Nel 1905, Vladimir Lenin scrisse che ci sono decenni in cui non succede nulla e poi ci sono settimane in cui accadono decenni. Nelle poche settimane da quando la pandemia di Coronavirus ha iniziato ad attanagliare il mondo, sembra già che il corso della storia moderna sia cambiato in modo decisivo. E, come se un’epidemia mortale con il potenziale di uccidere milioni di persone non fosse abbastanza, bisogna aggiungere una recessione globale senza precedenti, se non una vera e propria depressione. Ogni parvenza di ordine rimasta nel mondo si sta sgretolando sotto i nostri occhi.

Nulla è sacro nel nuovo ordine mondiale creato dal Coronavirus

A partire dalla fine della Guerra fredda, il mondo è stato caratterizzato da una crescente globalizzazione e interconnettività. Negli ultimi anni, alcuni movimenti politici hanno messo in discussione questo sistema globale, ma nessuno choc politico si è avvicinato a ciò che il Covid-19 sta facendo: nulla è sacro nel nuovo ordine mondiale creato dal Coronavirus. Intere economie vengono gettate sulla pira mentre i governi promettono spese infinite. Trasporti, viaggi e turismo sono sospesi indefinitamente. Anche l’area Schengen è evaporata nel giro di pochi giorni, con ogni singolo Paese che chiude i propri confini per far fronte all’epidemia. Nessuno può sapere cosa ci aspetta una volta finita la pandemia, ma è difficile pensare che il mondo non cambierà in maniera permanente.

“Versioni concorrenti di equilibrio”

Durante un’intervista a The Atlantic, Henry Kissinger ha dichiarato: “Un ordine (mondiale) va verso il caos quando le sfide principali riguardano il suo stesso sistema: in quel momento si evolve con versioni concorrenti di equilibrio”. Di tutti i possibili shock che il sistema poteva ricevere, una pandemia globale probabilmente non era tra i pensieri di Kissinger quando egli ha rilasciato questa intervista nel 2016.

Durante la sua decennale carriera ai vertici della diplomazia mondiale, Kissinger ha vissuto numerosi eventi che hanno scosso il sistema, ma è sicuro dire che non ha mai visto nulla di simile al Covid-19. Nell’era più globalizzata della storia umana, il mondo ha fallito nel coordinare qualsiasi efficace risposta internazionale a una pandemia mortale. Al posto di coordinarsi ed essere solidali tra loro, gli Stati preferiscono giocare a scaricabarile e insultarsi.

Storicamente, i Paesi del mondo hanno sempre avuto difficoltà nel costruire un ordine internazionale sicuro e stabile. Tuttavia, dopo la Seconda guerra mondiale, un gruppo di Paesi con ideologie e visioni radicalmente diverse è riuscito a costruire un ordine mondiale che, per 75 anni, ha evitato una guerra diretta tra le maggiori potenze. Quando l’epidemia di Coronavirus volgerà al termine, come sicuramente accadrà, sarà necessario uno sforzo monumentale per ricostruire un ordine stabile. I nostri leader saranno all’altezza?

Nessun serio tentativo di creare un ordine internazionale stabile

Certo, non è giusto dire che l’ordine mondiale sia rimasto invariato dalla Seconda guerra mondiale: anche se i suoi simboli sono perdurati, esso è scomparso da tempo insieme all’Unione sovietica. Quell’ordine mondiale bipolare, in effetti, funzionava, a patto che i leader di Mosca e Washington si impegnassero a mantenere relazioni stabili e pacifiche, seppur tese. Non si è trattato di un processo naturale: l’ordine mondiale non soffia da est o non tramonta all’orizzonte, l’ordine mondiale si costruisce con il lavoro instancabile di persone decise e competenti che credono in una causa.

Dalla fine della Guerra fredda, non c’è stato un serio tentativo di formare un ordine internazionale stabile. Al contrario, gli Stati Uniti hanno permesso alle forze del capitalismo globale e dell’iper globalizzazione di dilagare in tutto il mondo, fiduciosi che la storia fosse dalla loro parte. Ma a Pechino, Mosca, Ankara, Teheran e in molte altre capitali in tutto il mondo, i leader hanno atteso in silenzio il momento giusto per conquistare il loro posto al sole. Ora quel momento è arrivato. Per essere chiari, questo momento non è arrivato casualmente insieme al Coronavirus: dopotutto, i decenni non accadono in settimane, però ci vogliono solo un paio di settimane per renderci conto dei decenni trascorsi e di quanto essi siano stati significativi.

