Declino americano? | La difficile transizione | Trump si riprende tutto

Cari lettori di InsideOver, sono Francesca Salvatore e questa settimana accolgo il testimone di InsideUsa, newsletter nella quale mi alternerò a Roberto Vivaldelli, che avete già avuto il piacere di leggere.

Manca meno di un mese all’insediamento di Donald Trump e la situazione in quel di Washington è sia grave che seria. Non solo perché il passaggio di consegne fra Joe Biden e The Donald sarà traumatico di per sé, ma perché sarà storico, epocale, e segnerà una nuova era nella politica domestica ed estera degli Stati Uniti d’America.

Non sembra arrestarsi la deriva violenta di un Paese profondamente in crisi, di cui il caso Mangione-con tutti i suoi corollari-è espressione paradigmatica. Nell’ultima settimana, inoltre, alle ondate di violenza secondaria scatenata dal caso si è aggiunto il triste episodio della sconosciuta data alle fiamme nella metropolitana di New York: un episodio gravissimo che ha riacceso il dibattito sui nervi scoperti della società americana.

Sicurezza, immigrazione, tutele sociali. Sono le richieste che giungono dal basso e che alle urne sono venute fuori in tutta la loro virulenza. Intanto, non s’è arrestato nemmeno un attimo quest’anno l’intenso dibattito circa il declino percepito degli Stati Uniti come potenza globale. Da un lato, problemi interni come le crescenti disuguaglianze economiche, il deterioramento delle infrastrutture, il sistema politico polarizzato e le sfide nella gestione di crisi sanitarie e climatiche hanno messo in luce fragilità strutturali e un mancato rinnovamento della classe politica al comando.

Il 2024, infatti, ha dimostrato in tutta la sua gravità come i due principali partiti politici non siano stati in grado negli ultimi quattro anni di coltivare delle alternative valide ad anziani incumbent. Dall’altro, la competizione globale con potenze come la Cina ha ridimensionato la supremazia economica e tecnologica americana che ora Elon Musk, fedele scudiero di Trump, mira a ristrutturare. Fu vero declino? Nonostante queste difficoltà, gli Stati Uniti continuano a esercitare un’influenza significativa grazie alla loro capacità di innovazione, alla cultura popolare e al loro potere militare. Ergo, Washington potrebbe essere al centro di un processo di storica trasformazione più che al cospetto di una caduta definitiva.

Dopo un anno con segnali alterni, un recente sondaggio CBS News/YouGov mostra gli americani (il 57%) molto più fiduciosi che scoraggiati verso il 2025, e più apertamente fiduciosi di quanto non lo fossero verso il 2024. Il cambio della guardia in quel di Pennsylvania Avenue è tra i fattori che li rendono fiduciosi per il 2025 più delle prospettive per le loro relazioni personali e le loro finanze. Per chi sostiene che le cose vanno male, la storia che si conclude nel 2024 è più o meno la stessa di un anno fa: l’inflazione e i prezzi stanno guidando questo sentimento. Per le sfide interne, oltre a sicurezza e inflazione, l’omicidio del CEO di UnitedHealthcare Brian Thompson probabilmente stimolerà il dibattito sull’accesso all’assistenza sanitaria e sui costi per tutto il 2025. Verso l’esterno saranno le politiche commerciali di Trump e la gestione dei due conflitti all’estero a occupare i Dipartimenti chiave che si occupano di Esteri e Difesa: se sul versante commercio i toni si fanno sempre più accesi (le mire sulla Groenlandia, la boutade sul canale di Panama), sui rapporti con Mosca Trump sembra voler tagliare corto. Si dichiara disposto a parlare, e il Cremlino gli risponde specularmente. Morti e dollari non sono più tollerabili per il presidente tycoon, che mira a intestarsi una sorta di Pax Americana al contrario: svincolarsi dalle paludi belliche all’estero, tagliare corto con l’Asse del Male di bushiana memoria e ripiegare sugli Affari Interni e la lotta alla Cina. E prendersi il merito di tutto, ovviamente.

Fun fact: l’ultima volta che la maggioranza degli americani ha dichiarato di essere estremamente orgogliosa di essere americana è stato nel 2017. Da allora, l’orgoglio è sceso costantemente a un minimo del 38% nel 2022 ed è stato del 41% quest’anno. La maggioranza dei repubblicani (59%) si sente ancora estremamente orgogliosa, rispetto a poco più di un terzo dei democratici (34%) e degli indipendenti (36%). Con l’orgoglio del GOP che probabilmente aumenterà con Trump in carica, la cifra nazionale potrebbe tornare sopra il 50%.

Cari lettori, quando torneremo a sentirci, saremo già nel nuovo anno.
InsideUsa vi da appuntamento al 2025 e vi augura Felice anno nuovo!

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Autore:

Francesca Salvatore

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