Il miliardario ed ex primo ministro Andrej Babis e il suo movimento ANO 2011 (“Movimento dei cittadini insoddisfatti”) hanno vinto nettamente le elezioni parlamentari in Repubblica Ceca aprendo la strada alla possibilità che il partito membro del gruppo euroscettico di Patriots for Europe (lo stesso di Viktor Orban e della Lega italiana) possa formare un nuovo governo. Babis e ANO 2011 hanno sfondato il 35,5% e conquistato 84 seggi su 200 al Parlamento di Praga, aumentando rispetto al 27,1% del 2021, staccando Spolu (“Insieme), la coalizione guidata dal Partito Civico Democratico del premier uscente Petr Fiala, di orientamento conservatore, che ha perso oltre 5 punti ed è sceso al 22,6% e a 51 seggi, 20 in meno rispetto alla precedente tornata.
Il ritorno di Babis
Babis, 71 anni, premier dal 2017 al 2021, proprietario della Agrofert, colosso con 250 sussidiarie in settori che vanno dall’agricoltura alla chimica e dalle costruzioni alla logistica, è sempre stato uno dei più potenti magnati del Paese e nella sua nuova carriera politica ha svoltato nettamente a destra rispetto alla precedente esperienza che vedeva ANO 2011 schierato nel campo centrista e alleato del gruppo europeo di Renew Europe, capitanato dal presidente francese Emmanuel Macron.
Dopo una lunga carriera di governo in tandem con l’ex presidente della Repubblica Milos Zeman e dopo aver perso nel 2023 le presidenziali contro Petr Pavel, ex generale e comandante dell’esercito ceco, Babis ha impostato una campagna elettorale su pochi ma ben precisi cavalli di battaglia: il rifiuto dell’interventismo per la guerra in Ucraina, che vede Praga coinvolta tra le maggiori fornitrici di armamenti, il rifiuto dell’agenda Ue su ambiente e migranti, il contrasto a un presunto eccessivo appiattimento di Pavel sulle logiche della Nato.
Una campagna elettorale contesa
A luglio Pavel Ruzicka, parlamentare di ANO 2011, ha pubblicato sui social documenti che testimonierebbero il presunto “Progetto Karel”, un piano delle forze armate per contrastare le infiltrazioni russe nel Paese che avrebbe portato il governo a spiare i politici di opposizione. L’1 settembre scorso nel villaggio di Dobra Babis, durante un comizio, è stato aggredito da un manifestante armato di stampella, finendo ospedalizzato.
Il rebus governo: Babis guarda a destra
Il partito di Babis ha dunque vinto il voto ma ora dovrà formare una coalizione con cui governare. Spolu ha escluso ogni possibilità di confronto Lo stesso ha fatto la lista civica Sindaci e Indipendenti, terza con l’11%, mentre è escluso che il libertario Partito Pirata (quarto, 8,5%) possa far lo stesso. A Babis restano due potenziali alleati per superare quota 100 e raggiungere la maggioranza necessaria a governare e sono entrambi di destra radicale. Da un lato, gli ultranazionalisti della lista Libertà e Democrazia Diretta (SPD, 8%, 16 seggi), dall’altro il Partito dei Motoristi, che di seggi ne ha ottenuti 13.
Entrambe le formazioni hanno aderito ai Patrioti europei e portano avanti un duro euroscetticismo: nazionalista quello del Spd, pratico quello dei Motoristi, nati nel 2022 a Praga per protestare contro il presunto eccesso di piste ciclabili nella capitale e fondati su una dura opposizione al Green Deal e fondando su tre presupposti, “automobili, carbone e corona [la valuta nazionale ceca, ndr]”, la loro agenda.
Per Politico.eu “se il miliardario riprendesse il potere, la Repubblica Ceca potrebbe diventare una nuova bestia nera per l’Ue, insieme all’Ungheria di Viktor Orbán e alla Slovacchia di Robert Fico”. Le tre destre euroscettiche a vario titolo sommate sono al 50% dei voti: qualcosa vorrà dire circa la distanza dall’Ue delle cittadinanze dei Paesi dell’ex blocco orientale. Oggi più che mai percorse da una profonda inquietudine politica ed elettorale che non può non essere ascoltata. Come il trionfo odierno di Babis insegna.
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