Diceva Karl Marx che in molti casi la storia si ripete due volte, una come tragedia e l’altra come farsa: difficilmente tale concetto trova oggigiorno migliore applicazione sui parallelismi tra il Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori (Nsdap) e Alternative fur Deutschland (Afd), la formazione di ultradestra seconda nei sondaggi elettorali della Germania.
I recenti biglietti di “remigrazione” infilati a Karlsruhe da militanti di Afd nelle cassette della posta di molti stranieri, identificanti le politiche dell’estrema destra tese a rimpatriare milioni di immigrati di prima e seconda generazione indipendentemente dal loro diritto a restare sul suolo tedesco, sono la farsa odierna che echeggia la tragedia degli uffici per l’emigrazione ebraica del Terzo Reich pre-Olocausto. Ma ieri come oggi, esistono campanelli d’allarme che la società deve identificare e che non si possono ridurre alla demonizzazione degli avversari.
Siamo a un mese dal voto tedesco e Afd, guidato dalla candidata cancelliera Alice Weidel, ambisce a un ruolo di punta nel Bundestag di domani: è oltre il 20% dei suffragi, a dieci punti dall’Unione Cristiano-Democratica, davanti al Partito Socialdemocratico (Spd) del cancelliere uscente Olaf Scholz e potrebbe diventare la prima forza d’opposizione istituzionalmente riconosciuta al parlamento di Berlino.
L’Afd si crogiola nei consensi attaccando i partiti d’establishment per un modello in crisi: l’industria frena, la recessione incombe, l’automobile regredisce, il legame storico con la Russia sull’energia e la Cina sul commercio è tramontato, la fragilità della Germania di fronte alle minacce geopolitiche ne acuisce la dipendenza dal contesto atlantico e dagli Usa, l’Europa intera declina. L’ascesa dell’Afd è simbolo della crisi di un modello di un Paese che vede il partito guidato da Weidel mostrarsi nella sua forma più estremista in alcuni Lander dell’ex Germania Est, come la Turingia dove ha vinto le ultime elezioni locali, maggiormente colpiti da queste problematiche.
La vecchia dicotomia di Marx sulla tragedia e sulla farsa si capisce guardando laddove si notano le divergenze tra Nsdap e Afd e si comprende come mai il partito di Weidel (per la quale, en passant, Adolf Hitler era “un comunista”) abbia scelto su ogni fronte una retorica incendiaria: se i nazisti volevano, con la loro retorica nazionalista, identitaria, etnocentrica e millenarista, governare e se il tema del futuro del Paese era da loro espresso con una visione tragicamente concreta, Afd per ora non vuole governare ma mira soprattutto ad appiccare incendi. A far saltare il tappo delle contraddizioni del modello tedesco limitandosi, per ora, a denunciare i problemi sapendo che non si sarà, nel breve periodo, chiamati a risolverli: il costo dell’appoggio all’Ucraina, il carovita, la criminalità e tutto ciò che ha a che fare con l’immigrazione. Ragion per cui l’idea di parte del Parlamento tedesco di mettere al bando l’estrema destra si scontra con un parallelismo col nazionalsocialismo che ha una diversità di punti di partenza, ovvero il fatto che lo Nsdap aveva il governo come orizzonte, Afd no.
Inoltre, i nazisti avevano una filosofia di pensiero fondata su una pars construens ideologica, identificata e ben radicata, pur nel suo estremismo. Afd ha un’ideologia di pura demolizione delle fondamenta della Germania democratica e repubblicana ma non offre un’alternativa. Più che Joseph Goebbels e il suo motto “se menti, menti completamente, e soprattutto resta coerente con la tua menzogna”, il loro modello è Elon Musk con la sua comunicazione identitaria propria di X: su ogni dossier, l’obiettivo è ricordare che gli altri mentono, presentarsi come portatori della verità e essere alfieri di un grande “non ce lo dicono” orientato alle autorità culturali, politiche e morali dominanti, ovviamente da identificare come “woke” e “politicamente corrette”.
Da salvare, così, per Afd non è più solo una Germania “patria” (Heimat), ma piuttosto una Germania declinata in un grande Occidente dove ovunque sarebbero minacciate le libertà classiche (economiche, d’impresa, di libertà d’espressione) senza però che si discuta sulla possibilità di concederne altre (a partire da quelle alle minoranze). La dicotomia è quella “noi contro loro” che abbiamo visto anche in molte elezioni recenti, dall’Austria alla Francia. Se Afd riuscirà a trasformare in un palcoscenico politico-istituzionale questa scelta di cavalcare il malcontento, per il partito potrebbero aprirsi scenari inattesi. E potenzialmente imprevedibili per il futuro della politica tedesca. Ma un governo Afd è ancora un periodo ipotetico della irrealtà per la Germania, e questo basta a ridimensionare molti toni allarmista delle scorse settimane.