Chi aveva previsto una disfatta dell’ultradestra di Alternative für Deutschland alle urne ha dovuto ricredersi. Se è vero che i sovranisti tedeschi perdono circa due punti percentuali rispetto alle ultime elezioni federali del 2017, cosa che ha portato una serie di esponenti del partito a fare pubblica ammenda (l’eurodeputato Jorg Meuthen, portavoce della formazione, contraddicendo pubblicamente la leader Alice Weidel davanti ai giornalisti, ha definito il risultato “non certo un successo”), chi esce davvero con le ossa rotte dalle ultime consultazioni elettorali è la Cdu orfana di Angela Merkel.

L’Unione di Armin Laschet deve fare i conti con una vera e propria emorragia di voti, fagocitati dall’Spd, dai Verdi e dai liberali dell’Fdp. La destra euroscettica, che nei mesi scorsi ha duramente criticato la gestione della pandemia da parte della Grosse Koalition, strizzando l’occhio ai no-mask, resta comunque su percentuali a due cifre. Se è andata male ad Amburgo, in Baviera o nel Nord Reno Westfalia, dove in alcune circoscrizioni non è stata superata neppure la soglia di sbarramento del 5%, nei land dell’Est, la ex Ddr, l’AfD si conferma un vero e proprio Volkspartei. Un partito del popolo, che fa presa tra gli operai e i disoccupati, come tra i colletti bianchi.

In Sassonia e in Turingia, dove a guidare il partito sono gli esponenti dell’ala più radicale, l’Alternativa per la Germania è il partito più votato, mentre in Brandeburgo e Meclemburgo Pomerania i sovranisti si sono piazzati subito dopo i socialdemocratici. Un risultato che infiamma il dibattito interno alla leadership del partito, divisa tra l’anima liberale e quella più radicale, che fa presa nei land più poveri, intercettando il malcontento. Non a caso Stefan Moeller, il coordinatore dell’Afd in Turingia assieme a Bjorn Hoecke, considerato il leader dell’ala più oltranzista della formazione, ha subito esortato i colleghi ad “imparare” dai land orientali, dove il partito non ha fatto “concessioni alla propria linea”.

“Siamo soddisfatti perché ci siamo affermati nel migliore dei modi. Mentre la Cdu ha subito una sconfitta storica e la Linke è riuscita a superare la soglia di sbarramento soltanto attraverso accordi speciali, noi abbiamo raggiunto un risultato a due cifre, e questo è un successo”, media Sebastian Münzenmaier, vice-presidente del gruppo dell’Afd al Bundestag. Secondo il deputato, raggiunto da Inside Over subito dopo la chiusura delle urne, il partito ha perso almeno due punti percentuali rispetto al voto del 2017 per effetto della crescita di formazioni politiche nuove, come Die Basis, o i Liberi Elettori (Freie Wähler), che avrebbero accresciuto il proprio peso proprio pescando nel bacino elettorale dell’Afd.

Ma a frenare l’ascesa dei sovranisti potrebbe essere stata anche la decisione dell’Ufficio federale per la difesa della Costituzione (BfV), i servizi segreti interni della Germania, che lo scorso marzo ha deciso di mettere “sotto osservazione” il partito, considerandolo un “pericolo per la democrazia”. Una sorta di stigma, che potrebbe aver avuto l’effetto di allontanare in parte l’elettorato più moderato. “I nostri cittadini sono abbastanza maturi per vedere attraverso manovre di questo tipo – minimizza il politico tedesco – ma è comunque uno scandalo: in quante democrazie liberali il più grande partito di opposizione è attaccato da un servizio segreto con informatori e intercettazioni nell’anno in cui si tengono le elezioni?”.

L’ombra gettata dagli 007 non è riuscita però a frenare l’avanzata nelle roccaforti dell’Est, dove l’AfD ha sfiorato il 25%. “Le persone lì hanno esperienze molto particolari e notano quando chi è al potere si allontana dal popolo, – spiega Münzenmaier – valori come la nazione, la patria e la coesione, che sono i valori dell’AfD, sono più presenti lì, e i nostri amici dell’est sanno parlare all’anima della gente”. Insomma, il fenomeno politico dell’Alternativa per la Germania, esploso nel 2017 sull’onda della crisi migratoria che ha travolto l’Europa nel 2015, sembra essere tutt’altro che passeggero.

Il voto di “protesta” rimane una variabile di peso nello scenario politico tedesco. E anzi, per qualche osservatore la sonora sconfitta registrata dalla Cdu potrebbe aprire a nuovi scenari e ad un parziale sdoganamento dei sovranisti tedeschi. Uno spostamento a destra dell’Unione, orfana della guida della cancelliera, potrebbe portare ad una revisione della “dottrina Merkel”, che vedeva come fumo agli occhi possibili alleanze con l’ultradestra.

Un esperimento politico di questo tipo era andato in scena circa un anno fa in Turingia, dove il liberale Thomas Kemmerich era stato eletto governatore, strappando la regione alla sinistra, con i voti dei cristiano-democratici e dell’AfD. Fu costretto a dimettersi dopo neppure un mese, per le pressioni dei vertici del suo partito e della stessa Merkel. La “defezione” degli esponenti locali della Cdu costò il posto anche all’allora presidente dell’Unione, Annegret Kramp-Karrenbauer, accusata di aver avallato di fatto l’operazione.

Il vice-presidente del gruppo parlamentare, però, si mostra scettico: “La Cdu non ha a cuore gli interessi dei tedeschi, per questo è improbabile che nel prossimo futuro ci sia un ritorno ad una politica patriottica. Se un nuovo slittamento a sinistra li porterà al potere con i Verdi, sopporteranno anche questo”.

L’era Merkel, insomma, non è finita. “Proseguirà  – scommette Münzenmaier – con altri mezzi e forme”. “La Germania – protesta – continuerà ad essere il finanziatore dell’Europa, ad accogliere ogni richiedente asilo e a ospitarlo a vita, a chiedere ai cittadini di pagare per questioni assurde attraverso tasse e costi della vita sempre più alti, e continuerà ad essere sottomessa agli interessi di attori lontani dal popolo”.

“Il compito del nuovo governo – spiega ancora il deputato sovranista – dovrebbe essere quello di tornare a fare di nuovo politica per i cittadini tedeschi: usare i soldi delle tasse tedesche per la Germania, riconoscere che lo Stato e il governo devono prima di tutto essere al servizio del proprio popolo”. “I vecchi partiti – accusa – stanno già fallendo in questo e non troveranno soluzioni sostenibili a tutte le sfide che vanno dalla sicurezza interna, alla protezione delle frontiere, fino alla giustizia sociale, ai salari equi e agli affitti accessibili per i cittadini tedeschi”.