Strano a dirsi, difficile a pensarsi, ma l’Iraq a breve andrà alle urne. Un paese lacerato dagli scontri settari, divorato da lotte intestine e sfibrato dalla guerra all’Isis, il prossimo 12 maggio andrà a votare per il rinnovo di un parlamento che avrà il compito di nominare un nuovo primo ministro ed eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Non è un bel clima quello che si respira nel paese mesopotamico, nonostante l’annunciata vittoria militare contro l’Isis. Intimidazioni, uccisioni, attentati, persino foto e video hot di alcune candidate messi in rete per costringere alcune donne a ritirarsi dalla competizione elettorale, l’Iraq sta vivendo una fase pre voto molto difficili che nulla di buono lascia presagire per il periodo in cui le urne si chiuderanno e si cercherà di trovare difficili accordi di coalizione. Al fianco di questo scenario, emergono però alcune indicazioni non secondarie quali, tra l’altro, inedite alleanze tra partiti laici e religiosi, oltre che la diminuzione di liste islamiste.

I partiti in lizza

I seggi da assegnare per il nuovo parlamento, che durerà in carica quattro anni, sono 329. La costante che caratterizza la politica irachena dalla caduta di Saddam Hussein, è una divisione partitica che rispecchia quella settaria e che inevitabilmente influenza la composizione del parlamento. Ecco perché, dal 2003 in poi, sono i partiti sciiti (che rappresentano la maggioranza della popolazione) ad avere la meglio e ad esprimere il primo ministro. Le coalizioni dei partiti sciiti hanno ottenuto la maggioranza nelle precedenti consultazioni post Saddam, anche se al loro interno hanno sempre presentato non poche spaccature tra liste laiche e religiose. Nel mondo sciita, le divisioni non sembrano mancare nemmeno in questo appuntamento elettorale. In particolare, sono quattro le coalizioni in gioco: la prima è quella, più laica e meno confessionale, dell’attuale premier Al Abadi, poi vi è quella capeggiata dall’ex premier Al Maliki (laica anch’essa, ma molto vicina all’Iran), inoltre corre anche il blocco formato dalle milizie sciite anti Isis e quello invece nato dall’inedita alleanza tra il leader religioso Al Sadr ed il partito Comunista iracheno.

Coalizioni molto eterogenee sia sotto il profilo interno, divise tra liste più laiche e moderate e formazioni al contrario di natura religiosa, sia su quello esterno: se Al Abadi persegue una politica di “equilibrio” tra Iran, occidente ed Arabia Saudita, Al Maliki invece vorrebbe proiettare Baghdad nell’orbita di Teheran, al pari delle ex milizie anti Isis mentre, infine, Al Sadr è sostenitore di un graduale avvicinamento ai Saud. Sul fronte curdo invece, l’unione in un’unica coalizione dei partiti storici del Puk e del Kdp non ha evitato spaccature: da questa alleanza è infatti uscito l’ex premier della regione autonoma curda Barham Salih, il quale ha fondato un proprio partito. Tra i sunniti emergono diverse coalizioni, le più importanti sono quella denominata Muttahidoon, a cui appartiene l’attuale presidente del parlamento, così come quella laica dell’ex premier Allawi denominata al-Wataniya.

Diverse poi le liste, accreditate comunque di percentuali più basse, di natura non settaria e legate ad iniziative civiche nel territorio del collegio di appartenenza. Complessivamente, come accennato ad inizio articolo, si notano meno liste propriamente settarie e religiose, con alcune di esse che hanno intrapreso un percorso di maggiore moderazione. Ma di certo, sarà difficile per il prossimo parlamento iracheno non ricalcare in maniera netta le divisioni etnico – religiose del paese: la politica di Baghdad rimarrà ancorata a coalizioni nate su spinta più settaria che ideologica.

In Iraq uccisi già quattro candidati

L’ultimo omicidio è stato rilevato nella provincia di Ninive, non lontano da Mosul: qui l’Isis aveva il suo avamposto iracheno fino a non molto tempo fa, la comparsa di cartelloni con volti e slogan è soltanto un primo e timido segnale di ritorno alla normalità dopo la guerra. In un villaggio a sud di Mosul, è stato ucciso Farouk Mohammed Zarzou, candidato nelle liste di Allawi alle prossime elezioni. Secondo quanto riferito da fonti locali, l’uomo è stato pugnalato da uno o più sconosciuti ma, poco dopo, è arrivata la rivendicazione da parte dell’Isis. Si è trattato soltanto dell’ultimo episodio del genere, in precedenza almeno tre candidati erano stati uccisi tra Kirkuk e la provincia di Al Anbar, lì dove è partita la stagione jihadista irachena. Un clima pesante, reso ancora più teso dai proclami dei terroristi dell’Isis: “Dovete uccidere tutti i candidati”, ha senza mezzi termini affermato Abdul Hassan al Mujahir, uno dei vertici dell’ex Stato Islamico.

Gli omicidi non sono comunque l’unica forma con la quale si sta provando a rendere più difficili le elezioni: casi di spionaggio, di video rubati e lanciati in rete, in due casi riguardanti altrettante candidate irachene ritratte (anche se almeno uno dei due video si è rivelato un falso) in atteggiamenti intimi. Questi ed altri elementi danno idea del clima che si respira in Iraq alla vigilia del voto, mentre il paese oscilla tra la voglia di ricostruzione ed il timore che ad urne chiuse potrebbero nuovamente far capolino le tensioni di natura settaria.