? Weekly Digest #18 – Il mondo secondo i Brics
Care lettrici, cari lettori,
Mentre in Russia andava in scena la presunta resa dei conti sul caso Prigozhin il mondo vedeva andare in scena il più decisivo summit della storia dei Brics. A Johannesburg, in Sudafrica, nonostante gli intoppi legati alla defezione di Vladimir Putin, la cui presenza da ricercato della Corte penale internazionale avrebbe messo in imbarazzo il governo di Pretoria, il summit che riunisce Brasile, Russia, Cina, India e il Paese ospitante è tornato in presenza dopo quattro anni. E non ha lasciato, anzi ha raddoppiato.
Da cinque a undici: i membri dei Brics nel 2024 raddoppieranno vedendo l’ingresso di Arabia Saudita, Argentina, Egitto, Emirati Arabi, Etiopia e Iran. Avremo così una comunità, esterna all’Occidente, di Paesi produttori e consumatori di risorse naturali tra le più disparate, dal petrolio al litio, di Stati concentrati su aree geografiche calde, di attori politici desiderosi di dire la loro nella governance dell’economia globale. Non un nuovo movimento dei “Non Allineati” ma piuttosto un forum di confronto economico per creare linee di sviluppo nei mercati di riferimento in senso complementare e alternativo all’Occidente.
Non un’alleanza politica, men che meno un patto militare, nessun retroterra ideologico reale: solo pragmatismo. Così possono convivere Stati rivali come Cina e India, ex nemici naturali come sauditi e iraniani, Paesi in tensione permanente come Egitto e Etiopia, oltre ai due giganti latinoamericani. Il mondo secondo i Brics accetta le logiche della globalizzazione commerciale, anzi prova paradossalmente a promuoverla con nuove direttrici, un nuovo sistema valutario e nuovi patti in una fase in cui è l’Occidente, tra reshoring e cambi di paradigmi, a provare a evolvere un nuovo modello. Parliamo di un mondo a geometria variabile, dove il forum dei Brics prova a far prevalere, su determinate dinamiche, i punti di contatto rispetto a quelli di frizione. La ricerca di spazi di dialogo a tutto campo tra potenze è quella spinta che può davvero contribuire a costituire un mondo, in fin dei conti, meno competitivo e anarchico. Il minimo indispensabile per fissare, in prospettiva, delle linee rosse a una competizione globale sempre più preoccupante