È uno scenario complesso quello che vede coinvolti da un lato la Francia e dall’altro Marocco e Algeria. Il motivo risiede nel piano francese per finanziare progetti nel Sahara Occidentale per mezzo dell’Agenzia Francese per lo Sviluppo (AFD). La questione interessa il Marocco, che considera la zona desertica parte del proprio territorio, e il Fronte Polisario, che invece lotta per l’indipendenza del Sahara Occidentale, supportato attivamente dall’Algeria.
A far emergere la questione è stata una dichiarazione del ministro francese del Commercio estero, Franck Riester, dopo la visita in Marocco della scorsa settimana, in merito ai “nuovi ponti tra i settori privati” in vista di un rinnovamento delle relazioni franco-marocchine. Secondo un articolo su Le Monde, Riester avrebbe infatti parlato di un possibile contributo da parte dell’AFD, attraverso la sua società finanziaria privata Proparco, al finanziamento di un progetto che prevede una linea elettrica ad alta tensione tra Dakhla e Casablanca.
Successivamente è arrivata la dichiarazione del ministero dell’Informazione del Sahara Occidentale: “Il governo sahrawi invita ancora una volta tutti i Paesi del mondo e i settori pubblico e privato ad astenersi dall’effettuare qualsiasi attività di qualsiasi tipo sul territorio nazionale sahrawi” ha affermato.
Il ministero dell’Informazione del Sahara Occidentale ha anche definito il piano “provocatorio” e “pericoloso”. Se da un lato il piano francese potrebbe essere inteso come un tentativo di promozione di sviluppo e stabilità, dall’altro è stato visto come un implicito sostegno alle rivendicazioni territoriali del Marocco. Il movimento indipendentista sahrawi, infatti, sostiene che l’iniziativa di Parigi rappresenti “un sostegno esplicito all’occupazione illegale marocchina”.
Breve storia dal territorio conteso
Il Marocco ha ereditato la gran parte dei territori contesi dalla Spagna coloniale nel 1975, dopo che un corteo pacifico di 350.000 marocchini, noto come la Marcia Verde, entrò nella regione e lo rivendicò. Il Fronte Polisario, movimento nazionalista locale, è stato fondato nel 1973 e da allora lotta per l’indipendenza del Sahara Occidentale. Nel 1975 il gruppo proclamò la Repubblica Democratica Araba Sahrawi sul territorio del Sahara Occidentale. La proclamazione è stata seguita da una lotta contro quella che vedeva come un’occupazione illegale della loro terra indigena.
Durante il conflitto, la Mauritania, a cui la Spagna aveva attribuito parte del controllo territoriale, rinunciò alle rivendicazioni sul territorio nel 1979, per cui il Marocco ne annetté i due terzi. Dal 1991, quando le Nazioni Unite mediarono un cessate il fuoco e inviarono una missione per organizzare un referendum sul futuro del territorio, le parti sono ferme e nessuna votazione ha cambiato le sorti della zona.
L’11 aprile 2007 il Marocco ha presentato al Segretario generale dell’ONU il piano di autonomia per la regione del Sahara. Con la sua applicazione, il Marocco vedrebbe affermata la sua sovranità sulla regione, nella quale verrebbero istituiti un Parlamento, un’Autorità giudiziaria ed un Governo autonomi per il Sahara Occidentale. Gran parte del Sahara occidentale è attualmente controllato dal governo marocchino, mentre circa un quarto del territorio rimane controllato dalla Repubblica Araba Democratica Sahrawi (SADR).
Il Sahara Occidentale si colloca sulla costa atlantica del Nord Africa e confina con Algeria, Marocco e Mauritania. Si tratta di territori oggetto di contesa, la cui popolazione sfollata vive da oltre 40 anni in campi profughi situati in Algeria in attesa del referendum per l’autodeterminazione. Referendum che potrebbe non bastare più ai fini della risoluzione delle politiche. Le motivazioni della contesa risiedono anche nella ricchezza di questo territorio, dovuta alla presenza di numerosi giacimenti di fosfati, ma anche di minerali fondamentali per l’economia moderna, come cobalto, litio e soprattutto tellurio. Inoltre, il territorio, o meglio il mare, del Sahara non è solo ricco di minerali, ma anche di pesce, che la Spagna importa dal Marocco in grandi quantità. Infine, il Marocco ha investito molto nella ricerca del petrolio e del gas naturale nei territori sahrawi. L’occupazione del Sahara Occidentale da parte del Marocco, però, non sarebbe possibile senza investimenti stranieri per il saccheggio delle sue risorse. Da qui, i dubbi sul sostegno francese.
La situazione attuale
La percezione del sostegno al Marocco è incentivata dal contesto storico, che vede la Francia come potenza coloniale in Nordafrica, oltre ad una serie di politiche del passato che hanno influenzato le dinamiche regionali. Difatti, si potrebbe pensare ad un rafforzamento dell’alleanza della Francia con il Marocco, con cui condivide interessi economici e strategici. Inoltre, sarebbe un comodo alleato anche per l’Unione Europea in merito a questioni come la sicurezza, l’immigrazione e lo sviluppo economico.
Il timore è che l’azione della Francia venga interpretata come delegittimazione del gruppo separatista e conseguentemente dell’Algeria, provocando tensioni tra questi e il Marocco. Il Ministero dell’Informazione del Sahara Occidentale alludeva proprio a questo, temendo una risposta dal Fronte Polisario o dall’Algeria, che nel migliore dei casi sarebbe a livello diplomatico, ma nel peggiore potrebbero essere reazioni militari.
Inoltre i progetti di sviluppo nel Sahara Occidentale hanno sollevato dubbi sui diritti e sul benessere del popolo sahrawi. Si dovrebbe infatti avere un approccio che consideri le esigenze e aspirazioni degli abitanti autoctoni, attenzioni che bisognerebbe dare anche alle complesse dinamiche geopolitiche esistenti. Infatti, il gruppo separatista l’ha anche definito “una flagrante violazione del diritto internazionale, degli obblighi internazionali della Francia come Paese permanente membro del Consiglio di Sicurezza”. Il Polisario ha poi aggiunto che la Francia è “complice diretta” nei “crimini commessi dallo Stato occupante marocchino contro il popolo sahrawi dal 31 ottobre 1975”.

