Il peso della storia: tra Polonia e Ucraina i fantasmi del massacro di Volinia 

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Negli ultimi anni, Ucraina e Polonia hanno messo da parte dissapori e vecchie dispute con l’obiettivo comune di fronteggiare la Federazione Russa, con Varsavia in prima linea nel sostenere con armi e risorse Kiev nella sua guerra contro l’invasore russo. In tal senso, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha firmato, quest’estate, un accordo di sicurezza bilaterale con il Governo di Varsavia, volto a rafforzare i legami con uno dei suoi principali alleati nella guerra contro la Russia. Inoltre, la Polonia ha fornito a Kiev aiuti militari per 4 miliardi di euro e ha promesso ulteriori pacchetti. L’accordo siglato prevede cooperazione militare, addestramento per le forze ucraine e l’uso del territorio polacco per la logistica delle armi occidentali. Ma nonostante questo fronte comune anti-russo, le tensioni legate alla memoria storica dei due Paesi, con particolare riferimento in al Massacro di Volinia durante la Seconda Guerra Mondiale, sono (ri)emerse nelle ultime settimane, secondo quanto riportato dalla testata Politico, facendo vacillare l’alleanza tra i due Paesi e anche il futuro ingresso di Kiev nell’Unione europea.

Nervi tesi tra Kiev e Varsavia

Le tensioni tra Polonia e Ucraina legate al massacro di Volinia, avvenuto tra il 1943 e il 1944, continuano a influenzare negativamente i rapporti tra i due Paesi. Durante quel periodo, l’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA) di Stepan Bandera perpetrò infatti una campagna di pulizia etnica contro i polacchi nelle regioni che oggi appartengono all’Ucraina occidentale, causando decine di migliaia di vittime. Durante questi tragici eventi, circa 60.000 polacchi furono uccisi nella regione della Volinia e altri 40.000 nell’area orientale della Galizia. Nel frattempo, la questione delle esumazioni delle vittime, richiesta da Varsavia, è rimasta irrisolta. Recentemente, il ministro (ora ex) degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba ha evitato di rispondere in modo chiaro riguardo all’esumazione e alle richieste polacche, affermando che le questioni storiche dovrebbero essere affidate agli storici: parole che hanno provocato forti polemiche e indignazione in Polonia, dove sono state viste come un segno di disprezzo.

Le autorità polacche, inclusi il vicepremier Władysław Kosiniak-Kamysz e il primo ministro Donald Tusk, hanno ribadito che l’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea dipenderà dalla capacità di affrontare adeguatamente le questioni storiche e commemorare le vittime polacche. Kosiniak-Kamysz ha inoltre sottolineato che, pur continuando a sostenere l’Ucraina nella guerra contro la Russia, Varsavia si aspetta che Kiev soddisfi le sue richieste, spiegando che “l’Ucraina non entrerà nell’UE a meno che questa questione non venga risolta”, sottolineando la necessità di una commemorazione adeguata da parte delle autorità di Kiev. 

Le differenti memorie storiche

Per Kiev il massacro di Volinia fu una tragedia legata al periodo della fine della Seconda Guerra Mondiale, mentre per Varsavia si trattò di un vero “genocidio”. Una differenza abissale, non solo semantica ma sostanziale. Nel 2016, infatti, il Sejm polacco ha approvato con 432 voti favorevoli e 10 astensioni una risoluzione che riconosce il massacro di Volinia come un genocidio. La risoluzione istituì una giornata nazionale della memoria, celebrata l’11 luglio. Malgrado le differenti posizioni, qualche segnale di “disgelo” tra i due Paesi su questo fronte c’era stato nel 2023 quando ci fu un incontro a sorpresa tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il presidente polacco Andrzej Duda per commemorare le vittime dei massacri della fine della Seconda Guerra Mondiale. 

Inoltre, il ministro degli esteri ucraino, Andrij Sybiha, ha recentemente dichiarato la disponibilità di Kiev a discutere della complessa eredità del conflitto tra i due Paesi. In un messaggio sui social media, Sybiha ha sottolineato che “non dovrebbero esserci ostacoli politici” alla risoluzione della questione delle esumazioni, insistendo sul fatto che il passato “non può minacciare il futuro nella famiglia euro-atlantica”. Sebbene, dunque, l’Ucraina abbia fatto alcuni passi verso il riconoscimento dei morti polacchi, come la commemorazione delle vittime a Ternopil lo scorso anno, il cammino verso una piena riconciliazione tra Kiev e Varsavia appare ancora lungo e tortuoso.

Citato da Politico, lo storico ucraino Yaroslav Hrytsak ha osservato che entrambi i Paesi devono riconoscere le proprie responsabilità per evitare un’impasse permanente. “Gli ucraini dovrebbero ammettere la loro colpa per la tragedia, e i polacchi dovrebbero fare lo stesso per le politiche che hanno contribuito a causarla”. Non sarà facile, visti i forti sentimenti nazionalisti di entrambi i Paesi: la comune causa “anti-russa” potrebbe dunque non essere sufficiente per appianare le divergenze.