Nigel Farage da un lato, il Count Binface dall’altro: quando a inizio luglio il leader di Reform Uk si è dimesso dal suo seggio parlamentare a Clacton, città dell’Essex dove nel 2024 è stato eletto per la prima volta a Westiminster all’ottavo tentativo, difficilmente avrebbe pensato che il più serio avversario per la rielezione a cui si è immediatamente candidato sarebbe stato il personaggio satirico interpretato da Jonathan David Harvey e che si presenta in pubblico con un costume a forma di bidone della spazzatura. In una suppletiva boicottata da Laburisti, Conservatori, Verdi e Liberaldemocratici e che ha visto presentarsi ben 34 candidati (segnaliamo, tra questi, “Nick, l’incredibile mattone volante” di un partito satirico chiamato The Official Monster Raving Loony Party) e ritenuta dagli avversari uno show personale di Farage, a dire il vero, il leader di quello che per molti sondaggi è, o era, il primo partito del Regno Unito si gioca molto.
Difficilmente Count Binface scalzerà Farage dal seggio, anche se i sondaggi sembrano assegnarliuna quota di consensi (20%) mai raggiunta altrove da questo candidato satirico e umoristico che in passato ha sfidato perfino Boris Johnson, e al di là del voto si segnala una fase complessa per lo storico leader della destra nazionalista britannica, in passato figura chiave per il referendum della Brexit. Già, perché è bene sottolineare che la suppletiva di Clacton, prevista per il 13 agosto, è stata convocata dopo un’iniziativa unilaterale di Farage a seguito dell’emersione di alcune inchieste a suo carico condotte da Westminster per dossier legati a donazioni ricevute da figure del business, con quelle connesse al milionario delle criptovalute Christopher Harborne che hanno fatto particolarmente discutere.
Farage, dopo l’apertura del dossier riguardante la sua persona da parte del Parlamento, si è dimesso con la giustificazione di voler ridare agli elettori del suo collegio la parola circa la possibilità di una sua permanenza come membro della Camera dei Comuni. I suoi avversari, dai Laburisti ai Conservatori, l’hanno accusato di voler distrarre l’attenzione dai casi che lo riguardano e si sono rifiutati di contendergli il seggio.
Da destra particolarmente duro l’affondo di Kami Badenoch, leader del Partito Conservatore, che ha bollato come fake election il procedimento elettorale. Spazio dunque alla ridda di candidati alternativi capitanata da Count Binface, in una fase che ha intercettato una flessione del consenso per Reform Uk, che nell’ultimo anno in più rilevazioni aveva sfiorato il 30% risultando trasversalmente il primo partito del Paese e, vincendo in molti distretti nelle elezioni locali di maggio, aveva accelerato la caduta del governo laburista di Keir Starmer e il suo avvicendamento con Andy Burnham a Downing Street. In tal senso, però, proprio il cambio della guardia al governo ha prodotto una sfida aperta a Farage: l’ex sindaco della Greater Manchester si è presentato con un’agenda politica di rottura e discontinuità e ha promesso di governare “per la Gran Bretagna dimenticata” riportando lo Stato a occuparsi delle periferie divenute roccaforte del Reform. Burnham ha promesso nette svolte in economia ma ha anche interiorizzato l’idea di proporre una linea di contrasto all’immigrazione clandestina più ferma rispetto al passato, dato che ha sfidato un argomento elettorale caro a Farage. soprattutto sugli arrivi tramite attraversamenti di barche attraverso la Manica.
Il risultato è stato chiaro: un recupero del Partito Laburista a scapito di Reform Uk nei sondaggi. Da inizio luglio i laburisti sono saliti dal 20% di cui erano mediamente accreditati a percentuali che in alcuni casi superano il 25%, mentre Reform dal 25-27% è ora dato attorno al 23%, e dunque diverse rilevazioni constatano un controsorpasso della sinistra mentre anche i Tory, attorno al 20%, non sono lontani. La “luna di miele” col nuovo esecutivo ha portato un rimbalzo in quello che a tutti gli effetti è ora un sistema tripolare. Ma la prospettiva è che, anche se riconquisterà il suo seggio, Farage dovrà affrontare una serie di sfide crescenti, sia sul piano parlamentare che su quello strettamente connesso alle ambizioni di potere del Reform Uk. Del resto, il Regno Unito resta più vicino alle ultime elezioni, nel 2024, di quanto lo sia al prossimo voto politico, previsto per il 2029. Il sistema britannico, dalla vittoria di Starmer, si è ribaltato. Non è detto che possa farlo di nuovo in futuro. L’era Burnham e la capacità del premier di mantenere le promesse saranno decisive. E peseranno più della pittoresca sfida di Clacton per il leader del movimento nazionalista britannico.