Skip to content
Nazionalismi

Così Orban sferza l’Europa troppo subalterna gli usa

Ucraina, Nord Stream, subalternità agli Usa: Orban sferza l'Europa in un discorso dove mostra la sua visione politica.

L’Europa si trova a un delicato crocevia nella sua storia geopolitica. Il discorso tenuto dal Primo Ministro ungherese, presidente di turno dell’UE, Viktor Orbán al 33° Campo studentesco e universitario estivo di Bálványos offre una prospettiva dettagliata e critica su come la guerra in Ucraina e le dinamiche globali stiano rimodellando il contesto politico ed economico europeo. Orbán non solo analizza la situazione attuale, ma propone anche una strategia a lungo termine per l’Ungheria e, implicitamente, per l’Europa centrale.

La guerra in Ucraina, secondo Orbán, non è solo un conflitto regionale, ma un evento che ha rivelato la realtà sottostante delle relazioni di potere globali. Il primo punto che emerge dal suo discorso è l’incredibile resilienza dell’Ucraina. Nonostante le difficoltà interne, quali la corruzione endemica e la fuga di milioni di persone, l’Ucraina ha trovato una nuova missione esistenziale: diventare la regione di frontiera militare orientale dell’Occidente. Questo obiettivo ha infuso una nuova forza e determinazione nel paese, rendendolo capace di resistere all’invasione russa con un’energia sorprendente.

Dall’altra parte, la Russia ha dimostrato una capacità di adattamento economico che ha smentito molte delle aspettative occidentali. Le sanzioni imposte dopo l’annessione della Crimea nel 2014 hanno spinto la Russia a modernizzare l’agricoltura e il sistema finanziario, rendendoli meno vulnerabili alle nuove sanzioni imposte a seguito dell’invasione dell’Ucraina. Orbán sottolinea come la Russia sia stata erroneamente dipinta come una rigida autocrazia neo-stalinista, mentre in realtà si è rivelata resiliente dal punto di vista tecnico ed economico.

Uno dei punti più controversi del discorso di Orbán riguarda la critica all’Unione Europea e alla sua politica di allineamento con gli Stati Uniti. Orbán accusa l’Europa di aver rinunciato ai propri interessi, seguendo ciecamente la politica estera americana anche a costo della propria autodistruzione economica. Evidenzia come le sanzioni contro la Russia abbiano danneggiato l’economia europea, aumentando i prezzi dell’energia e rendendo le industrie europee meno competitive. Inoltre, Orbán critica il silenzio europeo sull’esplosione del gasdotto Nord Stream, considerandolo un atto di sottomissione agli interessi americani.

L’ascesa di un nuovo asse di potere in Europa, che include Londra, Varsavia, Kiev, i Paesi baltici e gli scandinavi, è un altro punto cruciale del discorso. Questo nuovo centro di potere ha marginalizzato l’asse tradizionale Berlino-Parigi, riducendo la rilevanza politica della Germania e della Francia. Orbán osserva come la politica europea sia crollata a causa di questa nuova dinamica di potere, con la Polonia che abbandona la cooperazione con il V4 (Gruppo di Visegrád) per perseguire una strategia di alleanza con gli Stati Uniti contro la Russia e la Germania.

Orbán non risparmia critiche alla disconnessione tra le élite occidentali e i popoli. Secondo lui, le élite occidentali sono sempre più distaccate dai bisogni e dai desideri delle persone comuni, promuovendo valori liberali che non trovano riscontro nel resto del mondo. Questa disconnessione è vista come una delle cause principali dell’indebolimento dell’influenza occidentale, sostituita sempre più dall’attrazione della Russia, che utilizza la resistenza all’imposizione di politiche LGBTQ come un’arma tattica di soft power.

Guardando al futuro, Orbán propone che l’Ungheria adotti una “grande strategia” che miri a navigare tra i blocchi emergenti senza farsi ingabbiare esclusivamente nell’uno o nell’altro. Questa strategia di “connettività” implica mantenere relazioni sia con l’Occidente che con l’Oriente, evitando di prendere parte in guerre tecnologiche o commerciali contro l’Est. Orbán sottolinea l’importanza di rafforzare l’indipendenza economica e finanziaria dell’Ungheria, costruendo “campioni nazionali” nei settori chiave e mantenendo un’economia di produzione piuttosto che di servizi.

Orbán sottolinea anche la necessità di preservare la sovranità culturale e spirituale dell’Ungheria. Per lui, la difesa della tradizione cristiana e della famiglia è fondamentale per mantenere una società resiliente e autosufficiente. La sua visione di una società ungherese solida e resiliente include l’arresto del declino demografico senza ricorrere alla migrazione di massa, che secondo lui porterebbe alla dissoluzione sociale.

Infine, Orbán ribadisce che la politica ungherese deve adattarsi alle caratteristiche nazionali, favorendo una libertà personale e nazionale che rifletta i valori e la cultura ungherese. Egli richiama i giovani a prepararsi per portare avanti questa visione, suggerendo che il cambiamento del sistema globale richiederà decenni e che le generazioni future dovranno essere pronte a difendere questa strategia.

In sintesi, il discorso di Orbán al campo di Bálványos dipinge un quadro di un’Europa divisa e di un mondo in transizione, in cui l’Ungheria deve navigare con prudenza e determinazione per sfruttare le opportunità e mitigare le minacce del nuovo ordine globale emergente. La visione di Orbán rappresenta una sfida alle narrative dominanti in Europa e pone interrogativi profondi sul futuro della sovranità nazionale, della politica economica e delle relazioni internazionali nell’era post-pandemica.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.