</p>



<p>Dalle testimonianze emerge come le autorità egiziane abbiano eretto un &#8220;muro di gomma&#8221; per ostacolare la verità, rifiutando in pratica ogni cooperazione trasparente con l&#8217;Italia e la comunità internazionale. Questo comportamento ha sollevato preoccupazioni sul fatto che le autorità egiziane stessero coprendo i responsabili, i quali potrebbero essere collegati ai servizi segreti egiziani, come il GIS.</p>



<p>Nei mesi e anni successivi alla morte di Regeni, il governo italiano ha cercato in diverse occasioni di ottenere una verità completa e trasparente sul caso, ma le autorità del Cairo hanno ripetutamente fornito versioni contrastanti e poco credibili, spesso attribuendo la responsabilità a criminali comuni o insinuando che Regeni fosse una spia.</p>



<p><strong>Dal punto di vista politico, il caso Regeni ha messo in crisi le relazioni tra Italia ed Egitto.</strong> Nonostante gli sforzi del governo italiano di fare pressione attraverso canali diplomatici, ci sono stati pochi progressi significativi. L&#8217;Italia ha ritirato temporaneamente il proprio ambasciatore dal Cairo nel 2016 come segno di protesta, ma è stata criticata per aver poi ristabilito le relazioni diplomatiche senza che vi fossero concreti passi avanti nelle indagini.</p>



<p>Secondo diverse fonti, l&#8217;Italia si è trovata in una posizione delicata a causa dei suoi interessi economici in Egitto, soprattutto nel settore dell&#8217;energia.<strong> La compagnia italiana Eni, infatti, è uno degli attori principali nello sviluppo dei giacimenti di gas </strong>egiziani, e il timore di compromettere questi rapporti ha spinto Roma a evitare una rottura definitiva con il Cairo, nonostante l&#8217;indignazione pubblica per la morte di Regeni.</p>



<p>Un elemento centrale della testimonianza condivisa riguarda il ruolo controverso dei servizi segreti, sia italiani che egiziani. L&#8217;ufficiale italiano riferisce di contatti con il suo omologo del GIS, i quali sono stati caratterizzati da ambiguità e silenzi. Il fatto che Regeni non fosse un agente dei servizi segreti, come confermato dalle indagini italiane, ha ulteriormente sollevato interrogativi sul perché le autorità egiziane avessero deciso di fermarlo e, presumibilmente, torturarlo.</p>



<p>Questo modus operandi, che prevede il fermo non ufficiale e la tortura di sospetti, sembra riflettere <strong>pratiche comuni dei servizi segreti egiziani</strong>, utilizzate per reprimere il dissenso interno. Negli ultimi anni, il governo egiziano ha intensificato le misure repressive contro oppositori politici, attivisti e giornalisti, e Giulio Regeni potrebbe essere stato vittima di questo contesto repressivo, scambiato erroneamente per una minaccia alla sicurezza del regime.</p>



<p>Il caso Giulio Regeni continua a essere un tema controverso nelle relazioni diplomatiche tra Italia ed Egitto. Le difficoltà incontrate dagli investigatori italiani, combinate con l&#8217;atteggiamento ostile e ostruzionistico del governo egiziano, suggeriscono che ci sia ancora molto da scoprire su cosa accadde davvero a Regeni. Il quadro politico generale rende ancora più complesso ottenere una giustizia piena, poiché gli interessi economici e geopolitici spesso prevalgono sulle questioni legate ai diritti umani e alla verità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/il-caso-regeni-e-il-ruolo-dei-servizi-segreti-la-reticenza-degli-egiziani-i-tentativi-degli-italiani.html">Il caso Regeni e il ruolo dei servizi segreti: la reticenza degli egiziani, i tentativi degli italiani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La sfida della Cina: setacciare la rete con le spie reclutate a scuola</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/la-sfida-della-cina-setacciare-la-rete-con-le-spie-reclutate-a-scuola.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Zanella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 May 2024 14:08:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Cyber security]]></category>
		<category><![CDATA[cyberspionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Hacker]]></category>
		<category><![CDATA[spionaggio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=422339</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Alberto Manenti (Aise), Robert Gorelick (Cia) e Antonio Teti riflettono sulle sfide future dell'intelligence, tra svolta cyber e Cina.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-sfida-della-cina-setacciare-la-rete-con-le-spie-reclutate-a-scuola.html">La sfida della Cina: setacciare la rete con le spie reclutate a scuola</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/cina-hacker-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Qual è e quale sarà il ruolo della Cina del contesto geopolitico e in relazione all&#8217;Italia? Come si muovono le sue spie nel mondo? Indubbiamente il colosso asiatico sta assumendo un ruolo centrale nelle agende di molti paesi. Una serie di riforme interne &#8211; ultima quella del 2023 &#8211; ha infatti dato nuovo impulso alle attività di<a href="https://it.insideover.com/tecnologia/taci-il-tuo-telefono-ti-ascolta.html"> <strong>spionaggio e controspionaggio</strong></a>, anche in ambito cyber.</p>



