Il ministero della Difesa spagnolo ha ordinato l’invio dell’esercito in Catalogna in supporto ai reparti della Policia Nacional e della Guardia Civil impiegati nella regione separatista. Dall’alba di oggi, convogli dell’Ejercito de Tierra hanno lasciato la provincia di Saragozza per recarsi in Catalogna. Secondo quanto riportato dal quotidiano online iberico, El Confidencial, alle 19:00 del 3 ottobre, un’ora dopo che la Casa reale aveva comunicato che il Re Filippo avrebbe parlato alla nazione, gli alti comandi dell’esercito spagnolo hanno dato l’ordine di preparare due contingenti da inviare a Barcellona, in tutto composti da 20 autocarri. Un ordine che si aspettavano tutti, dal momento che già da una settimana era scattala la preallerta nella base logistica della provincia e tutti i soldati coinvolti avevano ricevuto l’ordine di reperibilità assoluta in modo da essere pronti immediatamente in caso di arrivo di direttive da Madrid. Tra le unità dell’esercito c’è il Gruppo di Supporto Logistico 41 con sede nella base San Jorge di Saragozza.
Secondo alcune fonti, l’obiettivo principale dello spostamento dei mezzi dell’esercito è quello di rafforzare i servizi logistici di supporto ai membri delle forze di sicurezza. In pratica, si tratterebbe di mezzo che devono portare a Policia e Guardia Civil tutti i servii di ristorazione, abbigliamento, biancheria, e anche docce da campo a causa dei problemi che hanno riscontrato le forze dell’ordine nello stabilirsi negli alberghi contrattati dal ministero dell’Interno. Molti albergatori hanno sbarrato le porte alle forze di sicurezza. Altri, al contrario, sono stati costretti a mandare via gli agenti spagnoli dopo che i sindaci indipendentisti hanno minacciato di togliere loro le licenze in caso di aiuto alle “forze di occupazione”. Dopo questi eventi, Juan Ignacio Zoido, ministro dell’Interno di Madrid, ha assicurato che gli agenti della pubblica sicurezza spagnola non si sarebbero mai ritirati dalle province secessioniste, nonostante le richieste di Puigdemont di abbandonare le città catalane. Una situazione esplosiva che, a detta di molti veterani della Guardia Civil, non è distante da quella che si viveva nei Paesi Baschi durante gli anni più bui del terrorismo dell’Eta. Non ci sono le bombe, in questo caso, ma il senso di assedio e d’isolamento che pervade i reparti di Madrid è lo stesso.
La Agrupación de Apoyo Logístico 41 è costituito da personale specializzato in manutenzione, trasporto e di supporto a ogni tipo di missione dell’esercito di terra spagnolo. Ha partecipato a missioni in Bosnia, Kosovo, Iraq, Libano e Afghanistan. In quanto forza di spedizione, il suo compito è quello di arrivare ovunque ci sia bisogno e in particolari situazioni di pericolo in cui le forze impegnate sul terreno non siano in grado di rispondere autonomamente alle proprie necessità. Questa volta non è uno scenario di guerra esterna, ma la situazione, evidentemente, sta diventando estremamente pericolosa. E non è un caso che il messaggio ufficiale di Filippo VI abbia coinciso con questa mossa della Difesa di fornire un supporto logistico di venti automezzi alla Policia Nacional e alla Guardia Civil. Il ministero dell’Interno ha già annunciato nella giornata di martedì che ha esteso per almeno una settimana il noleggio delle tre navi da crociera in cui sono alloggiate le forze di sicurezza nei porti di Barcellona e Tarragona. E le 10mila forze impiegate nella regione catalana hanno ricevuto ordine di rimanere nelle aree assegnate ancora per un periodo indefinito. L’idea è che tutto possa cambiare nei prossimi giorni con le decisioni prese dai leader separatisti catalani e dal governo spagnolo. Se Puigdemont dichiara, come dice di voler fare, l’indipendenza, allora è possibile che il governo spagnolo sciolga le riserve e decida di applicare l’art. 155 della Costituzione, ovvero dichiari ufficialmente concluso il mandato del Parlamento e del Governo della Catalogna per violazione della Costituzione spagnola. In quel caso, il clima diverrebbe ancora più incandescente e potrebbe essere l’inizio di una crisi non più soltanto politica.



