L’industria russa dell’auto in crisi profonda. Colpa di Pechino.
AvtoVAZ è ormai sull’orlo del baratro. L’azienda ha deciso che da settembre taglierà gli stipendi del 20% e farà lavorare le catene di montaggio solo quattro giorni per settimana. Ed è già stato annunciato che anche GAZ e KAMAZ faranno altrettanto. Queste sigle non vi dicono niente? Legittima ma è un peccato, perché questi acronimi hanno in qualche modo fatto la storia del Novecento russo-sovietico. E non solo.
Partiamo da AvtoVAZ (dove VAZ sta per Fabbrica automobilistica del Volga), più nota come Lada dalla serie dei suoi modelli più fortunati. È l’azienda che nel 1966 siglò la partnership con la Fiat, che a Togliatti costruì il grande stabilimento, e cominciò a produrre, appunto come Lada, la versione sovietica della Fiat 124. GAZ, invece, sta per Fabbrica di automobili di Gorkij (città che in realtà dal 1990 è stata ribattezzata Nizhny Novgorod) e ha una storia anche più antica e più sovietica: il primo modello, la GAZ-A, fu prodotto nel 1932 sullo stampo della Ford Model A. Una delle sue vettura più (tristemente) famose fu la Ciaika (gabbiano), di cui si ricorda soprattutto l’ammonimento che circolava i tempi delle purghe: se vedi arrivare la Ciaika nera.. Perché quello era il modello in uso ai funzionari del partito e soprattutto agli sgherri della polizia segreta, che spesso portavano via i presunti “nemici del popolo”. KAMAZ, a sua volta, vuol dire Fabbrica di automobili di Kamsk (la fantasia non si sprecava, ai vecchi tempi…) ed è sempre stata specializzata nella produzione di automezzi pesanti, soprattutto camion, che hanno spesso partecipato con grande successo ai rally tipo Parigi-Dakar.
Tutte queste storie, che in realtà offrono tante altre pagine curiose o interessanti, a quanto pare stanno per scomparire. E la ragione è semplice: i russi non vogliono più comprare automezzi di produzione nazionale. E questo perché la Russia, anche a causa delle sanzioni occidentali, è stata inondata di auto cinesi, meno costose e in definitiva migliori. Il mercato russo, da solo, costituisce il 30% delle esportazioni dell’automotive cinese. Tra il 2022 e il 2024 (le sanzioni, appunto) le esportazioni di auto cinesi in Russia sono cresciute di 7 volte, tanto che ora i marchi cinesi detengono il 63% del mercato automobilistico russo, contro il 10% che avevano prima del 2022. Nel solo 2024 i russi hanno acquistato 1 milione di auto Made in China.
Il Cremlino ha cercato di reagire all’invasione e ha imposto una serie di dazi all’importazione per rendere più costose le auto estere e cercare di salvare la produzione nazionale. Ma per AvtoVAZ, GAZ e Kamaz sembra essere troppo tardi. È la legge del mercato, per di più influenzato dalla politica. Peccato. Difficile che un’auto cinese abbia tante storie da raccontare come una Lada o una Ciaika.