<p>La Cina si muove nell’ecosistema digitale come un <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/il-grande-fratello-cinese-psyops-repressione-e-disinformazione.html">enorme organismo </a>capace di operare <strong>vaste operazioni di suck information</strong>, letteralmente &#8220;succhiamento di dati e informazioni&#8221;, che vengono poi filtrate e processate grazie ad una<strong> moltitudine di agenzie governative e private</strong>. Il paese di Xi Jinping è in grado di catalogare e targettizzare gli individui o gruppi di individui oggetto di indagine. Stiamo parlando di una nazione che è in grado di applicare su larga scala le cosiddette operazioni di <em>Virtual Human Intelligence</em> per le acquisizioni di informazioni sugli utenti della rete. Una nazione percepita sempre di più come &#8220;avversaria&#8221;, soprattutto per quanto riguarda l&#8217;ambito cyber.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La parola degli esperti</h2>



<p>Per approfondire queste tematiche abbiamo incontrato, in occasione della presentazione del libro “China Intelligence” presso il Centro Studi Americani di Roma, l’autore, Prof. <strong>Antonio Teti</strong>, responsabile del settore sistemi informativi, innovazione tecnologica e sicurezza informatica dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, il Dr. <strong>Alberto Manenti</strong> già direttore dell’<strong>AISE</strong> (Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna) dal 2014 al 2018 e il Prof. <a href="https://it.insideover.com/guerra/gorelick-la-russia-non-vuole-una-guerra-tra-iran-e-israele.html"><strong>Robert Gorelick</strong> </a>(ex <strong>CIA</strong>), capo centro della Central Intelligence Agency in Italia dal 2003 al 2008 e già capo divisione della CIA a Washington.</p>



<p>Il libro ha il gran merito di mettere in luce alcune delle capacità spionistiche della Cina e ci pone sicuramente un interrogativo. <strong>Siamo in grado, non solo in relazione alla Cina, di affrontare le sfide del futuro in ambito intelligence?</strong> Dalle operazioni di disinformazione ai reclutamenti in rete, sono tante le sfide che il nostro paese dovrà affrontare in uno <strong>scenario geopolitico complesso</strong>, tra nuove guerre, populismi e nuovi nazionalismi. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le nuove sfide</h2>



<p>Secondo Alberto Manenti, è sempre più chiaro che andiamo incontro ad un confronto tra nord e sud del mondo: sud del mondo guidato dalla <strong>BRICS </strong>(Brasile, Russia, India e Cina) che sta allargando la sua sfera di influenza e a cui appartengono i tre quarti della popolazione globale. E se nei primi anni 2000 i servizi di intelligence cinesi non erano temuti, oggi la loro evoluzione è un fattore di cui tenere conto.</p>



