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Il passato di Rex Tillerson è noto a tutti. Prima di diventare segretario di Stato con la presidenza Trump, è stato amministratore delegato della compagnia petrolifera della ExxonMobil, una delle più importanti degli Stati Uniti d’America. Nei decenni di carriera all’interno del settore petrolifero americano, si può dire che Rex Tillerson abbia condotto una sua personale politica estera, volta agli interessi della compagnia per cui lavorava. E non ha mai avuto troppi problemi a trattare con regimi autoritari, governi alleati e avversari degli Stati Uniti e con regioni e Stati che hanno rappresentato da sempre situazioni di crisi per la politica mondiale. Attraverso l’opera dell’attuale segretario di Stato, ExxonMobil, nel tempo divenuta la più importante compagnia petrolifera mondiale senza partecipazioni statali, ha ottenuto contratti con la Russia, lo Yemen, l’Iraq, l’Angola, la Guinea Equatoriale, il Ciad, il Venezuela. Tutti Paesi difficili, con relazioni molto complicate con gli Stati Uniti, e che nel tempo la ExxonMobil ha inserito all’interno di una rete d’interessi molto fitta e con cui spesso la stessa compagnia petrolifera ha avuto scontri importanti. Non ultimo il Venezuela, con cui la Exxon ha prima firmato un contratto per i diritti all’estrazione dai suoi giacimenti, e con cui poi si è scontrata a causa dell’opposizione del governo di Hugo Chávez che ha voluto modificare gli accordi presi dai governi precedenti. Le ExxonMobil, in quel caso, fu messa davanti a una scelta molto semplice: accettare le nuove regole imposte da Caracas o lasciare il Paese. Tillerson, da poco arrivato al ruolo di Ceo dell’azienda, abbandonò il Paese. Ed è interessante vedere come oggi, con Maduro, lo scontro torni di nuovo in auge: forse non proprio casualmente.

I fantasmi del passato di Tillerson sono spesso tornati a imperversare nel suo presente. L’accordo con la russa Rosneft, siglato per ExxonMobil nel 2011, fece dire a molti oppositori nel Congresso che il segretario di Stato Usa non poteva essere una persona legata in passato agli interessi di Mosca. E l’amicizia con Sechin, oggetto di sanzioni da parte dell’amministrazione Obama, è stata uno dei problemi principali per sbloccare la sua nomina alla segretaria di Stato. Ma c’è un altro Paese, molto importante nella storia recente americana, con cui Tillerson ha avuto a che fare in passato. Ed anzi, forse proprio alcune scelte dell’allora dirigente ExxonMobil sono state il preludio a una crisi che si sta vivendo in queste ultime settimane: l’Iraq.

Come riportato da The Atlantic, nel 2011 Tillerson siglò un accordo molto importante per l’estrazione petrolifera nel Kurdistan iracheno. A quei tempi erano ancora rare le attività petrolifere straniere nella regione settentrionale del Kurdistan iracheno. Il governo di Baghdad si era impegnato ad aprire all’attività estera soprattutto i giacimenti del sud, mentre le attività estrattive nel nord del Paese venivano spesso bloccate. Le cose cambiarono nel 2007, quando il governo curdo approvò una legislazione favorevole all’apertura dei giacimenti alle compagnie straniere. A quel punto, la ExxonMobil, grazie all’arrivo di Ali Khedery alla compagnia petrolifera, riuscì a intavolare le prime trattative con il governo curdo e ad iniziare ad estrarre petrolio. La questione divenne immediatamente politica: dare il via ai contatti con il governo autonomo della regione curda significava infastidire lo Stato centrale iracheno, nonostante la legge prevedeva che il governo centrale avesse potere sui giacimenti già esistenti, mentre quelli futuri erano pienamente in mano ai poteri locali.

La scelta di ExxonMobil di scendere a patti con i curdi, secondo molti analisti, ha dato una svolta importante alle idee indipendentiste del Kurdistan iracheno. Il governo curdo si è sentito autorizzato a trattare direttamente con una compagnia petrolifera americana e questo ha reso di fatto semplice al Kurdistan ritenere che avere nelle mani il petrolio che interessava a una compagnia Usa, significasse essere importanti per la politica americana nella regione. Inoltre, il fatto che la ExxonMobil avesse sostanzialmente negato importanza alla volontà di Baghdad di negare i diritti estrattivi in Kurdistan, ha generato all’interno dei separatisti curdi l’idea che gli Stati Uniti fossero dalla loro parte. In pratica, la Exxon aveva avallato la volontà d’indipendenza curda attraverso la scelta di negoziare con loro e non con lo Stato centrale iracheno. La compagnia americana abbandonò poi nel tempo tre dei sei pozzi esplorati. Ma gli altri tre rimasero nelle mani della società Usa che adesso ha Rex Tillerson nella segreteria di Stato. La Exxon si giustificò a quei tempi dicendo che si era trattato di “smart business”, che aveva portato ottimi guadagni economici. Certo fa riflettere pensare che oggi Tillerson possa pagare caro quelle scelte di anni fa ai tempi della Exxon.