(Bilbao) Un abbraccio caldo, totalizzante e che costruisce un palese parallelismo: viaggiando per i Paesi Baschi e per la loro città simbolo, Bilbao, non si può non notare quanto la popolazione della regione spagnola, che nella lingua locale è chiamata Euskadi, abbia preso una posizione netta e chiara a favore della Palestina. Vista, nella regione più autonomista di Spagna, come un modello mediorientale dello stesso anelito di libertà a cui la regione ha da sempre aspirato. La Palestina sotto attacco di Israele per difendere la propria identità come l’Euskadi che per secoli ha vissuto un dualismo con la Spagna di cui si è, a lungo, sentita ospite. E anche oggi, da regione tra le più sviluppate del Paese iberico, il dualismo basco-spagnolo persiste.
A Vitoria-Gasteiz due artisti palestinesi, Nour Hifaoui e Hazem Harb, sono in questi giorni protagonisti di Irudika, la manifestazione artistica più importante della capitale basca. Nella città da un anno la squadra di calcio locale, il Deportivo Alaves, gioca in un contesto in cui spesso gli ultras pronunciano lo slogan “Palestina askatu!”, “Palestina libera” in basco. Le tifoserie sportive hanno fatto una netta scelta di campo anche nella principale città basca, Bilbao, dove l’Athletic, unica squadra mai retrocessa dalla Liga assieme a Real Madrid e Barcellona e che schiera solo giocatori nati e cresciuti nell’Euskadi o di origine basca, è stato accolto il 30 ottobre scorso allo Stadio San Mames da un tappeto di bandiere palestinesi.
Ma non è solo la cultura popolare e di massa a schierarsi. Lo fanno anche le istituzioni locali e non solo. I due maggiori partiti della regione, il Partito Nazionalista Basco (Pnv), di orientamento popolare e moderato, e Euskal Herria Bildu, l’erede dell’indipendentismo che fu incarnato dal movimento dell’Eta negli scorsi decenni, sostengono entrambi a Madrid il governo di Pedro Sanchez e hanno approvato con forza il simbolico ma importante riconoscimento dello Stato di Palestina da parte di Madrid. Sia il Pnv, formazione centrista, sia la sinistra radicale di EH Bildu, hanno espresso aperto sostegno alla causa palestinese nelle loro manifestazioni e nei loro programmi.
Anche i sindacati baschi sono spesso scesi in campo a favore della causa palestinese, sostenuti dal movimento Gernika-Palestina, che prende il nome dal paragone tra Guernica, la città basca distrutta dai bombardamenti tedeschi durante la Seconda guerra mondiale e eternata nel ricordo da Pablo Picasso, e la Gaza di oggi. ““Stop Genocidio” e “Langileok Palestinarekin” (“I lavoratori con la Palestina”) sono state le parole d’ordine di un’ampia manifestazione delle maggiori sigle basche tenutasi a Bilbao nella giornata di lunedì 21 ottobre e che ha chiamato alla solidarietà al popolo sotto le bombe a Gaza.

La trasversalità, la struttura e la prospettiva ampia del sostegno di partiti e società civile dei Paesi Baschi a Gaza e alla Palestina mostra il peso profondo dell’identità locale sulla visione del mondo dei cittadini dell’Euskadi. Si sostiene la Palestina pensando alla propria storia, con un’identificazione che porta il sostegno ideologico a una causa lontana surrogare la vestigiale richiesta di indipendenza per la regione, ormai ben integrata nel quadro della Spagna e dell’Europa come una delle più sviluppate del Paese iberico. I traumi vissuti ieri dai baschi e la contraddittorietà del rapporto con Madrid sono, su scala più ampia, rivisti nell’oppressione dei palestinesi ad opera di Israele e del governo di Benjamin Netanyahu. Qui la “fine della storia” non è mai nemmeno iniziata: tutto è vissuto con un’identificazione che mostra quanto profonde siano destinate a rimanere le orme, e in certi casi le ferite, di un passato che, come in altre aree quali l’Irlanda del Nord, resta sospeso nella memoria collettiva.

