Il ribaltone britannico: l’Inghilterra punisce Starmer, Farage vola

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Keir Starmer e il Partito Laburista hanno subito una drastica sconfitta al voto locale in Inghilterra che, sommato alle elezioni deludenti in Scozia e Galles, disegna i contorni di un giovedì nero per la formazione che dal 2024 governa il Regno Unito. Il voto per le circoscrizioni locali ha sancito il tracollo laburista a favore di Reform Uk, il partito di destra nazionalista guidato da Nigel Farage che, mentre scriviamo, ha già guadagnato 625 seggi nei consigli locali tra quellio già assegnati, mentre i Laburisti ne hanno persi 443 e il Partito Conservatore ben 353. Sorprendentemente, balzano alle spalle della destra i Liberaldemocratici, che salgono di 30 seggi, mentre si inizia a vedere l’effetto Zach Polanski sul Partito Verde, che guadagna 78 seggi. Un voto-terremoto per il Paese guidato da Sua Maestà che nel pomeriggio di venerdì 8 maggio ha mostrato tutta l’ampiezza della disfatta del governo mano a mano che i seggi venivano assegnati.

Reform vince a valanga le elezioni per il consiglio di contea dell’Essex e del Suffolk, spazzando via vecchie maggioranze conservatrici, annulla molte maggioranze rosse e blu in diversi Borough dell’Inghilterra, è pressoché ovunque primo partito. Spesso i Libdem si mostrano capaci e reattivi laddove i Laburisti crollano, e il voto sembra una bocciatura complessiva a quindici anni decisivi per la storia britannica, tra gestione della Brexit, Covid-19, inflazione e guerre, dato che sono stati puniti entrambi i partiti di governo: dopo la lunga fase Tory, l’ultimo biennio di Starmer non ha fermato il declino strutturale del Regno Unito. E dunque si torna a una situazione che non si vedeva dalle Europee del 2019, quando la natura nazionale e proporzionale del voto, insolita per lo standard inglese, premiò tanto il Brexit Party di Farage a destra quanto gli stessi liberaldemocratici al centro-sinistra, spingendoli come primi due partiti sulla base di una duplice contestazione sul processo di uscita del Regno Unito dall’Ue, troppo morbido per i primi e da invertire per i secondi. Il rinnovato senso di polarizzazione britannico è rafforzato dal boom verde e dell’eco-populismo del giovane e dinamico Polanski.

“I numeri sono indubbiamente negativi per il Labour, con il Reform che sta ottenendo progressi enormi nei centri pro-Brexit nel nord e nelle Midlands”, nota il Guardian, sottolineando che “queste potrebbero persino essere le peggiori perdite del partito negli ultimi 50 anni, con oltre 1.000 consiglieri scomparsi e la potenziale perdita del controllo del parlamento gallese”, e l’idea di una sconfitta notevole rischia di paralizzare anche qualsiasi discorso sul futuro del primo ministro, perché “con Starmer a terra ma non ancora fuori, e i suoi rivali esitanti, sembra che uno stallo continuo sul suo futuro sia lo scenario più probabile. Il primo ministro ha risposto con un poco convincente “sì” quando venerdì mattina gli è stato chiesto se avrebbe guidato il partito alle prossime elezioni, dicendo di voler concludere il suo mandato”, ma indubbiamente dopo la debacle e l’estensione della disfatta a Scozia e Galles il rischio di un avvitamento sistemico del Partito Laburista non è da escludere. E chi potrebbe volere prendere le redini del partito di governo qualora Starmer naufragasse? Ad oggi, una figura alternativa non si vede, capace di risalire la corrente in maniera più serena e sicura. E proprio questa impasse ad oggi è l’unica garanzia per un primo ministro nella bufera e sempre più politicamente delegittimato..