Qualcuno già la chiama la “Catalogna del Pacifico”. Parliamo della Nuova Caledonia. Come riporta Libération, il congresso dell’arcipelago ha deciso: il 4 novembre si terrà il referendum di autodeterminazione dell’arcipelago. Nonostante la già ampia autonomia concessa al governo locale, ora i cittadini potranno scegliere tra restare territorio francese o diventare indipendenti. 

Restano da specificare alcuni punti della consultazione e soprattutto i termini esatti della domanda da porre agli elettori. Il tema sarà discusso nel prossimo incontro tra Edouard Philippe e le forze politiche della Nuova Caledonia, che si terrà il 27 marzo a Parigi. Il primo ministro ha già espresso la sua preferenza per una domanda “semplificata all’estremo”, con “una formulazione binaria”.

Il governo francese e quello locale hanno avuto notevoli progressi in questo decennio per risolvere alcune divergenze. Ma nonostante questi progressi, la consultazione è circondata da un’attesa febbrile e i rischi non sono pochi. Mentre molti osservatori ritengono che il “no” all’indipendenza sarà vincente, molti temono una radicalizzazione dell’area favorevole all’indipendenza e il ritorno di episodi violenti. La paura è che si torni al clima della fine degli anni Ottanta, in particolare ai terribili momenti di Ouvéa.

A Ouvéa, ad aprile del 1988, un gruppo di indipendentisti locali uccise quattro poliziotti e prese in ostaggio 27 persone, fra civili e militari. Il Presidente francese François Mitterrand ordinò alle teste di cuoio di assaltare la grotta dove tenevano gli ostaggi con alcune vittime da entrambe le parti. I rapitori del fronte Kanak furono oggetto di una dura repressione da parte delle forze dell’esercito francese.

Ora il rischio è la recrudescenza del movimento indipendentista. Non solo fra i gruppi radicali. Un gruppo di 14 rappresentanti eletti del Congresso hanno votato contro il testo che fissa la data della consultazione. Criticano la motivazione, ritenendolo macchiato da un presunto “pentimento coloniale”. Alcuni movimenti hanno già abbandonato il gruppo di dialogo promosso da Edouard Philippe e che avrebbe dovuto riunire le principali forze politiche della Nuova Caledonia.

Questo clima teso e con violenze mai del tutto sopite, spiega la cautela da parte dello Stato francese. Un esempio su tutti fa comprendere la cautela di Parigi: né Emmanuel Macron né Edouard Philippe hanno espresso la preferenza per l’esito del referendum, per evitare qualsiasi disputa sul suo esito da parte dei separatisti. Un gesto particolarmente importante se si considera il nazionalismo che permea la politica francese da sempre.

Il capo dello Stato è atteso all’inizio di maggio in Nuova Caledonia, per la sua prima visita dopo la sua elezione. Sarà ovviamente un avvenimento chiave nel dibattito sull’indipendenza dell’arcipelago. Parigi, ovviamente, non vuole che esso si distacchi dallo Stato. Non solo per ovvi motivi territoriali, ma anche perché significherebbe perdere un importante centro per i suoi interessi economici e strategici nel Pacifico. Con un dato, da aggiungere, non irrilevante. La Nuova Caledonia è ricchissima di nichel, un metallo estremamente importante nel mercato attuale delle materie prime, dove l’arcipelago ha assunto una posizione di leadership.