Il Canada si è intestato il ruolo di guida delle medie potenze globali intente a superare le fratture imposte all’ordine globale dal confronto muscolare Usa-Cina e dal solipsismo americano ma l’agenda del primo ministro Mark Carney è sfidata sul fronte interno da uno spettro finora sopito nel sistema-Paese di Ottawa: i secessionismi o, comunque, le spinte separatiste attive nel gigante nordamericano.
Alberta, gli Usa spingono sul secessionismo
Il 2026 si è aperto con la notizia che l’amministrazione americana di Donald Trump manterrebbe forti e continui contatti con i separatisti dell’Alberta, regione del Sud-Ovest del Canada estremamente ricca di idrocarburi e importante per il ruolo di “superpotenza energetica” che Carney ha rivendicato per il Canada al recente Forum di Davos.
Come nota il Financial Times, “i leader dell’Alberta Prosperity Project, un gruppo di separatisti di estrema destra che vogliono che la provincia occidentale diventi indipendente , hanno incontrato i funzionari del Dipartimento di Stato americano a Washington tre volte da aprile dell’anno scorso”, nelle settimane in cui il tramontante Justin Trudeau lasciava spazio a Carney alla guida del Paese e di conseguenza il Partito Liberale compiva un balzo elettorale tale da rimontare ogni sondaggio negativo e conquistare la vittoria al voto anticipato del 21 aprile.
Carney, presentatosi come l’anti-Trump, ha promosso libero scambio e apertura al mondo contro dazi e chiusure. Inoltre, ha spinto per diversificare oltre gli Usa l’export degli idrocarburi di cui l’Alberta è un fondamentale fornitore. Da qui, probabilmente, la manovra sotterranea degli Usa, usando lo spettro del secessionismo contro l’alleato sempre più scomodo. E Elections Alberta, una piattaforma di cittadini dello Stato che ha Calgary come centro principale, sta raccogliendo le firme per un referendum sull’indipendenza da svolgersi possibilmente già nel 2026.
La mina del Quebec
Se l’Alberta vede la presenza di movimenti politici separatisti, o addirittura favorevoli all’unione agli Usa come 51esimo Stato, per ragioni fiscali e di secessionismo economico, diverso è il caso del Quebec, che il 5 ottobre voterà per le elezioni statali in cui si confronteranno i conservatori al potere (Avenir Québec), il Partito Liberale del Quebec e il risorto Parti Québécois, fautore del secessionismo del territorio francofono posto sull’Oceano Atlantico.
“Il PQ, attualmente in testa nei sondaggi d’opinione , è apertamente impegnato a indire un terzo referendum sull’indipendenza” dopo quelli persi nel 1980 e 1995, nota The Conversation, che aggiunge come “questa competizione segue le controverse nuove leggi del governo in carica che impongono l’uso della lingua francese e ampliano la laicità dello Stato“. Il Quebec, che ha in Monteral il suo centro più importante, è meno ricco e sviluppato dell’Alberta ma punta fortemente sull’identitarismo.
Le due mine all’integrità territoriale canadese sono una grana per l’agenda globale di Carney, e non è da escludere che in caso di voti nelle due regioni la longa manus degli Usa trumpiani possa cercare di agire per creare un fronte interno a un Paese che sta provando a plasmare il “suo” Occidente. Nell’era della competizione a geometria variabile e della geopolitica odierna in cui alleati e rivali sono concetti relativi, nulla è escluso. E Carney dovrà convincere i due Stati interni che l’obiettivo di fare di Ottawa il faro di una nuova globalizzazione renderà prosperi e influenti tutti i canadesi.

