ACS approva due progetti per soccorrere le comunità cristiane della Nigeria e del Mozambico

La fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) ha approvato due progetti importanti per soccorrere le comunità cristiane della Nigeria e del Mozambico. Gruppi jihadisti locali e transnazionali perseguitano sistematicamente in numerose aree dell’Africa sia i cristiani sia i musulmani che non accettano la loro ideologia estremista. Il conseguente movimento di popolazioni in fuga, sia come sfollati interni sia come rifugiati nei Paesi vicini, rappresenta dunque un problema umanitario grave e irrisolto.

Nel 2020 in Mozambico, e precisamente nella provincia di Cabo Delgado, gli episodi di violenza di movimenti terroristici islamisti hanno registrato una crescita rilevante, e due terzi di essi sono stati condotti contro i civili. Attualmente si stimano più di 730.000 sfollati interni nelle province di Cabo Delgado, Niassa, Nampula, Zambezia e Sofala. I responsabili degli attacchi, in molti casi, sono mercenari o combattenti locali che perseguono interessi altrettanto locali. Tali soggetti sono tuttavia incitati da predicatori estremisti e armati da gruppi terroristici transnazionali, i quali prendono di mira le autorità statali, i militari, le forze di polizia e i civili, sia cristiani sia musulmani.

A fronte di tale emergenza Aiuto alla Chiesa che Soffre, che nel corso del 2020 ha finanziato nel mondo più di 25 iniziative per i rifugiati, innanzitutto cristiani, per un totale di oltre 1,7 milioni di euro, ha approvato due progetti per soccorrere i cattolici che, in Nigeria e Mozambico, fuggono dalla violenza dei terroristi islamici. La parrocchia di San Paolo a Pulka, in Nigeria, è sulla via di fuga dei cristiani che lasciano la città di Maiduguri in cerca di un luogo sicuro. Gli attacchi dei terroristi islamici sono molto frequenti e i sacerdoti della  parrocchia hanno urgente bisogno di acqua potabile per i rifugiati. ACS si rivolge ai benefattori e alla comunità cattolica italiana per raccogliere i fondi necessari a costruire un pozzo attrezzato con una pompa alimentata da pannelli solari.

Il secondo progetto è destinato alla diocesi di Quelimane, in Mozambico, nella quale trovano rifugio centinaia di cristiani in fuga provenienti prevalentemente dalla provincia di Cabo Delgado. Tutte le realtà ecclesiali di Quelimane sono impegnate a soccorrere i rifugiati, in particolare donne e bambini. I fondi raccolti consentiranno agli operatori della diocesi di distribuire cibo, prodotti per l’igiene, sementi e piccoli attrezzi per la coltivazione dei campi a 500 famiglie di sfollati.

«La violenza, oltre alle vittime, genera distruzione delle infrastrutture, perdita di bestiame e allontanamento forzato degli agricoltori dalle loro fattorie con conseguente impossibilità di provvedere al raccolto. A ciò si aggiunga l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari derivante dalla pandemia da COVID-19. L’effetto di queste diverse cause si chiama carestia», commenta Alessandro Monteduro, direttore di ACS Italia. «Vi è un ulteriore grave rischio: i giovani frustrati dalla povertà opprimente ed esposti alla predicazione estremista potrebbero essere tentati di unirsi ai ranghi dei jihadisti. La combinazione di questi fattori probabilmente costringerà la comunità internazionale a reagire, non tanto per motivi nobili ma per arginare la crescente pressione migratoria proveniente dalle coste africane», conclude Monteduro. 

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