Le elezioni generali britanniche segnano i destini diversi di un movimento nazionalista che esulta, quello dell’Irlanda del Nord, e di uno che invece subisce uno scacco politico durissimo, quello scozzese. Il Sinn Fein nelle sei contee dell’Irlanda britannica diventa, per la prima volta nella storia, il partito con la maggior rappresentanza parlamentare a Westminster nel voto che ha incoronato Keir Starmer come primo ministro e segnato la vittoria del Partito Laburista. Oltre il Vallo di Adriano, invece, lo Scottish National Party perde l’80% della sua rappresentanza a Londra, scendendo da 48 a 10 seggi. E, ironia della sorte, è solo l’avanzata in Scozia a permettere che il trionfo del Partito Laburista in termini di seggi corrisponda a una crescita di voti reali rispetto al 2019, anno di una dura disfatta elettorale contro il Partito Conservatore.
In Irlanda del Nord il Sinn Fein, partito cattolico, di sinistra, nazionalista irlandese e avente nello statuto la riunificazione dell’Isola celtica come obiettivo, guadagna il 4,2% dei voti, tocca il 27% con 210mila suffragi e sbanca in 7 collegi, sorpassando i rivali protestanti, unionisti e di destra liberale del Democratic Unionist Party, con cui governa in coalizione a Stormont nell’esecutivo figlio degli Accordi del Venerdì Santo. Il Dup perde l’8,5% in cinque anni, incassa il 22,1% dei voti e scende da 8 a 5 seggi.
A esser premiato è il partito della First Minister Michelle O’Neill, che è entrata in carica a febbraio. La leader di 47 anni, originaria di Belfast, proviene da una famiglia di militanti dell’Irish Republican Army (IRA), l’organizzazione separatista che ha combattuto una dura guerra asimmetrica contro le forze britanniche nel secondo dopoguerra.
Lo slogan repubblicano “tiocfaidh ár lá” – “il nostro giorno arriverà” – associato all’immagine di Bobby Sands, il militante dell’IRA morto dopo uno sciopero della fame contro la repressione del governo di Margaret Thatcher nel 1981, risuona nuovamente. Durante un incontro a Londra con la leader del Sinn Fein dell’Irlanda indipendente, Mary Lou McDonald, Michelle O’Neill ha fissato un obiettivo ambizioso: l’unificazione dell’Isola Celtica entro dieci anni. E questo ha ravvivato le speranze di un elettorato al tempo stesso fortemente connotato in termini progressisti.
Per un indipendentismo nel pieno dell’entusiasmo, ce n’è uno in disarmo: quello dello Scottish National Party che ha subito gli scandali corruttivi che hanno colpito la formazione, a partire dalla leader storica Nicola Sturgeon, l’esaurimento della spinta della rivolta contro i Conservatori, ritenuti con la Brexit traditori del patto siglato tra Londra e Edimburgo dopo la vittoria degli antindipendentisti al referendum del 2014, l’ascesa di un Partito Laburista ristrutturato in Scozia e salito da 1 a 35 seggi. Il Labour, ricorda il Guardian, “ha avuto la meglio a Glasgow, aggiudicandosi tutti e sei i seggi, tutti detenuti dallo SNP, e conquistando quattro seggi su cinque a Edimburgo, a parte Edimburgo Ovest, dove Christine Jardine dei Lib Dem è tornata con una schiacciante maggioranza di circa 16.000 voti”.
L’ex First Minister scozzese Humza Yousaf, dimessosi a maggio dopo l’arresto del maggiorente Snp Peter Murrell, aveva provato a scaricare le colpe dell’inazione politica del suo esecutivo al condizionamento dell’agenda da parte dei Verdi, che hanno lavorato per fermare opere infrastrutturali e energetiche, spingendo su un indipendentismo tanto più di bandiera quanto più emergeva la volontà di Londra di non concedere un secondo referendum. A Edimburgo è successo quel che a Londra è accaduto coi Tory: gli scozzesi non hanno votato pro-Labour, ma contro la formazione egemone della politica locale. Dando una durissima mazzata all’indipendentismo egemonizzato da un partito e non, come in Irlanda, da una corrente sociale di cui il Sinn Fein è portavoce ma non unico plasmatore. Nel Regno Unito del nascituro governo Starmer Scozia e Irlanda del Nord continueranno a far parlare di sé, ma con uno stato di salute dei rispettivi partiti locali decisamente divergenti.
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