Gilet di pelle, tatuaggi, barbe generose: a guardarli da lontano i “lupi della notte” sembrerebbero un comune gruppo di bikers buontemponi dediti alle scorribande su due ruote e al mito di Easy Rider. Ad osservarli da vicino, invece, emerge una rete capillare di tipo paramilitare, diffusa tra Balcani ed est Europa, che possiede armi, riceve fondi, infiltra mercenari in Crimea ed organizza eventi che radunano migliaia di persone.

Da bikers a mercenari

I night wolves si formano alla fine degli anni ’80 in Russia: li unisce la passione per le Harley Davidson e per la musica rock. Qualcuno di loro fa anche politica attiva, inneggiando alla Russia dei tempi d’oro, a Stalin, e pontifica contro il capitalismo. Fin qui, roba da moto club di periferia. Nel 1989 Alexander Zoldastanov, noto come “il chirurgo” per via dei suoi studi in Medicina, ne diventa il leader: decine di club simili a marchio “lupi della notte” iniziano a nascere in Russia, in Ucraina, in Germania, in Europa dell’est e nei Balcani. La fine degli anni Novanta segna per questa rete di club e per lo stesso Zoldastanov l’inizio dell’impegno politico: a contraddistinguerli, una schizofrenica ideologia che spazia dalla celebrazione dell’antifascismo alla nostalgia di Stalin, fortemente intrisa di cristianesimo ortodosso così tanto da generare pellegrinaggi in motocicletta nei luoghi santi della Chiesa d’Oriente. Il movimento diventa transnazionale e riesce perfino a costruirsi un “quartier generale” alla periferia di Bratislava, a Dolna Krupa, con tanto di carcasse di carri armati e veicoli corazzati. Le moto e Dennis Hopper, ormai, non c’entrano più nulla.

Con l’ascesa al potere di Vladimir Putin, i lupi si fanno avanti e conquistano le simpatie del leader russo. Zaldastanov inizia ad essere fotografato sempre più spesso assieme a lui: il sodalizio è così forte che allo scoppio della guerra del Donbass i lupi salgono in sella e pattugliano le strade che portano in Crimea. Alcuni di loro abbandonano le due ruote e vanno a combattere con le forze pro-Mosca. E’ in quella occasione che vengono fuori i finanziamenti che il gruppo riceve direttamente dal Cremlino: il più vistoso, quello da 12 milioni di rubli con i quali costruire un centro giovanile in quel di Sebastopoli. Da allora, lo stretto legame tra lupi della notte e Putin è ormai alla luce del sole: lo scorso 10 agosto, ad esempio, si poteva trovare il leader russo a cavallo di una Harley e in tenuta di pelle allo Shadow of Babylon international bike show accompagnato dal suo vassallo in Crimea Sergei Aksyonov e dal governatore ad interim di Sebastopoli Mikhail Razvozhayev, nel bel mezzo di effetti speciali e acrobazie, fuochi d’artificio e musica popolare russa.

Le proteste in Montenegro

Analizzando i profili social del capo dei lupi, è facile comprendere il perché di tanta vicinanza al Montenegro. “Il chirurgo”, solo su Facebook, vanta circa 12mila followers, la maggior parte ultra ortodossi: tra i suoi post si mescolano citazioni bibliche, populismo, teorie etniche allucinate assieme a centinaia di video e foto che lo ritraggono spavaldo in sella alla sua moto. Ma vi sono anche numerosi scatti che lo ritraggono col capo chino, gli occhi semichiusi nei momenti di preghiera. Come lo scorso venerdì, quando Zaldastanov ha prestato un forte sostegno ai manifestanti pro-serbi in Montenegro in un video pubblicato su Facebook. “Non rinunceremo ai luoghi santi”, ha dichiarato “il chirurgo” riferendosi a uno slogan ampiamente usato durante le proteste di massa in Montenegro contro la nuova legge sulla religione. Zaldastanov, che stava prendendo parte alle celebrazioni del capodanno ortodosso in Russia, figurava in piedi accanto a un uomo la cui maglietta recava un messaggio in russo: “Fratelli ortodossi, Serbia” sopra un emblema serbo. Il club in Bosnia ed Erzegovina, gode di stretti legami con il leader serbo bosniaco, Milorad Dodik ed in Serbia ha anche contribuito a organizzare una serie di eventi insieme alle autorità. Nel 2018, i night wolves hanno perfino organizzato un tour della Bosnia e della Serbia con lo slogan “Balcani russi”. La loro presenza in Montenegro è molto più controversa, vista la prospettiva filo-occidentale del governo. Nell’ottobre 2018, la polizia montenegrina ha perfino brevemente detenuto quattro membri del club che accompagnavano il Patriarca della Chiesa ortodossa serba, Irinej, durante la sua visita nel paese.

La controversa nuova legge del Montenegro sulla religione è entrata in vigore l’8 gennaio e darà vita ad un registro di tutti i siti religiosi nel paese. La legge afferma che il registro deve includere tutti gli edifici e i siti religiosi che secondo le autorità erano di proprietà del regno indipendente del Montenegro prima che entrasse a far parte del regno serbo, croato e sloveno dominato dai serbi nel 1918, in seguito ribattezzato Jugoslavia. Le comunità religiose devono fornire prove chiare della proprietà per conservare le proprie, una disposizione che la Chiesa ortodossa serba – il più grande gruppo di fede nel paese – afferma essere progettata per privarla dei suoi beni. Dal canto suo, Zaldastanov rassicura i fratelli ortodossi rispetto a questo esproprio: “Questa festa (il Natale ortodosso n.d.r.) ci rende diversi dal resto del mondo. Ci ricorda che non siamo europei o asiatici, ma un intero continente tra due oceani chiamato Russia!”. Uno slogan vecchio di secoli, dagli echi inquietanti.

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