(Budapest) – L’impensabile che diventa possibile: questa è l’espressione usata da diversi mass media ungheresi negli ultimi giorni. Il commento si riferisce ad alcune voci, che stanno però diventando sempre più insistenti, circa la possibilità che Viktor Orbàn possa non ricandidarsi alla carica di Primo Ministro alle elezioni ungheresi del 2026.
Da tempo, infatti, si vocifera circa un possibile “piano B” elaborato da Fidesz in vista delle prossime elezioni. Il primo a segnalare questa ipotesi è stato il politologo ungherese Gábor Török, ma nei giorni passati numerose fonti interne al partito hanno confermato al giornalista d’inchiesta Szabolcs Panyi che effettivamente sarebbero in corso discussioni interne al Fidesz per vagliare ogni possibilità. E se fino all’anno scorso sembrava impensabile una mancata candidatura di Orbán, i sondaggi sempre più impietosi e il presunto forte vantaggio di Péter Magyar, ex Fidesz ora a guida del partito di opposizione Tisza, potrebbero dare spazio a un effettivo ricambio all’interno del partito di governo.
Come riferito a Panyi, qualora il “piano B” dovesse diventare effettivo, il candidato dei conservatori magiari potrebbe essere János Lázár, attuale Ministro delle Costruzioni e dei Trasporti e membro della “nuova generazione” del Fidesz. Naturalmente, Lázár nega la propria ambizione alla carica di Primo Ministro, ma sta di fatto che, dall’inizio di quest’anno, il politico ha creato intorno a sé un team per le comunicazioni, riunendo tutti gli uffici per le pubbliche relazioni facenti capo al proprio ministero.
La sfida di Magyar
La candidatura di Lázár e il “ritiro” di Orbàn dalla competizione elettorale, potrebbero essere una mossa di emergenza per cercare di salvare il partito davanti alla marea montante di Magyar che rischia di unire intorno al suo nuovo partito conservatore la massa eterogenea degli antiorbanisti e strappare, per la prima volta in 15 anni, la maggioranza parlamentare a Fidesz. Da mesi, infatti, i sondaggi elettorali ungheresi presentano un Tisza in perenne crescita, con un distacco di almeno sette punti percentuali dal Fidesz.
Come riportato dal Publicus Institute, il partito guidato da Magyar otterrebbe il 43% dei voti, mentre Fidesz “solo” il 36%. Lo scenario politico ungherese sembrerebbe quindi polarizzarsi sempre più intorno a due grandi partiti, soprattutto se consideriamo il fatto che l’unico altro partito che avrebbe possibilità di entrare in Parlamento sarebbe l’ultranazionalista Mi Hazánk, soprattutto a fronte dell’annuncio ufficiale dei liberali di Momentum che hanno deciso di non presentarsi alle elezioni dell’anno venturo. Di pari passo con questa polarizzazione, emerge sempre più prepotentemente il ruolo del leader, del candidato alla carica di Primo ministro che andrebbe a oscurare altri nomi importanti in lista. Di fronte a queste dinamiche, parrebbe concretizzarsi la possibilità di un piano di emergenza elaborato da Fidesz, il cui leader, oltre a essere sotto attacco da parte di Magyar e sotto pressione da parte dell’Unione Europea, potrebbe volersi tutelare da una débâcle elettorale che potrebbe trasformarsi in una macchia potente sulla sua carriera politica.
E la possibilità di passo indietro non viene esclusa neanche da Orbán. Intervistato dal podcast “Öt”, l’attuale Primo Ministro ha ricordato il ricambio generazionale avvenuto tanto nel partito quanto nel governo nel corso degli ultimi tempi e non ha escluso un ulteriore avvicendamento tra la generazione dei fondatori, cui Orbán appartiene, e quella dei giovani esponenti di Fidesz. Dopotutto, ha ricordato Orbán, il sistema di governo che è stato creato, ossia la democrazia illiberale, è in grado di funzionare indipendentemente dal suo attuale capo.
Tutti segnali del clima politico teso che si respira in vista delle elezioni politiche del 2026 e dei possibili cambiamenti che l’Ungheria potrebbe vivere nei prossimi mesi.