Il processo indipendentista in Catalogna continua a tenere banco nel dibattito politico spagnolo e si susseguono le dichiarazioni del governo che dichiarano di voler fare tutto il possibile per fermare il referendum proposto dal presidente della Generalitat, Carles Puigdemont. Fino ad ora, l’esecutivo guidato da Mariano Rajoy ha portato avanti un argomento indiscutibile sotto il profilo formale: il referendum è incostituzionale. La Costituzione non prevede secessioni e ha l’unità della Spagna quale fondamento indiscutibile, e questo già basta, secondo il governo e i partiti politici non indipendentisti, per fermare ogni proposta separatista. Nonostante i processi contro gli indipendentisti catalani, le dichiarazioni di incostituzionalità del Tribunal Constitucional de España e i rischi (o minacce) economiche in caso di rottura con Madrid, il processo sovranista, come lo chiamano in Catalogna, va avanti e ora attende il primo di ottobre come data chiave del secondo referendum per la secessione.

Di fronte alla ferrea volontà della Generalitat di perseguire lo scopo di indire il referendum, il governo Rajoy ha deciso negli ultimi tempi di intraprendere un’altra strada per convincere gli indipendentisti a desistere da questa battaglia: utilizzare l’esercito. Martedì 4 luglio, il ministro della Difesa spagnolo, Maria Dolores Cospedal, durante la cerimonia per i quarant’anni del Ministero della Difesa ha ricordato che “in terra, in mare e in cielo, le Forze Armate e della Guardia Civil sono presenti dove bisogna proteggere i valori della democrazia e della Costituzione, ma anche l’integrità e la sovranità”, in chiaro riferimento al processo di indipendenza della Catalogna. E ha aggiunto una frase, alla fine del discorso, che non ha lasciato spazio ad alcun dubbio: “Ogni volta che la Spagna ha avuto bisogno delle Forze Armate, queste hanno risposto immediatamente”.

Le parole del ministro Cospedal sono state rapidamente interpretate dal movimento indipendentista catalano come una minaccia di mobilitare i militari in caso di proseguimento del processo di indipendentismo, e soprattutto in caso di indizione – e vittoria – del referendum del primo ottobre. E anche la scelta del momento in cui sono state pronunciate, e cioè nel giorno stesso in cui le Cortes Catalanas avanzavano la proposta della cosiddetta “Ley de Ruptura”, ha fatto capire che il riferimento alle forze armate e all’unità della Spagna non fosse assolutamente casuale.  Il presidente della Generalitat, Carles Puigdemont, ha voluto subito rispondere al ministro, affermando che il movimento indipendentista non si farà intimorire dalla minaccia del dispiegamento delle forze armate. Ma evidentemente i rischi sono molto alti. Sono ormai settimane che il Ministero della Difesa, coordinato evidentemente dalla Presidenza del Consiglio, invia messaggi sull’importanza dell’esercito per far rispettare la Costituzione e come garante dell’unità della Spagna. Messaggi che erano già stati inviati nel precedente governo, dall’allora ministro della Difesa, Pedro Morenés, e che continuano ad essere usati per dissuadere gli indipendentisti dal proseguire nella scelta di indire il referendum.

Da parte dello Stato Maggiore dell’Esercito spagnolo, le parole del Ministro Cospedal sembra siano state accolte molto positivamente. Del resto, è la stessa Costituzione spagnola, nell’articolo 8, a ricordare che le forze armate di Spagna hanno il compito di tutelare l’integrità territoriale del Paese e il rispetto della Costituzione. Pertanto, la minaccia dell’uso dei militari come ultimo fattore di dissuasione (o di repressione) in Catalogna, sarebbe comunque in linea con quanto affermato dalla legge fondamentale spagnola. Proprio per questo motivo, le forze armate spagnole, pur mantenendo un rigido silenzio nei confronti del tema indipendentista, secondo fonti locali hanno apprezzato le parole del Ministro e sembra siano assolutamente pronte a svolgere il loro compito in caso di scelta del governo di Madrid nel senso di inviare l’esercito.

Scelta che comunque avrebbe delle conseguenze non del tutto chiare a livello innanzitutto politico e poi anche d’immagine del governo spagnolo. Ogni democrazia liberale vive un rapporto complesso con le forze armate: da un lato esse sono strumento di garanzia dell’ordine costituzionale; dall’altro, appaiono sempre come simbolo del pugno di ferro di uno Stato contro la libertà del proprio popolo. In questo caso, la scelta indipendentista sarebbe chiaramente in contrasto con la Costituzione, e dunque legittimerebbe l’intervento delle forze armate. Tuttavia, il governo Rajoy dovrebbe essere in grado di giustificare, con una maggioranza fragilissima in Parlamento e con l’appoggio esterno dei moderati e del Partito Socialista, l’invio delle truppe per le strade di Barcellona e dei comuni che scelgono di andare contro lo Stato centrale. Anche dal punto di vista dell’immagine internazionale, è evidente che un Paese dell’Unione Europea che utilizza l’esercito contro un referendum verrebbe immediatamente visto come una manifestazione di autoritarismo, soprattutto dai media occidentali che, da molti anni, guardano con un certo favore le aspirazioni della Catalogna.