Skip to content
Nazionalismi

Moldavia: un doppio voto per scegliere tra Unione europea e Russia

Domenica 20 ottobre sarà ricordata come una giornata cruciale per il futuro del popolo della Moldavia: Ue o Russia?

Domenica 20 ottobre in Moldavia si svolgeranno due voti importanti: i moldavi saranno infatti chiamati alle urne per scegliere il nuovo presidente ma, contemporaneamente, si terrà anche il cruciale referendum in cui i cittadini esprimeranno la loro preferenza sul proseguire o meno i negoziati per l’adesione all’Unione Europea. Proprio per questo motivo, si parla già di un voto storico il cui esito sarà decisivo per il futuro del Paese. Ma qual è l’umore generale della popolazione?

La Moldavia, piccolo paese ex sovietico ai confini dell’Europa orientale, con una popolazione di appena 3 milioni di abitanti, a partire dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991 è sempre stata politicamente “divisa”, tra una parte di popolazione favorevole all’integrazione europea e più vicini ai valori occidentali, e un’altra parte che è invece sempre rimasta legata alla Russia e al passato sovietico, tanto che negli ultimi trent’anni diversi sono stati i capi di Governo considerati “filorussi”.

Ursula von der Leyen e Maia Sandu

Rispetto all’adesione all’Unione europea, la Moldavia aveva ottenuto lo status di Paese candidato già nel 2022 e anche l’attuale presidente in carica, Maia Sandu, eletta il 24 dicembre 2020 e prima donna a ricoprire questo ruolo nella storia moldava, è di idee filoeuropeiste e filoccidentali. Il Governo moldavo, retto dal Partito di Azione e Solidarietà (PAS), partecipa anche, come osservatore, alla famiglia politica del Partito Popolare Europeo (PPE), e alcune settimane fa è stato pubblicamente sostenuto dall’Unione Europea, anche dopo la visita ufficiale di Ursula von der Leyen a Chisinau lo scorso 10 ottobre, che ha annunciato un massiccio programma di sostegno economico di 1.8 miliardi di euro.

Per quanto riguarda le elezioni presidenziali, l’attuale presidente Maia Sandu è data per favorita, mentre tra gli altri candidati (che sono 11 in totale, inclusa Sandu), i due favoriti sono Renato Usatii, sindaco della città di Balti – la seconda per grandezza in Moldavia – e presidente del partito Partidul Nostru (Our Party) che promuove la difesa dei russi di Moldavia, e soprattutto Alexander Stoianoglo, ex Procuratore generale della Moldavia, sostenuto dall’ex presidente Igor Dodon e soprattutto dal Partito Socialista, vicino alla Russia e leader dell’opposizione.

Il rapporto con la Russia e la questione Transinistria

Secondo alcuni sondaggi Sandu sarebbe al momento in testa con oltre il 30% di preferenze, seguita da un 10% a favore di Stoianoglo, ma l’equilibrio politico è molto delicato dato che, in seguito allo scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina, negli ultimi due anni c’è stato un notevole crollo del PIL, oltre che una crisi migratoria, dopo che decine di migliaia di profughi ucraini sono arrivati in Moldavia dalla primavera del 2022. Un altro grave problema è poi quello della corruzione, dato che la Moldavia è al secondo posto tra i Paesi più corrotti d’Europa, secondo l’analisi dell’ONG Transparency International, e le insinuazioni su presunte interferenze e ingerenze straniere, sono tuttora presenti.

Infine, c’è la delicata questione della regione secessionista della Transinistria, territorio che dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica ha dichiarato la propria indipendenza da Chisinau, autoproclamandosi come Repubblica Moldava della Transinistria il 2 settembre del 1990 e diventando uno Stato indipendente de facto, non riconosciuto, tuttavia, dai Paesi membri dell’ONU. L’amministrazione della Transinistria, situata nella città di Tiraspol – ovvero la capitale – è politicamente vicina alla Russia, tanto da utilizzare come moneta ufficiale il rublo transinistriano, oltre alla simbologia legata al passato sovietico ancora presente nella regione, a partire dalla bandiera ufficiale rossa e verde con falce e martello.

È questo, dunque, il quadro generale che si presenta in Moldavia a poche ore dal voto. Un equilibrio precario, dove, come in altri Paesi ex sovietici, la popolazione è divisa: tra una parte, soprattutto i più giovani, che sogna un futuro nell’Unione Europea; e un’altra parte, che rimane invece euroscettica e vicina alla Russia, non condividendo gli ideali occidentali. Non resta che attendere domenica, per vedere se i sondaggi, al momento favorevoli a Maia Sandu, saranno confermati.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.