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All’inizio di maggio, come riportato da Euronews, il Segretario di Stato Usa Anthony Blinken, in occasione della sua prima visita a Kiev nella quale ha incontrato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ha più volte sottolineato che la Russia deve cessare ogni tipo di comportamento aggressivo, sottolineando l’intenzione dell’amministrazione Biden di rilanciare il partenariato strategico il Paese dell’est europeo. “Ci opponiamo con fermezza a tutte quelle azioni destabilizzanti nei confronti dell’Ucraina – ha dichiarato Blinken – perché crediamo che le riforme attuate da Kiev in fatto di anticorruzione e a favore dello stato di diritto sono di vitale importanza per la democrazia. Nessuno deve sottrarre al popolo ucraino ciò che è un suo diritto”. Dal 2014, anno di Euromaidan e della svolta filo-occidente di Kiev, gli Stati Uniti e i partner europei della Nato hanno spiegato a più riprese che l’Ucraina rappresenta un faro di democrazia e di diritto, in netta contrapposizione con l’autoritarismo russo dello “zar” Vladimir Putin, lodando le riforme adottate dal governo di Kiev. Secondo William Taylor, incaricato d’affari del governo americano a Kiev, i leader ucraini hanno cercato di creare “un nazionalismo democratico e inclusivo, non dissimile da quello che noi in America, nei nostri momenti migliori, proviamo per il nostro Paese”.

L’Ucraina è un Paese sempre più autoritario

Tuttavia, mentre Usa ed Europa sono concentrare le loro attenzioni -e così quelle dei media – sulle violazioni dei diritti umani in Bielorussia e sul caso Navalny, nel dibattito politico non c’è praticamente traccia di ciò che accade – davvero – in Ucraina. E gli ultimi fatti di cronaca parlano di un Paese che da “democrazia illiberale” va verso un autoritarismo segnato da una marcata “stretta” sui diritti umani e civili. Sotto la presidenza di Petro Poroshenko – “sponsorizzata” da Usa e Paesi europei dopo i fatti di Euromaidan – i funzionari del governo avevano già preso di mira i dissidenti politici, adottando altresì profonde misure di censura ed escludendo i giornalisti stranieri che consideravano critici del governo e delle sue politiche. Per capire il clima che si respira a Kiev, basti pensare a ciò che vi avevamo raccontato sulle colonne di questa testata nel giugno 2019 quando, nell’anniversario dell’invasione dell’Urss del 1941 da parte della Germania nazista – nel giorno in cui le truppe tedesche invasero la parte di Polonia occupata dall’Unione Sovietica (Operazione Barbarossa) – un noto club della capitale ucraina ospitò un concerto dichiaratamente neonazista. Sul palco del Bingo Club di Kiev salirono una mezza dozzina di band neonaziste che proponevano una musica fatta di testi estremamente violenti, razzisti e apertamente antisemiti, che inneggiavano all’Olocausto.

Cosa può accadere in un Paese nel quale si tollerano eventi simili? Nel silenzio tombale di Stati Uniti ed Unione europea, come riporta il docente di relazioni internazionali Ted Galen Carpenter sulla prestigiosa rivista the National Interest, il presidente ucraino Zelensky sta attuando una dura repressione contro gli oppositori politici. All’inizio di febbraio, il governo di Kiev ha chiuso diversi media indipendenti filo-russi con giustificazioni piuttosto vaghe: il 13 maggio scorso, inoltre, un tribunale ucraino ha messo agli arresti domiciliari il politico di opposizione filo-russo Viktor Medvedchuk, magnate dei media e fondatore della Ong Ukrainan Choice. I pubblici ministeri lo avevano precedentemente accusato di impegnarsi in “attività sovversive contro l’Ucraina, anche nella sfera economica”.

Nel mirino filo-russi e i rivali politici

Ma Medvedchuk, uno dei più agguerriti oppositori di Zelensky, apertamente contrario all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea e nella Nato, non è l’unico esponente politico di minoranza a essere finito nel mirino del governo di Kiev. A metà aprile, il servizio di sicurezza statale ha arrestato 60 manifestanti nella città di Kharkiv che cercavano di protestare contro le azioni del consiglio comunale locale. Motivo? Nessun disordine o violenza: avevano la colpa di essere filo-russi. Ma Zelensky, che qualcuno ha definito il Beppe Grillo d’Ucraina per il suo passato da comico, ha deciso di rendere la vita dura non solo all’opposizione filo-russa ma anche ai suoi rivali politici che hanno sposato le proteste di Euromaidan nel 2014 e, in particolare, ai seguaci dell’ex presidente Poroshenko: nelle scorse settimane, infatti, il sindaco di Kiev Vitali Klitschko – alleato dell’ex presidente Petro Poroshenko – ha accusato gli agenti della Sbu, l’agenzia di sicurezza statale ucraina, di aver eseguito una perquisizione nel suo appartamento su ordine di Zelensky, allo scopo di intimorirlo. Klitschko ha definito i raid “nient’altro che delle pressioni sul governo locale e tentativi di destabilizzare la situazione nella capitale dell’Ucraina.

“La vera Ucraina assomiglia molto di più ai sistemi illiberali e pseudo-democratici che abbiamo visto emergere in Russia, Ungheria, Turchia e altri Paesi” sottolinea Ted Galen Carpenter su the National Interest. “È imprudente trattare l’Ucraina come un alleato degli Stati Uniti per motivi strategici, ed è moralmente offensivo farlo sulla base di una presunta solidarietà democratica”. Effettivamente, con questa pericolosa stretta sull’opposizione, l’Ucraina comincia ad assomigliare sempre meno a una democrazia liberale.

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