Vescovo di Maiduguri ad ACS: in Nigeria «non abbiamo mai sperimentato quello che stiamo vivendo ora. La gente soffre, ha fame!»

Lo stesso anno in cui il vescovo Oliver Doeme si insediò a Maiduguri, diocesi nel nord-est della Nigeria, una piccola setta musulmana si trasformò in quello che sarebbe diventato un pericoloso gruppo terroristico. Se negli anni Boko Haram ha costretto la diocesi a chiudere 25 parrocchie, recentemente le cose sono migliorate perché dal 2020 migliaia di terroristi si sono arresi. Solo tre delle 25 parrocchie rimangono chiuse e molti degli sfollati sono tornati alle proprie case. Ora è il resto della Nigeria che preoccupa monsignor Doeme. «In larga misura, possiamo dire che la parte nord-est è più pacifica rispetto ad altre parti del Paese, dove abbiamo pastori Fulani che attaccano le comunità cristiane e banditi che aggrediscono intere comunità e portano via persone. La Chiesa non è risparmiata. In diverse parti del nord, sacerdoti sono stati uccisi. Pertanto la crisi potrebbe diminuire nel nord-est, ma non in altre parti del nord e del sud», spiega in un colloquio con ACS. «Non abbiamo mai sperimentato quello che stiamo vivendo ora. La gente soffre, ha fame. Il governo ha perso il controllo della situazione, le cose sono un disastro, ma noi siamo un popolo di speranza e sappiamo che Dio ci aiuterà. Buhari è il presidente al momento, ma domani non ci sarà. Ci aspettiamo un nuovo presidente che porti le persone nel suo cuore e le possa unire», prosegue mons. Doeme.

Mentre la vita a Maiduguri torna alla normalità, la diocesi si prende cura dei traumi e delle ferite che i terroristi hanno inflitto alla popolazione. L’istruzione è l’arma principale in questa nuova lotta. «Questa è una priorità per la nostra diocesi, soprattutto per i profughi che sono tornati. Ci siamo assicurati che i bambini ricevano un’istruzione, dalla scuola primaria e, se possibile, fino all’università. Questa è la chiave per sconfiggere Boko Haram». I sacerdoti svolgono un ruolo molto importante nell’aiutare le popolazioni locali, e per questo la diocesi si preoccupa anche del benessere psicologico del suo clero. «Uno dei programmi che è stato avviato è il counselling post-traumatico per i sacerdoti. Hanno partecipato anche le nostre suore e ne sono tornate rafforzate», spiega monsignor Doeme.

La diocesi è profondamente impegnata nella promozione del perdono, soprattutto ora che molti membri di Boko Haram vengono reintegrati nella società. «Le persone nutrono rancore contro i membri di Boko Haram che hanno ucciso i loro cari, ma ora hanno la capacità di perdonare. Vedendo Gesù appeso alla croce, che ha perdonato i suoi carnefici, acquistano anche il coraggio di perdonare».

ACS è un partner chiave per i progetti che la diocesi sta realizzando per restituire dignità alla sua gente e consolidare la pace nella regione. Molte delle famiglie hanno bisogno di sostegno per ricostruire le loro vite, dal momento che il governo federale, secondo il vescovo, non ha adempiuto ai suoi obblighi. Questi progetti spaziano dall’aiuto materiale e psicologico per quanti sono rientrati nelle loro case alle borse di studio per bambini, dagli aiuti economici per vedove e orfani a quelli per sacerdoti e suore. «Siamo molto grati ad ACS per questo aiuto», conclude il vescovo Doeme.

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