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L’ideologia sovranista e populista, almeno in Europa, non è stata del tutto sconfitta. I risultati elettorali delle presidenziali segnano la nascita, per così dire, del populismo portoghese. André Ventura può da oggi affermare di essere un serio attore del palcoscenico politico di quella nazione. “Basta” è comparso sulla scena soltanto un anno fa, in seguito ad una micro-scissione dai social-democratici, ma adesso il ruolo del Partido Chega si è rafforzato, con decine di scranni conquistati.

La riconferma del presidente uscente Marcelo Rebelo De Sousa era telefonata. Lo stesso non si può dire per l’exploit di Chega, che in italiano si traduce appunto “Basta”: la formazione politica che viene spesso etichettata come “estrema destra” dovrebbe attestarsi tra il 10% ed il 12%. Mentre scriviamo, non sono ancora arrivati i dati definitivi. I parziali però già consentono di raccontare l’ascesa di un fenomeno politico in una delle terre meno propense ad assecondare il sovranismo tra quelle europee. Una crescita era stata calcolata come possibile, ma forse non fino a questo punto.

Chega, durante la scorsa competizione elettorale, non era del resto andato oltre l’1% dei voti. L’esito elettorale odierno assume così un significato pure per i populisti del Vecchio continente: si temeva che la sconfitta di Donald Trump facesse da preludio ad un indebolimento generale. Un contraccolpo, che avrebbe ridimensionato le velleità della destra, tanto nel contesto dell’Unione europea quanto in quello americano. La performance di Chega, in questo senso, offre qualche speranza in più. Se non altro perché si tratta di un colpo battuto in un momento storico particolare: il tycoon è stato il riferimento internazionale del populismo-sovranista. Nella visione delle cose dei populisti, però, lo scontro tra “popolo” ed “élite” è destinato a continuare, prescindendo dai suoi interpreti. In questa chiave, l’affermazione di Chega rientra a pieno in un’interpretazione ottimistica. C’è un però.

Come sappiamo, non tutti i movimenti populisti sono uguali: Chega è più simile all’Afd che al Rassemblement National. Il leader André Ventura, giornalista ed avvocato, proviene dal Partito Social Democratico – quello del presidente Sousa -, che in Portogallo, nazione a trazione socialista, rappresenta una forma centrista di conservatorismo. Nel tempo, però, le idee di Ventura si sono radicalizzate. E le differenze tra i conservatori portoghesi e la destra di Ventura sono divenute davvero ampie. La visione sulla gestione dei fenomeni migratori, soprattutto, è dirimente per comprendere quali e quante differenze di stile, comunicazione e traccia valoriale esistano tra le due realtà. Tra i leader europei che guardano con attenzione a quello che accade in Portogallo ed al possibile avvento di Ventura, c’è di sicuro Matteo Salvini, che si è congratulato con Ventura per il risultato.

Se Vox di Santiago Abascal ha scelto di condividere con Giorgia Meloni un percorso in Europa nell’Ecr, insomma, il Partito Chega sembra essere più vicino alle posizioni del partito leghista. Comunque sia, i risultati provano come il solo seggio conquistato da Ventura al penultimo giro non fosse rappresentativo del bacino elettorale, che sta aumentando. Le parole d’ordine di “Basta” sono quelle che immaginiamo: Ventura, in campagna elettorale, ha spinto molto sul patriottismo, ma ha rivendicato, almeno a sua detta, anche di essere l’unico candidato alla presidenza schierato apertamente contro la corruzione: scelte propagandistiche che hanno pagato.

Le prospettive sono complesse da immaginare: tanto il populismo quanto il sovranismo devono fare i conti con il rimescolamento delle carte dovuto alla sconfitta di Trump. I conservatori europei premono affinché le realtà partitiche populiste modifichino in parte la loro piattaforma, sposando appunto le istanze del conservatorismo, mentre i populisti in senso stretto non sembrano avere intenzione di abbandonare la loro natura post-ideologica. Trump, in questi quattro anni, ha fatto da collante. Venuto meno il punto d’equilibrio tra due emisferi simili, ma disposti a rivendicare le differenze, è possibile immaginare che conservatori, sovranisti e populisti finiscano col competere tra di loro per le leadership ideologica e culturale.

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