Sin dall’inizio dell’iter legislativo sulla controversa legge regolante l’accoglienza dei migranti esteri nel Paese, l’india è stata interessata da proteste, con i manifestanti che non hanno intenzione di arretrare sin quando il governo di Narendra Modi non dichiarerà di tornare sui propri passi. Il numero maggiori di scontri si sono registrati nella provincia settentrionale dell’Uttar-Pradesh, guidata dall’ultra-nazionalista indù Yogi Adityanath, dove si sono registrate 18 delle 25 morti negli scontri con le forze dell’ordine. La regione dell’India, tra le più popolose della fascia di confine e abitata da una folta consistenza di minoranze è allo sbando, con l’apparato pubblico fermo ormai da settimane.

Multa e confische per i manifestanti

Per cercare di limitare le proteste che stanno interessando la regione indiana, oltre 200 persone sono state raggiunte dalle minacce di confisca delle proprie proprietà e da multe salatissime qualora continuassero a protrarre le proteste. La misura sarebbe rivolta agli esponenti più attivi delle manifestazioni, che negli ultimi giorni hanno paralizzato l’Uttar Pradesh; quasi tutti di fede musulmana, come riportato dai funzionari del governo.

A seguito della minaccia, i rappresentanti dei manifestanti hanno accusato la dirigenza della regione di avere atteggiamenti dittatoriali e di voler zittire l’opposizione in un momento delicato da un punto di vista sociale come quello che sta attualmente attraversando l’India. Anche grazie al supporto del primo ministro indiano Modi, il governo locale sembra comunque intenzionato a proseguire nell’azione.

Le condizioni dell’Uttar Pradesh

La particolarità della regione indiana è dettata dalla vicinanza ai confini dello Stato indiano, che lo rendono territorio di arrivo degli esodi di sfollati dai Paesi vicini, principalmente a fede musulmana. La proposta di legge che non consentirebbe ai migranti che credono nell’Islam di ottenere la cittadinanza indiana e di conseguenza di vedere la propria richiesta di asilo respinta ha mobilitato la popolazione dell’Uttar Pradesh, che ogni giorno vive i disagi del fenomeno.

Le dure persecuzioni portate avanti nei confronti dei manifestanti hanno creato dissapori tra la popolazione, arrivata a definire il governo locale di Adityanath come “regno del terrore”. Le forze dell’ordine hanno compiuto repressioni delle manifestazioni attraverso l’uso della forza, spesso ingiustificata poiché limitata a semplici esternazioni pacifiche. Inoltre, la polizia indiana sarebbe stata accusata di aver ucciso manifestanti inermi, dopo che dai cadaveri si è riscontrato come i proiettili abbiano raggiunto i manifestanti alle spalle, mentre scappavano; oltre a ripetute violazioni dei diritti civili date dalle irruzioni nei quartieri musulmani con arresti a tappeto.

Nonostante i portavoce governativi abbiano dichiarato che non sono state prese misure anti-costituzionali nei confronti dei manifestanti e della popolazione, le testimonianze riportate agli organi di stampa sembrano suggerire il contrario. Le condizioni dell’Uttar Pradesh hanno visto un forte peggioramento che nei giorni non sembra migliorare; con le proteste che continuano a bloccare il regolare svolgimento della vita della regione. La situazione è comunque destinata a perdurare anche a causa della mancanza di un tavolo di confronto tra le organizzazioni dei manifestanti e il governo di Modi, deciso a portare avanti una legge che si rifà chiaramente al suprematismo indù.