A gennaio, Facebook annunciava la rimozione di centinaia di pagine legate alla Russia denunciando lo sforzo del Cremlino “nel diffondere la disinformazione” nei Paesi ex sovietici ora nell’orbita della Nato. Sempre nell’ottica del “contrasto della disinformazione russa”, Facebook ha assunto come public policy manager per l’Ucraina Kateryna Kruk, attivista di “EuroMaidan” nel 2014 e volontaria vicina al movimento neonazista di Svoboda, l’ex partito social-nazionalista guidato da Oleh Tjahnybok. A darne notizia è la stessa Kruk sul suo profilo Facebook.

Kruk, in passato, ha difeso il gruppo di estrema destra dalle critiche. È una iper-nazionalista convinta che paragona il presidente russo Vladimir Putin al leader nazista Adolf Hitler e si oppone a qualsiasi tipo di negoziato con Mosca. Come osserva il giornalista investigativo statunitense Ben Norton, il nuovo manager di Facebook per l’Ucraina ha esultato pubblicamente quando la Turchia ha abbattuto un aereo russo, ha invocato la legge marziale e sostiene che i russi sono incapaci di mantenere le promesse. È addirittura arrivata al punto di riferirsi al Cremlino come ad una “organizzazione terrorista”.

Ecco chi è Kateryna Kruk, l’attivista vicina all’estrema destra ucraina

Prima di approdare a Facebook, sottolinea Ben Norton su Grayzone, Kruk ha lavorato nel governo ucraino, dove era “responsabile dei social media e delle comunicazioni internazionali del parlamento ucraino”, dove ha lavorato come “membro del team di comunicazione strategica che lavora allo sviluppo della dottrina ucraina di sicurezza informativa” del Paese. Sui social, Kateryna Kruk si identifica orgogliosamente come “attivista Euromaidan”, riferendosi al movimento – sostenuto dal governo degli Stati Uniti  e dalle cancellerie occidentali – che tra il 2013 e il 2014 ha agito per rovesciare l’allora presidente Viktor Yanukovich.

In quel contesto, Kruk difese le fazioni radicali della destra nazionalista ucraina che chiedevano le dimissioni di Yanukovich. Su The Nation, la neo Public Policy Manager di Facebook viene descritta come una “volontaria di Svodoba”, con tanto di virgolettato. “Ci sono persone che non supportano Svoboda a causa di alcuni dei loro slogan, ma sanno che è il partito politico più attivo e vanno da loro per chiedere aiuto” dichiarava al tempo Kateryna Kruk. Pur sostenendo di non essere iscritta a Svoboda, Kruk affermava di sostenere “l’idea di un partito incentrato sull’Ucraina”.

Nel 2014, Kruk prese le difese anche del Battaglione Azov. In un tweet racconta che un uomo le chiese di dissuadere suo nipote ad unirsi al gruppo paramilitare di estrema destra. “Non potevo farlo. Ho ringraziato quel ragazzo e ho pregato per lui”. Prima di essere ingaggiata da Facebook, Kateryna Kruk ha apertamente parlato del suo Paese come un importante esempio di “guerra dell’informazione” contro Mosca. In un post sul suo profilo personale nel marzo 2018, l’attivista di EuroMaidan ha scritto: “Quando si parla di guerra dell’informazione, l’Ucraina non fa parte del problema per l’Occidente, ma è la soluzione. La nostra esperienza è la chiave per combattere con successo la disinformazione russa”. Tra i tweet più imbarazzanti c’è quello del 24 novembre 2015, quando l’esercito turco abbatté un aereo russo vicino al confine siriano. Tre giorni dopo, Kateryna Kruk twittò: “Putin è un bullo. Il buon turco finalmente gli ha mostrato il suo posto”.

Ingaggiata dai think-tank filo-Ue e filo-Nato

Nel 2017, Kateryna Kruk si recò a Praga per partecipare al Kremlin Watch Program organizzato dal think-tank European Values. “Kateryna è una delle persone più coraggiose in questo campo nel contrasto all’aggressione russa. Era di fatto un portavoce di Maidan e aiutò a mettere insieme le comunicazioni del governo ucraino durante le prime fasi della guerra russa contro il suo Paese. Siamo onorati del fatto che si unirà al nostro team. Ci spiegherà quali sono gli insegnamenti che possono trarre i Paesi dell’Ue e della Nato dall’esperienza ucraina in questa lotta”.

L’European Values ​​è un think-tank con sede a Praga che ha come obiettivo “la difesa della democrazia liberale. Proteggiamo la libertà, lo stato di diritto democratico e l’alleanza transatlantica della Repubblica Ceca. Aiutiamo a difendere l’Europa dall’immigrazione di massa, dall’estremismo islamico e dall’influenza ostile di Russia e Cina”.

Facebook si è dimostrata rigorosa nel censurare le voci conservatrici in Occidente. “Per i conservatori è sempre peggio sui social media” ha osservato lo stesso Presidente Donald Trump. Quando parliamo però di acerrimi oppositori del Cremlino, come in questo caso, lo standard di Facebook è diverso, ed ecco che un’attivista vicina all’estrema destra Ucraina non solo non viene minimamente censurata ma addirittura assunta come dalla società in qualità di Public Policy Manager per l’Ucraina. Scelta legittima, ma forse un tantino incoerente e dettata da una precisa scelta politica.