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Una prima volta storica quella del Partito delle Libertà Austriaco (Fpo), formazione di destra sovranista membro del gruppo dei Patrioti al Parlamento Europeo e vincitore col 29% del voto di settembre: dopo il naufragio dell’accordo di coalizione tra il Partito Popolare Austriaco (Ovp), i socialdemocratici (Spo) e i liberali di Neos il presidente della Repubblica Alexander van der Bellen ha consegnato al leader del Fpo Herbert Kickl l’incarico di formare un nuovo esecutivo.

Giusto ieri davamo conto del fallimento del tentativo del cancelliere uscente dell’Ovp, Karl Nehammer, di costruire una coalizione tra l’Ovp, secondo al voto, l’Spo e Neos che consentisse di lasciare all’opposizione il partito di Kickl, che in passato i popolari ininterrottamente al governo dal 1987 come primi o secondi membri delle coalizioni hanno accettato due volte (1999-2002, 2017-2019) solo come junior partner. Nehammer, al potere dal dicembre 2021, ha fallito il tentativo di formare il suo secondo governo dopo la fine della coalizione con i Verdi e si è dimesso da leader dell’Ovp, annunciando l’imminente addio alla cancelleria.

Per Kickl si aprono dunque le porte della grande opportunità dell’ascesa al governo come protagonista. Se Jorg Haider, storico leader del Fpo a fine Anni Novanta, e Hans-Christian Strache, che lo guidò nello scorso decennio, si erano dovuti accontentare del ruolo di vice di Wolfgang Schussel e Sebastian Kurz, cancellieri dell’Ovp nelle due esperienze di governo, oggi invece l’ex ministro dell’Interno in carica tra il 2017 e il 2019 sogna il balzo in avanti.

La svolta politica in Austria

L’Austria di Nehammer ha impostato, nonostante l’alleanza dell’Ovp coi Verdi, una serie di politiche volte a contenere la fuga di consensi moderati verso la destra radicale: chiusure draconiane all’immigrazione clandestina, politiche di tolleranza zero sul crimine, sostegno all’austerità e al nuovo Patto di Stabilità contro ogni cessione di euro di Vienna al resto dell’Europa, prosieguo fino all’interruzione dei flussi via tubo dell’acquisto di gas naturale russo per contenere prezzi energetici e inflazione. Questo non ha impedito il sorpasso del Fpo sull’Ovp al voto di settembre, che ora Kickl intende capitalizzare.

Christian Stocker, segretario generale dell’Ovp che ha assunto la presidenza ad interim del partito, ha tolto il veto all’ipotesi di negoziazioni con i sovranisti. A spingere Stocker sarebbero due elementi: da un lato, l’impossibilità di logorare elettoralmente il Fpo, che nelle intenzioni di voto è schizzato al 37% contro il 21% di cui verrebbero accreditati i popolari (al 26% a settembre) in caso di elezioni anticipate.

Dall’altro, per il 64enne burocrate di partito entrato in Parlamento solo nel 2019 l’assenza di una leadership riconosciuta nell’Ovp, secondo il Kronen Zeitung di Vienna, aprirebbe le porte a una rapida ascesa nella politica nazionale. Stocker, che appartiene a un’ala del partito tradizionalmente ostile al negoziato con l’ultradestra, è visto come una figura capace di compattare il partito sondando eventuali spazi di comune dialogo. Molti governatori di Lander dell’Ovp temono che aprire ora una contesa per la leadership possa spaccare il partito e che l’opzione di proseguire da seconda forza dietro i sovranisti un’esperienza di governo che per i popolari non si interrompe, a prescindere dal controllo della cancelleria federale, dal 1987 possa evitare di ritrovarsi, tra pochi mesi, a dover trattare con un Fpo enormemente rafforzato.

Prime volte significative

Se Fpo riceverà l’imprimatur popolare per un governo blu-turchese, sarà per molti versi una prima volta storica per l’Europa. Per la prima volta cadrebbe la preclusione secondo cui, a prescindere dai consensi, tra sovranisti e popolari siano questi ultimi ad aver il diritto di guidare le coalizioni di destra nelle grandi democrazie europee.

Inoltre, Kickl potrebbe diventare il primo membro di quella destra ostracizzata al Parlamento Europeo come esterna al campo di governo delle istituzioni comunitarie a conquistare la guida del governo, dato che nei Patrioti per l’Europa (PfE) l’unico primo ministro oggi in carica è Viktor Orban, che lo divenne nel 2010 da esponente del Ppe. Questo porterebbe a quattro i membri i PfE oggi al governo, sommando a Fidesz, partito di Orban, la Lega di Matteo Salvini seconda forza del centrodestra italiano e il Partito della Libertà Olandese (Pvv) di Geert Wilders prima forza nel governo di unità nazionale di Amsterdam.

Kickl, primo cancelliere di estrema destra dai tempi dell’austrofascismo?

Infine, Kickl sarebbe il primo cancelliere austriaco di estrema destra ad essere arrivare al potere da quasi novant’anni. L’ultimo fu, nel 1938, Arthur Seyss-Inquart, capo del Partito Nazista austriaco, che per due giorni, dall’11 al 13 marzo 1938 supervisionò il compimento dell’Anschluss, l’annessione di Vienna al Terzo Reich fortemente desiderata da Adolf Hitler, austriaco di nascita.

Prima di lui, dal 1932 al 1938 erano stati al potere Engelbert Dolfuss e Kurt Schuschnigg, esponenti del Fronte della Patria, partito di stampo fascista e nazionalista, conservatore e fedele al tradizionalismo cristiano, che avevano costruito un regime autoritario e repressivo sul fronte interno segnato, però, dalla chiara e netta opposizione alle politiche espansionistiche dei nazisti tedeschi. Tanto che Dolfuss fu assassinato dai nazisti di Vienna, scatenando una crisi che coinvolse l’Italia fascista a sostegno dell’Austria. Il 2025 non è il 1938, chiaramente: ma con le elezioni in Germania che incombono e la crisi politica in Francia che vedono Afd e Rassemblement National pronti a approfittarne, è chiaro che la salita al potere di Kickl manderebbe un segnale importante circa una svolta a destra del Vecchio Continente senza precedenti nel secondo dopoguerra. E a cui le formazioni tradizionali hanno opposto delle contromisure finora totalmente fallaci.

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