Torna l’ombra del nazionalismo autonomista nella placida Corsica. Negli scorsi giorni, cinque uomini imbavagliati si sono resi protagonisti di un’azione a sorpresa che inneggiava alla rinascita del Fronte di liberazione nazionale corso (Flnc). L’azione ha provocato l’apertura immediata di un’inchiesta della procura antiterrorismo, come ha confermato il procuratore di Ajaccio Eric Boullard. Una fonte della procura ha fatto sapere di aver preso sul serio il video ove, anche qualora si trattasse di militanti minori, vi è un palese riferimento al movimento del 1976.

Dopo anni di silenzio, probabilmente germinato dall’exploit elettorale di autonomisti e indipendentisti, i nazionalisti corsi sembrano essere tornati ai toni e ai metodi degli anni bui. Alle 20.55 di martedì scorso, infatti, il quotidiano corso Corse Matin aveva riportato la notizia di un gruppo di cinque persone che aveva inviato la testata ad una conferenza stampa clandestina. Il gruppo ha rivendicato il primo Flnc e il suo manifesto del 5 maggio 1976 annunciando azioni di propaganda garantendo “con la forza, se necessario” l’applicazione dei 9 punti elencati nel proprio comunicato al fine di “salvare il popolo corso da una scomparsa programmata”. Da alcuni giorni sui social network, inoltre, si è diffuso un comunicato che recita “Noi patrioti corsi abbiamo deciso di unirci per ricostituire il Flnc”. Il comunicato, pubblicato su una pagina intitolata Flnc per l’Indipendenza, era stato svelato proprio dai giornalisti di Corse Matin.

Le richieste

Nell’elenco di desiderata figurano il divieto per i non corsi di acquistare beni fondiari o immobiliari, la sostituzione degli stranieri con il popolo corso in tutti gli impieghi, il divieto della presenza della grande distribuzione, controllo delle compagnie marittime, l’obbligo di conoscere la lingua corsa.

Fin qui, il copione sembra essere variegato ma non certo innovativo: oltre a passamontagna, fucili imbracciati e pugni alzati, la tradizionale dose di mistero in stile Eta (con tanto di iconografia simile), il richiamo storico ai “padri nobili” dello stesso movimento, una manciata di populismo etnocentrico contemporaneo, il tocco di innovazione che sostituisce il volantino con la comoda pagina social. Ma c’è di più. L’elemento che sorprende è il punto 7 del comunicato: un po’ tutto e il contrario di tutto. Il volantino definisce questo gruppo “coerente” poiché “vuole mantenere la Corsica nel quadro della Repubblica francese” affermando però di “deplorare di continuare ad impegnarsi sulla strada che conduce all’integrazione definitiva del popolo corso nella società francese”. Al punto 9, poi, la “rassicurazione”: “non attaccheremo persone, ma beni”. Concludendo poi con un sinistro “A libertà o a morte”.Schizofrenia del nazionalismo moderno? Forse.

Pesci piccoli, vecchi nostalgici,  emulazione, revanchismo, di certo il pensiero nazionalista corso esce più che mai rafforzato negli ultimi due anni, in particolar modo dopo le elezioni territoriali del 2017 ove la lista nazionalista Pè a Corsica di Gilles Simeoni ha raggiunto l’eccezionale risultato del 56,49% al secondo turno. Una vincente unione tra autonomismo e indipendentismo che ha fatto registrare un record europeo per una lista etnoregionalista che ha elevato l’indipendentismo corso al rango di nobile compagno degli omologhi fenomeni irlandese, catalano e basco. Questa escalation elettorale non ha fatto altro che rispolverare le vecchie acredini tra Parigi e l’autonomismo insulare, tanto da indurre Macron a promettere la linea dura verso Ajaccio.

Una lunga storia di violenza

Il Flnc era nato nel 1976 dal connubio tra il Fronte Paesanu Corsu e Ghiustizia Paolina assieme ad alcuni fuoriusciti di Azione per a rinascita di a Corsica. Il Fronte, con all’attivo circa 20mila attentati rivendicati, ha seminato il terrore per quasi 40 anni nella terra di Napoleone. Episodi complessi, intricati, nei quali si sono spesso miscelate lotte di potere, affari loschi, mafia locale (nel 2012 il giornalista Jacques Follerau scriveva La guerre des parrains corses in cui sostiene la tesi dell’esistenza di una mafia tutta corsa), guerre fratricide. Esattamente come nel caso dell’uccisione di Jean Michel Rossi, fondatore del Fronte, massacrato nel 2000 in un bar di Ile-Rousse. L’omicidio avveniva all’indomani delle Ghiurnate di Corti, il festival annuale dell’indipendentismo corso. Proprio in quell’estate di quasi vent’anni fa era stato ribadito il diritto del popolo corso a lottare per la libertà e sottolineata la bontà degli Accordi di Matignon (luglio 2000). Questi ultimi, presieduti dal governo Jospin, inaugurarono una stagione di iniziativa legislativa volta ad affrancare sempre più Ajaccio da Parigi. Solo un anno dopo, nel 2001, sarebbe stato ucciso anche François Santoni, leader storico del movimento.

Dopo anni di calma apparente le guerre intestine al movimento sembravano ricominciate nel 2011 con il tentato omicidio di Yves Manunta (già sfuggito alla morte nel 1996) che, sopravvissuto anche a questo attentato, si era visto colpire la moglie e la figlia: scalpore nello scalpore poiché colpendo una donna e una bambina era stato infranto un tabù, una sorta di codice d’onore dell’Isola. Manunta morirà l’anno dopo, quando non riuscirà a sfuggire al terzo attentato. Nonostante questi episodi brutali, il 25 giugno 2014 la Corsica sembrava tirare un sospiro di sollievo a seguito dell’annuncio da parte del Flnc di stare virando verso “processi di smilitarizzazione e una graduale uscita dalla clandestinità”. A rinforzare quest’opzione, due anni dopo, l’arrivo di una vera tregua il 3 maggio 2016 con l’annuncio della sospensione delle operazioni militari: una scelta ponderata presumibilmente a seguito delle elezioni del dicembre 2015 ove la coalizione Per a Corsica aveva superato il 35% dei consensi.