Wagah-Attari, tra India e Pakistan la guerra finta di due potenze atomiche vere

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Al confine tra India e Pakistan, tutti i giorni dal 1959, una strana pantomima nazionalista, cerimonia militare svolta con pompose uniformi e flessuosi passi, attira fanatici e spettatori esteri a Wagah-Attari. Dove migliaia di persone assistono alla provocazione teatrale di due vere potenze nucleari in perenne contrasto nelle ore del tramonto.

In Occidente ce ne dimentichiamo spesso, ma India e Pakistan sono potenze che vantano economie in rapida ascesa, ed entrambe dotate di arsenali nucleari sono divise da interessi inconciliabili che trovano un attrito sostanziale – e latente – nella regione di confine del Kashmir, dove converge la conflittualità tra queste due potenze più una, egualmente in ascesa ed egualmente potente sul piano economico e della capacità nucleare: la Repubblica Popolare Cinese.

È curioso perciò sapere che ogni giorno, proprio ai margini dell’unica strada che li ha collegati per lunghissimo tempo, si assiste a un “quasi scontro” tra le rappresentanze militari dei due sterminati Paesi dell’Asia Meridionale che “recitano” un copione dai toni minacciosi. Il quale si conclude, fortunatamente, ogni giorno, con il ritiro delle bandiere nazionali che vengono issate per celebrare agli occhi del “vicino avversario” i colori delle potenza permeate da quello che un inviato del New York Times definì nel 2020 come”una le più potenti forze che esistano oggi nel mondo: il nazionalismo“.

La genesi di una strana cerimonia

Stabilita dal generale di brigata Mohinder Singh Chopra e dal generale di brigata Nazir Ahmed l’11 ottobre 1947, la cerimonia del confine di Wagah-Attari ha luogo intorno a una sottile linea di gesso che segna la Grand Trunk Road – unico collegamento stradale tra i due paesi prima dell’apertura dell’Aman Setup in Kashmir nel 1999 – e i rispettivi posti di controllo sorvegliati dalle sentinelle.

In principio lo spazio circostante era assai diverso ma con il tempo le tende che erano state piantate su entrambi i lati e le garitte dipinte con i colori nazionali di India e Pakistan, separate da un cancello che regolava il traffico di rifugiati che attraversavano il confine al cospetto di due pennoni fissati su entrambi i lati, dove venne fissata una targa di ottone “commemorativa”, si aggiunsero presto spalti e spazi che ora ospitano regolarmente i sostenitori di quel nazionalismo che acclama la bandiera, il passo marziale dei soldati in uniforme da parata e il loro minaccioso modo di incrociare gli sguardi mentre si “allisciano” barba e baffi quasi fossero prossimi a lanciarsi in un contrasto fisico, e non solo idealistico.

Quando il cancello viene aperto, ogni sera, prima del tramonto, le rispettive rappresentanze militari – appartenenti al Border Security Force per l’India e al corpo dei Pakistan Rangers per il Pakistan – si avvicinando quindi al passo verso la linea di frontiera. Fin quando due soldati pakistani e due indiani, con il capo coperto da un particolare copricapo, fingono d’essere sul punto di affrontarsi giunti sulla linea di confine, per poi tornare sui loro passi.

Dimostrazioni simili vengono inscenate anche al confine tra Mahavir e Sadqi, vicino a Fazilka, e al confine tra Hussainiwala e Ganda Singh Wala, vicino a Firozpur. Sebbene quella di Wagah-Attari resti ancora oggi la più nota nel mondo: una cerimonia per “gioco” tramandata per tradizione da due potenze nucleari che nel recente passato hanno rischiato di fare sul serio.