In America Latina sta arrivando l’ultima battaglia politica di questo 2026, e sarà la più grande e decisiva: la corsa presidenziale brasiliana. Luis Inacio Lula da Silva vuole il quarto mandato, e a sfidarlo per la destra sarà il leader del Partito Liberale Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair, che inaugurando ieri la sua campagna elettorale nella roccaforte di San Paolo ha ottenuto l’endorsement nientemeno che del presidente argentino Javier Milei, giunto da Buenos Aires appositamente per sostenere un cambio della guardia a Brasilia nel voto di ottobre.
Da Bolsonaro a Bolsonaro
Bolsonaro, figlio del vincitore del voto del 2018, oggi agli arresti domiciliari dopo esser stato condannato a 27 anni di carcere per l’assalto al palazzo del Planalto da parte dei suoi sostenitori che fu definito la “Capitol Hill” brasiliana e per un presunto tentativo di eversione a seguito della sconfitta contro Lula nel 2022, è stato un protagonista della stagione di governo del padre. 45 anni, già deputato e candidato a sindaco di Rio de Janeiro, in occasione dell’elezione del padre a presidente entrò in Senato nel 2018 con una valanga di voti, quasi 4,4 milioni, e sposò da allora tutte le posizioni più radicali di un leader che inaugurò una nuova destra in America Latina: fortemente liberista, apertamente pro-Usa e pro-Israele, radicalmente occidentalista e con venature non secondarie di anti-globalismo e identitarismo.
L’ondata di destra in America Latina
Era una destra pre-Milei e riferita all’epoca della prima fase di Donald Trump alla Casa Bianca. Nel 2023, la vittoria in Argentina dell’attuale presidente inaugurò una nuova ondata che avrebbe rilanciato l’afflato di una destra orientata a Washington, animata sempre più da un rifiuto radicale delle politiche dei governi progressisti e da un’enfasi notevole sulla proprietà privata, il libertarismo e la difesa dei valori occidentali. Milei è stato il capofila e, mentre punta alla rielezione nel 2027, ha costruito un asse con figure come Elon Musk, il rientrante Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu (che ha mandato un videomessaggio di supporto a Bolsonaro junior).
La vittoria de La Libertà Avanza, la coalizione di Milei, alle elezioni legislative argentine dell’ottobre 2025 è stata la prima tappa di una serie di risultati favorevoli ai fautori di questa destra che hanno portato, in pochi mesi, al cambio di governo in Cile (con la vittoria di José Antonio Kast) e Honduras (eletto Nasry Asfura) a fine 2025 e in Colombia e Perù (Abelardo De la Espriella e Keiko Fujimori) quest’anno. Il Brasile sarà l’ultima, grande battaglia: in gioco c’è il posizionamento geopolitico dell’America Latina, che ha in termini di peso economico, demografico e strategico nel gigante verdeoro l’azionista di maggioranza assoluta, un pezzo di tenuta del Sud Globale, il possibile rilancio della proiezione statunitense in quell’emisfero occidentale rivendicato come “cortile di casa”.
Un voto decisivo
Milei getta la maschera e sostiene Bolsonaro contro il collega Lula, recandosi da capo di Stato in visita nel Paese limitrofo per sostenere lo sfidante del presidente in carica. Nessun incontro con l’omologo, sorrisi e abbracci con Bolsonaro e un’altra figura di punta della destra verdeoro, il governatore di San Paolo Tarcisio de Freitas che ha a lungo pensato all’idea della candidatura.
Il leader argentino, che con Lula deve co-esistere in formati come G20 e Mercosur, spera che una vittoria di Bolsonaro possa essere un volano per il suo successo nel voto del 2027, che consoliderebbe la nuova ondata di destra latinoamericana, anche se, nota il Guardian, nonostante si arroghi il ruolo da kingmaker, il capo di Stato di Buenos Aires deve guardarsi alle spalle, dato che “sebbene l’inflazione sia diminuita, anche il potere d’acquisto si è ridotto , mentre la disoccupazione e l’economia informale sono aumentate e la sua amministrazione è stata colpita da scandali di corruzione”. La partita di Bolsonaro, insomma, è un po’ anche la sua e potrà dettare i ritmi per cosa aspettarsi nella regione nel 2027.
Il voto del 2022 tra Lula e Bolsonaro senior fu deciso al ballottaggio all’ultimo suffragio. Ora i sondaggi danno Lula avanti, ma la partita aperta. Il capo di Stato veleggia attorno al 40-41% in ogni rilevazione, Bolsonaro ondeggia tra il 30 e il 34% per il primo turno.Un sondaggio Datafolha per il secondo turno dava invece nei giorni scorsi Lula avanti 48-43 al ballottaggio con un ampio margine di indecisi a completare il pannello. Tutto è apertissimo in una contesa che è tra le più importanti dell’America Latina degli ultimi decenni. Dall’ottobre 2025, mese della vittoria parlamentare di Milei, all’ottobre 2026 l’anno politico più lungo del continente vedrà il bilancio definitivo si giocherà in una elezione il cui esito finale non sarà solo rilevante per il futuro del Brasile ma disegnerà una cornice per capire la geopolitica continentale, e non solo, di domani.