<p>Secondo Teti, la normativa cinese in ambito di intelligence spinge nella richiesta di acquisire informazioni ma anche verso il controllo della popolazione interna, dei dissidenti. Inoltre, in ambito interno è stata attuata l’audace idea di trasformare la società cinese in un<em> mass movement to catch spies</em>. Ovvero si incoraggiano i cittadini qualunque a comportarsi come se fossero delle spie. Ne è testimonianza il fatto che dal 1° agosto 2023, l’MSS (Ministero della Sicurezza di Stato) ha debuttato sulle piattaforme dei social media cinesi attivando canali di comunicazione diretti con la popolazione per segnalare attività di controspionaggio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un gap culturale</h2>



<p>Con i tre relatori abbiamo anche affrontato un tema particolarmente delicato. Nello scenario internazionale, la sensibilità, o meglio, la cultura cyber è piuttosto avanzata. A fronte di Paesi, come quelli africani, del tutto sprovvisti di apparati tecnologici in grado di competere con altri attori internazionali, ci sono nazioni che investono fiumi di denaro &#8211; da molti anni &#8211; nel settore: Israele, Stati Uniti, Corea del Nord, Iran. E ovviamente la Cina. Qui, come anche in altre realtà statali,<a href="https://it.insideover.com/tecnologia/cyber-intelligence-ecco-cosa-cercano-i-servizi-segreti.html"> le campagne di reclutamento dei servizi di intelligence</a>, in questo caso con particolare riferimento all&#8217;ambito cyber, cominciano presto, sin dai banchi di scuola. In Italia una prassi del genere non esiste. Come è possibile, allora, pensare di competere sul fronte informatico?</p>



<p>Secondo Gorelick, &#8220;l’Italia deve reclutare molto di più nelle università e nei gruppi dirigenti e non solo dai reparti di polizia e dai reparti delle forze armate. Inoltre, bisogna lavorare molto di più nelle Ambasciate, dove la spia ha un ruolo importate, di collegamento con i servizi di intelligence del paese ospitante. Per il futuro però abbiamo bisogno di una copertura che vada al di fuori dell’ambasciata. <strong>In Italia si sta lavorando con un sistema ancora arcaico</strong>&#8220;. </p>



<h2 class="wp-block-heading">C&#8217;è bisogno di &#8220;clandestini&#8221;</h2>



<p>Anche Manenti sembra d&#8217;accordo con questa visione: &#8220;Il problema è storico &#8211; ma aggiunge anche un tassello in più -per lavorare in un servizio servono delle <em>skills </em>particolari, questo non vuol dire che in un servizio l’1 o il 2% dei profili non possa venire da amministrazioni dello Stato, ma la maggior parte delle persone devono avere dei profili adatti a fare operazioni di <em>Humint, </em>operazioni sul campo, e che abbiano una idoneità alle <strong>operazioni in clandestinità</strong>, ovvero fuori dall&#8217;ufficialità del servizio. Immaginate quanto sia complicato oggi essere clandestini in un mondo fatto di videosorveglianza e controllo delle impronte digitali, nonché controllo cyber. Per questo i servizi molto spesso usano i <em>legal travelers</em>, ovvero persone che per la natura del loro mestiere sono costrette a viaggiare e, di conseguenza, hanno una copertura naturale professionale, ma non sono agenti dipendenti&#8221;.</p>



<p>Ed è proprio grazie ai <em>legal travelers</em> che, forse, sarà possibile non del tutto colmare, ma almeno ridurre la distanza rispetto allo spionaggio cinese. Resta tuttavia un dato di fatto: sul piano tecnologico l&#8217;Europa non è in grado di competere con il gigante asiatico. L&#8217;Italia meno che mai. Ma allora qual è lo stato della nostra intelligence sul fronte cyber? </p>



