Il 24 agosto del 1991 l’Ucraina proclamava la propria indipendenza dall’Unione Sovietica, contribuendo al veloce dissolvimento del regime marxista moscovita. La nazione ha attraversato, in ventotto anni di storia, diverse fasi politiche avvicinandosi, di volta in volta, a Mosca o all’Occidente. L’attuale presidenza di Volodymyr Zelensky sembra aver confermato l’assetto filo occidentale ed atlantista a cui ormai il Paese è ancorato. L’Ucraina ha però di fronte a sé numerose sfide impegnative da superare, sia a livello politico e diplomatico che economico

La questione della Crimea e del Donbass

Nel corso delle odierne celebrazioni il capo dello Stato ha ricordato la situazione nella quale Kiev si è venuta a trovare in riferimento alla Crimea e al Donbass. Zelensky ha paragonato l’Ucraina a una famiglia a cui vengono strappati due figli e ha chiarito come il cuore di ogni ucraino soffra profondamente a causa della separazione forzata delle due regioni dalla madrepatria.

Gli esecutivi di Kiev cercano, sin dal 2014, di riunificare il territorio nazionale favorendo il ritorno di Crimea e Donbass sotto la giurisdizione del governo centrale. Si tratta però di un obiettivo ambizioso e di non facile raggiungimento. Il conflitto nell’est del Paese è ormai congelato da anni, dal punto di vista militare, mentre la regione della Crimea è fermamente sotto il controllo di Mosca, che l’ha integrata nel proprio apparato statale. La soluzione a entrambe le crisi passa per un rinnovato dialogo con la Federazione Russa, che ha una forte influenza sui ribelli separatisti del Donbass. In questo senso l’approccio di Zelensky sembra più conciliante: i due Paesi dovrebbero giungere a scambiarsi, già dalla prossima settimana, 33 prigionieri di guerra ciascuno. Tra questi anche i marinai ucraini arrestati e trasferiti in Russia in seguito allo scontro navale di Kerch del dicembre 2018. Un rinnovato confronto al tavolo delle trattative con Mosca potrebbe facilitare il reintegro, in un futuro ancora lontano, delle regioni separatiste dell’est, di certo in cambio di concessioni in materia di autonomia politica e linguistica per queste ultime.

Più complessa la questione della Crimea: la Federazione Russa non può rischiare di perdere la faccia rinunciando al controllo della regione, dopo aver subito anni di sanzioni internazionali, recentemente rinnovate dall’Unione Europea. È invece possibile che Mosca potrà usare la penisola come pedina di scambio con Kiev, arrivando anche a proporre possibili forme di controllo congiunto del territorio, al fine di mantenere l’Ucraina lontana da una piena integrazione euroatlantica. Kiev rappresenta ormai da anni una vera e propria spina nel fianco per il Cremlino, che per buona parte del periodo compreso tra il 1991 e il 2014 ha esercitato una certa influenza sull’ex stato satellite.

La lunga strada verso Bruxelles

Uno dei due principali obiettivi politici di Kiev, l’integrazione nell’Unione Europea, sembra ancora molto lontano nel tempo. La diffusa corruzione presente nel Paese, una certa instabilità politica, la necessità di operare vaste riforme nel settore amministrativo e la persistente povertà appaiono come ostacoli di difficile superamento nel breve periodo. Il presidente Zelensky ha affermato, però, che farà tutto il possibile per portare la nazione il più vicino possibile ai parametri di Bruxelles.

La svolta europeista dell’Ucraina, stabilizzatasi dopo gli eventi del 2014 ed il rovesciamento dell’ex capo di Stato Yanukovich, rappresenta un’opportunità e un rischio per il Paese. La prospettiva di un futuro ingresso nell’Unione potrà servire da stimolo agli esecutivi per condurre le riforme necessarie per modernizzare la nazione. Questo però potrebbe facilitare il crearsi di aspettative da parte della popolazione che andrebbero necessariamente a scontrarsi con i lunghissimi tempi di Bruxelles. Mosca, con la propria Unione Euroasiatica, attende pazientemente possibili intoppi o rallentamenti per sperare di riconquistare uno degli stati chiave dello spazio post sovietico, che può rivelarsi come un partner fondamentale dal punto di vista degli scambi economici.

Una società in fermento

Il passaggio da un sistema politico socialista alla democrazia ha lasciato profonde tracce in seno alla società ucraina. Le differenze generazionali, nel Paese, sono molto forti. I più anziani risentono fortemente dell’influenza sovietica e faticano ad adattarsi, anche a livello socioeconomico, alla nuova situazione. Tra i più giovani serpeggia dinamicità ed ottimismo e la voglia di aprirsi all’Occidente. Moltissimi ucraini sono stati invece costretti, a causa della povertà, a migrare lontano dai confini nazionali nel corso dei decenni. Un maggiore sviluppo economico del Paese potrebbe favorirne il ritorno a casa e modificare ulteriormente una società già frammentata. Sullo sfondo restano le grandi differenze tra Ovest ed Est del Paese, che hanno tradizioni profondamente diverse. La celebrazione dell’indipendenza ricorda dunque quante difficili sfide dovrà affrontare il Paese, nei prossimi anni, per restare unito e ritagliarsi una propria dimensione politica autonoma lontana da Mosca e più vicina all’Occidente.