Dopo essere stato rovesciato lo scorso 10 novembre e aver trovato rifugio in Messico, Evo Morales è partito venerdì scorso alla volta di Cuba. Mentre le personalità vicine all’ex leader boliviano hanno sostenuto che si trattasse di un viaggio medico per andare a curarsi sull’isola caraibica, in Messico è trapelata la possibilità che il viaggio sia il primo passo per un tentativo dell’ex presidente di tornare alla guida della Bolivia nel minor tempo possibile. La destinazione sarebbe stata scelta in quanto l’Avana è uno dei pochi alleati su cui Morales può contare nell’America latina, dopo che la maggioranza dei Paesi sudamericani ha riconosciuto Jeanine Anez come legittimo presidente ad interim. Dopo aver accusato la comunità internazionale e in particolar modo gli Stati Uniti di aver orchestrato un colpo di Stato, Morales è intenzionato più che mai a riprendere la guida del Paese.

Fuga dal Messico per paura di tradimento

Dopo il riavvicinamento delle ultime settimane tra Stati Uniti e Messico, lo stesso presidente Usa Donald Trump ha dichiarato come l’asilo politico all’ex presidente boliviano rappresentava una grave macchia per il Paese dell’America centrale. Per scongiurare il rischio dell’ennesima crisi diplomatica col gigante nordamericano, il governo messicano stava valutando la possibilità di tornare sui propri passi e l’estradizione di Morales era al vaglio dell’esecutivo, tanto da convincere l’ex presidente a lasciare il Paese, come riportato dal quotidiano El Universal. Quali che siano attualmente le intenzioni di Morales però non è ancora chiaro, non avendo espresso fermamente la propria posizione nemmeno sulle prossime elezioni boliviane, lasciandosi aperta ogni porta possibile.

La strada del complotto

Per ottenere la riabilitazione internazionale, la strada che pare aver intrapreso Morales è quella del complotto internazionale, dovuto alle posizioni tenute dal suo governo in ambiti economici in disaccordo con le volontà degli Stati Uniti d’America. Inoltre, la sua estrazione sociale (egli discende infatti dal ceppo indios della popolazione) e la sua estraneità alle politiche espansive, lo avrebbero reso un facile bersaglio per additare le colpe della mancata ripresa economica del Paese, non in linea con gli altri Paesi del Sud America.

Se riuscirà a dimostrare come la destituzione sia avvenuta a seguito di un vero e proprio colpo di Stato e non a delle spontanee manifestazioni popolari, la possibilità che torni in corsa per delle future elezioni è ancora possibile. In caso contrario, se davvero vorrà riprendere il controllo del Paese, la strada è quella a sua volta del rovesciamento dell’ordine costituito e Cuba è il campo di addestramento ideale a questo scopo.

Ad un mese dal cambio al vertice dello Stato sudamericano, è ancora troppo presto per capire i reali sviluppi futuri della vicenda. Sebbene i punti oscuri da entrambe le parti siano parecchi, non si può ancora affermare con certezza se si sia trattato di un golpe (caso nel quale peserebbe la mano americana) o se semplicemente Morales abbia perso il favore del popolo. L’unica certezza è che egli fosse un leader scomodo, soprattutto ai ricchi proprietari terrieri della regione a causa delle politiche in favore della popolazione indigena della Bolivia. Sarà proprio su questo dualismo storico che mantiene i suoi strascichi anche nell’età contemporanea che verranno giocate le prossime partite governative del Paese.

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