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La Germania si genuflette nuovamente alla Turchia di Erdogan. Questa settimana il ministro degli interni tedesco Thomas de Maizière ha messo al bando i simboli della minoranza curda, dichiarando illegale qualsiasi loro rappresentazione pubblica. I simboli curdi considerati da ora fuori legge sono ben 33 e, secondo lo Spiegel, il testo dove sono elencati è stato consegnato alle autorità addette alla sicurezza il 2 marzo, cosicché possano controllare l’implementazione del divieto punto per punto.Tra i simboli della minoranza curda che sono stati vietati ci sono anche la bandiera delle milizie dello Ypg, attualmente alleate degli Stati Uniti nel conflitto siriano, e ogni ritratto che raffiguri il leader del Pkk Abdullah Ocalan, tuttora in carcere a scontare l’ergastolo con l’accusa di aver fondato un’organizzazione terroristica.Il ministro de Maizière è convinto che questi siano provvedimenti necessari perché, per esempio, le immagini a sfondo giallo e verde con il volto di Ocalan secondo lui “hanno un impatto emotivo molto forte” che “promuove la coesione tra i sostenitori del Pkk”, organizzazione che in Germania viene considerata come un covo di terroristi.Il Pkk in Germania viene considerato un’organizzazione illegale dal 1993, quindi anche i simboli che lo rappresentano sarebbero dovuti essere considerati fuori legge; ma, fino ad oggi, durante le molte manifestazioni organizzate in Germania dai simpatizzanti di Ocalan e del Pkk, le bandiere dello Ypg e altri simboli curdi non sono mai stati effettivamente vietati.La Germania, quindi, si genuflette nuovamente alla Turchia di Erdogan. Come? La prima volta due anni fa, quando giocò carte false per far firmare l’accordo sui migranti anche ad Ankara, promettendogli come anticipo per il servizio “umanitario” 3 miliardi di euro. Da quel giorno Unione europea e Germania sono sotto ricatto del leader turco, che regolarmente minaccia di far saltare l’accordo e di far riversare in Europa milioni di migranti. In questo modo è stato concesso un ruolo di potere troppo sbilanciato in favore della Turchia, un paese che tra l’altro è in preda ad una deriva autoritaria guidata dal suo leader, che si allontana sempre più da quelli che sono considerati i “valori europei”.Infatti Erdogan, in attesa del referendum del 16 aprile che deciderà se permettere l’accentramento di tutti i poteri sulla sua persona, si è sentito in diritto di pretendere la concessione dei visti per permettere ai cittadini turchi di girare liberamente per l’Europa. Come se i leader europei non sapessero che il suo paese è il crocevia dell’autostrada dei combattenti della jihad islamica, combattenti che Erdogan ha fatto riversare in Siria – spesso proprio in funzione anticurda – sfruttandone la ferocia quando ciò poteva giovare ai suoi interessi.La Germania si è poi genuflessa per la seconda volta questa settimana. Perché solo 6 giorni fa siamo stati bombardati su televisioni e giornali con le immagini di Erdogan che accusava il governo tedesco di “nazismo” per aver vietato le manifestazioni in suo favore organizzate questa settimana dai supporters del leader turco che vivono in Germania. Questi avrebbero dovuto esprimere la loro solidarietà per il referendum di aprile tanto atteso da Erdogan. Poi è arrivato lo stop del governo. E rieccoci al punto di partenza.Venerdì la notizia della messa al bando dell’iconografia curda. Il ministro degli interni Thomas de Maizière ha provato a negare che il provvedimento anti-curdo sia stato preso per ingraziarsi la Turchia, ma risulta molto difficile potergli credere, perché il tempismo è perfetto. Quello di un suddito che prova a porgere le scuse al padrone immediatamente dopo aver alzato troppo la voce.Forse non si scuserà invece l’Olanda, che questo pomeriggio non ha permesso all’aereo che portava il ministro degli esteri turco, Mevut Cavusoglu, di atterrare all’aeroporto di Schipol, perché la sua presenza “avrebbe potuto causare disordini pubblici”, secondo il governo olandese. Erdogan sembra aver capito la logica occidentale. Ecco allora che subito ha dato dei “nazisti” anche agli olandesi.

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