<h2 class="wp-block-heading">Sinergia tra uomo e macchina</h2>



<p>Per usare le parole del procuratore <a href="https://it.insideover.com/criminalita/dalla-lupara-alla-tastiera-la-svolta-cyber-della-ndrangheta.html"><strong>Nicola Gratteri</strong>,</a> la nostra rete informatica è un colabrodo, ma nonostante questo le eccellenze ci sono. E Manenti ce lo conferma: &#8220;L&#8217;intelligence ha un comparto cyber già da molti anni&#8221; e aggiunge: &#8220;chiaramente nei tempi moderni, negli ultimi decenni, è aumentata sempre di più la componente <em>Techint </em>(intelligence riguardante armi ed equipaggiamenti). C’è sempre stata una sorta di disputa tra la componente Techint e quella Humint. Molti agenti sono nati nella componente humint e hanno utilizzato la componente tecnica sempre di più, ma tenete conto che il profilo delle persone deve essere particolare, perché anche l’Ingegnere che lavora nella componente tecnica deve sapersi relazionare con la componente humint&#8221;. Insomma, non servono <em>nerd</em>, ma persone in grado di adattarsi ai contesti e di essere al passo con i tempi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi aggredisce l&#8217;Italia?</h2>



<p>Nel corso della nostra chiacchierata, abbiamo chiesto chi siano gli attori statali più aggressivi dal punto di vista cyber nei confronti del nostro Paese: &#8220;<a href="https://it.insideover.com/criminalita/hacker-russi-tra-mito-e-realta.html">la Russia si sta muovendo bene</a> &#8211; risponde il professor Teti &#8211; ma anche la Cina. La Cina può inoltre contare numericamente su gruppi APT (attori malevoli che operano nell’ombra della rete) molto strutturati, i tecnici informatici cinesi o meglio gli operatori che stanno all’interno delle APT cinesi sono molto bravi e vengono dai gangli dell’esercito, conducono attacchi anche <strong>ransomware</strong>, finalizzati più all’esfiltrazione dei dati. Ad esempio il gruppo APT 057 ha lanciato una campagna di reclutamento non solo di esperti informatici capaci di condurre attacchi informatici di un certo tipo ma addirittura si avvale anche di collaboratori che vengono retribuiti con criptovalute per condurre attacchi similari, quindi possiamo definirli dei <strong>cyber mercenari </strong>che lavorano per soldi e questo rende difficile stabilire la paternità di un attacco informatico, ma soprattutto se il gruppo APT è filorusso, filocinese o altro, oppure se un gruppo che semplicemente fa un attacco per soldi è stato ingaggiato da russi, dai cinesi, da Hamas o altro&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Intelligenza artificiale: arma a doppio taglio?</h2>



<p>In un contesto di digitalizzazione universale e in molti casi forzata, l&#8217;intelligenza artificiale gioca un ruolo importante. I principali sviluppatori di questa tecnologia si trovano negli Stati Uniti, ma nel suo piano quinquennale per lo sviluppo tecnologico, la Cina mira ad affrancarsi dai fornitori occidentali e a sviluppare un sistema di intelligenza artificiale originale. Un problema non da poco, secondo Teti: &#8220;il problema è che quando utilizzeremo una piattaforma realizzata in Cina, Messico o qualsiasi altro contesto non UE, queste piattaforme come saranno formate? Quali saranno i database sui quali verranno addestrate? Queste piattaforme potrebbero essere utilizzate per diffondere informazione o disinformazione e sollevo un altro elemento discusso in seno al comitato dell’IA in Italia: se io conduco un attacco informatico verso una piattaforma di IA e creo le cosiddette “allucinazioni” attraverso informazioni distorte, la piattaforma comincerà a fornire informazioni distorte ad ampio spettro alimentando disinformazione&#8221;.</p>



<p>Uno scenario futuro piuttosto verosimile, che impone serie riflessioni e <strong>interventi a livello statale non più prorogabili</strong>. Di certo le sfide prossime venture, soprattutto nel campo dell&#8217;intelligence sotto i suoi molteplici aspetti, vedranno un largo utilizzo delle nuove tecnologie, ma &#8211; come giustamente sostenuto da Alberto Manenti &#8211; la chiave del successo è la sinergia, il dialogo tra diverse competenze. Dunque ben venga il progresso digitale, ma non perdiamo di vista il fattore umano, che è e sarà sempre determinante. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-sfida-della-cina-setacciare-la-rete-con-le-spie-reclutate-a-scuola.html">La sfida della Cina: setacciare la rete con le spie reclutate a scuola</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 55/146 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: it.insideover.com @ 2026-06-06 04:36:53 by W3 Total Cache
-->