Ci sono uomini che la guerra forgia, e poi ci sono quelli che la guerra trasforma in simboli. Ilja Samoilenko, per tutti “Gandalf”, è uno di questi. Alto due metri, con una protesi di titanio al posto del braccio sinistro e un occhio artificiale a testimoniare le ferite del 2017, Samoilenko non è solo un ufficiale dell’intelligence della 12ª Brigata delle Forze Speciali Azov, ma un’icona della resistenza ucraina. Il suo nome è legato indissolubilmente all’assedio di Mariupol del 2022, quando, barricato nell’acciaieria Azovstal, ha sfidato l’esercito russo con una determinazione che ha fatto il giro del mondo. Ma oggi, mentre continua a combattere contro Mosca, il suo sguardo sembra puntare oltre il fronte: verso il Parlamento ucraino, dove potrebbe scrivere un nuovo capitolo della sua storia.
L’eroe di Azovstal
Nato nel 1994, Samoilenko aveva appena 21 anni quando, nel 2015, si unì al Battaglione Azov, allora un’unità di volontari nota per il suo fervore nazionalista e le controverse origini legate a frange di estrema destra. Studente di Storia all’Università di Kyiv, sognava di completare gli studi, ma la guerra nel Donbass lo chiamò al fronte. Fu lì, nel 2017, che un’esplosione gli strappò il braccio sinistro e l’occhio destro. Eppure, invece di arrendersi, Samoilenko tornò in servizio, imparando a sparare con la protesi e diventando una figura chiave dell’intelligence di Azov.
Nel 2022, durante l’assedio di Mariupol, Gandalf si distinse non solo per il coraggio, ma per la capacità di comunicare. Dalle viscere di Azovstal, mentre i russi stringevano l’assedio, tenne conferenze stampa in un inglese fluente, raccontando al mondo la resistenza disperata dei suoi uomini. “Surrender is not an option,” dichiarò, spiegando che per gli uomini di Azov la cattura significava morte certa. Secondo le sue stime, i difensori di Mariupol eliminarono 2.500 soldati russi e ne ferirono 5.000, infliggendo il 15% delle perdite nemiche in quella fase del conflitto, senza supporto aereo né artiglieria.
Catturato a maggio 2022, trascorse quattro mesi in isolamento in una prigione russa, per poi essere rilasciato in uno scambio di prigionieri a settembre. La sua liberazione, celebrata in Ucraina, rafforzò la sua aura di eroe nazionale.
Un simbolo controverso
Ma Samoilenko non è solo un soldato. La sua figura è al centro di un dibattito che va oltre i campi di battaglia. Azov, nato come milizia di estrema destra e accusato di simpatie neonaziste, è stato a lungo un bersaglio della propaganda russa, che lo dipinge come prova della “nazificazione” dell’Ucraina. Samoilenko, consapevole di questa ombra, ha sempre difeso l’evoluzione della brigata. In interviste, come quella al Times of Israel nel dicembre 2022, ha ammesso la presenza di elementi estremisti nei primi anni di Azov, ma ha sottolineato come la professionalizzazione e l’integrazione nella Guardia Nazionale ucraina abbiano depoliticizzato l’unità. “Abbiamo un comandante ebreo che combatte con noi,” ha dichiarato, cercando di smontare le accuse di antisemitismo.
Eppure, le controversie persistono. Nel 2017, Samoilenko fu intervistato da un reporter ceco e negò l’Olocausto, un episodio che, sebbene non confermato da fonti ufficiali, ha alimentato sospetti sul suo passato. Più tardi, durante un viaggio in Israele con una delegazione di Azov, fu fotografato accanto a un nazionalista ucraino che indossava una maglietta di un marchio neonazista, suscitando critiche. Samoilenko, però, sembra abile nel navigare queste acque torbide, presentandosi come un patriota moderno, lontano dalle vecchie ideologie.
La scalata politica
Oggi, mentre continua a servire come ufficiale di intelligence, Samoilenko sta silenziosamente costruendo il suo futuro politico. Fonti vicine ad Azov suggeriscono che stia preparando una candidatura al Parlamento ucraino, un obiettivo che sembra naturale per un uomo che ha già dimostrato di sapersi muovere sulla scena internazionale. Dopo Mariupol, ha viaggiato in Europa, Stati Uniti e Israele, incontrando politici, attivisti e media. A Tallinn, nel gennaio 2024, ha ricevuto onori dal deputato estone Marko Mihkelson, che lo ha definito “un leggendario difensore di Mariupol.” A New York, ha parlato alle Nazioni Unite, promuovendo la causa di Azov e della liberazione dei prigionieri di guerra.
La sua popolarità è alimentata anche da iniziative mediatiche. Nel 2023, Samoilenko è diventato il volto di una campagna pubblicitaria per il marchio ucraino di abbigliamento Indposhiv Bespoke, che ha creato per lui un completo su misura, adattato alla sua protesi. “Un uomo in giacca è un derivato di un’uniforme militare,” ha detto, trasformando il suo aspetto in un simbolo di resilienza e stile.
La battaglia diventa politica
Ma la strada verso il Parlamento non sarà facile. L’Ucraina post-bellica sarà un’arena politica complessa, con fazioni rivali e un elettorato stanco di conflitti. Samoilenko dovrà affrontare il peso delle accuse contro Azov, che, nonostante il riconoscimento internazionale (come il via libera degli Stati Uniti all’uso di armi nel 2024), rimane una formazione controversa. Inoltre, la sua immagine di eroe di guerra potrebbe non bastare in un contesto politico dove servono alleanze e compromessi.
Eppure, Gandalf ha dimostrato di essere un sopravvissuto. Sopravvissuto alle ferite, alla prigionia, alle critiche, potrebbe riuscire a trasformare il suo mito in un seggio parlamentare. In un’intervista a Svidomi, ha detto: “Solo il campo di battaglia risolve i nostri problemi.” Ma forse, per Samoilenko, il prossimo campo di battaglia sarà quello della politica, dove la sua magia dovrà convincere non più i soldati, ma un intero popolo.