Ripudiare l’universalismo occidentale

In concomitanza con i 150 anni dalla nascita di Lenin, i russi andranno alle urne per dare alla loro costituzione la più radicale modifica dal 1993. Il voto permetterà a Vladimir Putin di governare fino al 2036 e consacrerà il passato sovietico del Paese e la vittoria nella Seconda guerra mondiale come una sorta di mitologia nazionale all’interno della costituzione. Ancora più importante, si codificherà nella costituzione la supremazia della legge russa sul diritto internazionale. Articolo per articolo, lo Stato russo sta ripudiando il liberalismo occidentale universalista. Ancora una volta, la Russia ha trovato il suo posto al sole e non lo lascerà senza combattere.

Nel frattempo, la Cina di Xi Jinping è diventata più risoluta di qualsiasi altro regime cinese degli ultimi decenni. Determinato a sfruttare il successo economico del suo Paese per ottenere vantaggi geopolitici, Xi ha avviato il più grande programma di investimenti della storia: la Nuova via della seta. Attraverso di essa, la Cina sta tentando di alterare fisicamente la comunicazione e l’interazione in tutto il continente eurasiatico, rimodellando radicalmente l’ordine mondiale così come lo conosciamo.

Oltre a Russia e Cina, forse le maggiori sfide per l’ordine mondiale liberale, per quanto ce ne sia mai stato veramente uno, sono venute dall’interno dell’Occidente stesso. La strategia di sicurezza nazionale americana del 2017 “inizia con la determinazione a proteggere il popolo americano, lo stile di vita americano e gli interessi americani”. Una linea ben poco internazionalista. Nel frattempo, la nuova Commissione europea ha creato una Commissione per la promozione dello stile di vita europeo. Tutto questo accade mentre la Gran Bretagna si avvia finalmente per la propria strada, ponendo fine a decenni di convivenza politica con il continente.

Anche la Turchia ha rinunciato al suo sogno europeo, perseguendo invece un percorso nazionalista di sviluppo portato avanti dal presidente Recep Tayyip Erdogan. Alla fine del 2019, la Turchia ha partecipato direttamente alla guerra civile siriana, invadendo le province del nord con il dubbio pretesto di creare una “zona sicura” per i rifugiati. Poi, all’inizio del 2020, la Turchia ha inviato circa 2mila miliziani siriani a combattere in Libia con la promessa della cittadinanza turca. Inoltre, ormai da anni la Turchia sta lentamente espandendo i suoi confini nel Mediterraneo, rivendicando sempre più mare aperto come proprio.

La pandemia sta amplificando un cambiamento nel potere globale che era iniziato da tempo

Già prima del Coronavirus, i Paesi “revisionisti” stavano diventando sempre più importati e presenti oltre i loro confini, mentre le potenze occidentali non riuscivano o non volevano esercitare il proprio potere all’estero. Può essere una semplice coincidenza che all’ombra di una pandemia globale e di un’incombente depressione si stiano verificando così tanti eventi politici di portata monumentale, ma il risultato sarà lo stesso: il mondo che emergerà dall’epidemia di Coronavirus non sarà caratterizzato dalla globalizzazione o dalla cooperazione internazionale. Esso sta prendendo le sembianze dell’ordine mondiale multipolare che è stato a lungo anticipato.

L’Italia ha più casi confermati, o almeno ufficialmente registrati, di Coronavirus rispetto alla Cina, con oltre 101.700 contagi e 11.591 morti. I suoi alleati europei hanno vietato l’esportazione di attrezzature mediche, mentre la Russia e la Cina stanno inviando aiuti. Che tipo di mondo ci aspetta se Russia e Cina sono più capaci e disposte a mostrare il loro potere nel cuore dell’Europa rispetto a Stati Uniti e Gran Bretagna? Solo il tempo potrà dirlo, ma sicuramente l’ordine mondiale del passato scomparirà.

Traduzione a cura di Alessandro Chiarenza

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