Il dialogo con l’Iran e il nodo Houthi: perché il Pakistan si lancia in una nuova mediazione in Medio Oriente
Il Pakistan è stretto tra l’alleanza militare con l’Arabia Saudita e la necessità di mantenere aperto il dialogo con l’Iran.
Il Pakistan è stretto tra l’alleanza militare con l’Arabia Saudita e la necessità di mantenere aperto il dialogo con l’Iran.
Ad oggi, dunque, nonostante che la guerra sia sostanzialmente ferma l'equilibrio è ben lungi dall'essere raggiunto.
Tutto ciò va preso col beneficio dell'inventario, dal momento che è usuale per certi ambiti guerrafondai, ai quali il WSJ è consegnato, distorcere la realtà secondo i propri desiderata.
Per poter avviare il dialogo Teheran ha chiesto che gli Stati Uniti adempiano ad alcune condizioni: la fine dell'embargo e della stretta militare sui porti iraniani, oltre alla cessazione delle ostilità su tutti i fronti mediorientali.
[La trattativa] è andata talmente bene che alla fine Witkoff si è incontrato di persona con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi: un faccia a faccia senza contenuti specifici, perché tutto si era deciso prima, ma altamente simbolico.
Lo scambio di messaggi si è svolto tramite la mediazione di Qatar e Pakistan, come ha comunicato il ministero degli Esteri del Qatar, che ha affermato che i mediatori stanno lavorando "senza sosta" per riavviare i colloqui tra Iran e Stati Uniti.
Un summit di rilevanza tettonica se si considera non solo la storia di rivalità tra il blocco sunnita e l'Iran e l'oggetto del summit: la gestione dello Stretto di Hormuz da parte di Iran e Oman, che la presenza degli inviati degli altri Paesi arabi in qualche modo ratifica.
La Turchia si rafforza, Israele si innervosisce. Altra carne al fuoco nel malmostoso Medio Oriente.
Il cuore della diplomazia per porre fine al conflitto Usa-Iran resta a Islamabad, con sponde attive nella regione (Oman e Qatar) a supporto.
Tutto, quindi, è iniziato dalle accuse di Riad contro le milizie iraniane, confermate dagli Usa. E, però, resta che l'Iraq non solo non ha confermato tali accuse, ma ieri ha rincarato la dose affermando che "non ci sono prove che gli attacchi [contro Riad] siano stati lanciati dal territorio iracheno"