Con buona pace della retorica open borders e dei liberal e dei salotti progressisti, è record di arresti di migranti al confine fra Stati Uniti e Messico. Come conferma il Wall Street Journal, la polizia di frontiera degli Stati ha effettuato più di un milione di arresti di profughi dall’inizio dell’anno ad oggi, secondo gli ultimi dati del Customs and Border Protection, il numero più alto dal 2005 ad oggi, segnale che la situazione al confine meridionale è davvero esplosiva e rappresenta una delle partite più complicate per l’amministrazione Biden.

Gli agenti hanno effettuato oltre 178.000 arresti a giugno, con un aumento del 3% rispetto al mese precedente. Il numero di migranti che viaggiano come famiglie e varcano il confine illegalmente è aumentato ancora una volta a giugno a circa 50.000 unità, registrando così un aumento del 23% rispetto al mese precedente. Anche il numero di minori non accompagnati arrestati che attraversano il confine è leggermente aumentato a giugno, toccando quota 15.000.

Sono dati che scuotono l’amministrazione Biden: come riporta la Cnn, infatti, il consigliere senior per la migrazione del presidente Joe Biden, Amy Pope, ha deciso di lasciare la Casa Bianca. Pope sarà sostituito da Tyler Moran, l’attuale assistente speciale del presidente per l’immigrazione. Nel suo nuovo ruolo, ha affermato la Casa Bianca, Moran “si concentrerà sull’attuazione dell’impegno del presidente per un confine ben gestito e un sistema di immigrazione equo e ordinato”.

Arresti record al confine meridionale

Come si spiega questa mole impressionante di migranti dal centro America che vuole arrivare negli Stati Uniti? Come sottolinea il Wall Street Journal, l’elevato numero di attraversamenti illegali delle frontiere è il risultato di molteplici fattori, tra cui i gravi effetti economici provocati dalla pandemia da Covid-19 avvertiti in tutta l’America Latina e la percezione che il presidente Biden sia più “permissivo” nei confronti dei migranti rispetto al suo predecessore, Donald Trump. Ed è proprio The Donald, dal suo nuovo sito web, a commentare i dati che senza dubbio mettono in luce una cattiva gestione da parte dei democratici: “Il nostro programma di sicurezza del confine meridionale ha avuto un successo senza precedenti” ha commentato l’ex Presidente in una nota.

Oltre al flop – effettivo, il numero record di arresti affossa anche la narrazione “buonista” della sinistra progressista americana su un tema cardine come quello dell’immigrazione. Alla fine di giugno, la vicepresidente Kamala Harris ha visitato la città texana di El Paso dopo settimane di dure critiche da parte dei repubblicani per la sua incapacità di gestire la situazione, promettendo di riformare l’immigrazione nel Paese. “La nostra amministrazione, è importante essere chiari, sta lavorando per costruire un sistema di immigrazione equo, funzionale e umano”, ha affermato Harris. “Ci sentiamo molto forti al riguardo. E come sapete, abbiamo ereditato una situazione difficile. In effetti, proprio qui a El Paso c’è stato il lancio della politica di separazione dei bambini dalle loro famiglie”. Dal canto suo, prima della visita di Harris, il governatore repubblicano Greg Abbott ha rilanciato le misure di immigrazione intransigenti utilizzate dall’amministrazione Trump, promettendo di continuare a costruire il muro al confine voluto dall’ex Presidente e sottolineando che le forze dell’ordine continueranno ad arrestare i migranti.

Il tallone d’Achille di Biden

È del tutto evidente che l’amministrazione Biden sembra essere in grandissima difficoltà nella gestione dei flussi migratori provenienti dal Sud e Centro America. Come sottolinea Charles Lipson su RealClearPolitics, la crisi dell’immigrazione clandestina – per chiamare questa “calamità” con il suo vero nome – sta diventando sempre più grave. Il motivo non è un mistero. L’amministrazione Biden ha sostituito le politiche che hanno bloccato il flusso illegale di migranti con politiche che incoraggiano gli spostamenti. Invece di proteggere il confine degli Stati Uniti, l’amministrazione afferma di voler affrontare la “causa principale”, cioè le cattive condizioni socio-economiche dei Paesi dai cui migrano migliaia di persone, ogni giorno. Una politica ambiziosa ma difficilmente realizzabile: prima che si possano osservare miglioramenti, infatti, passeranno degli anni mentre la crisi diventa sempre più grave. Inoltre, cosa stanno facendo gli Stati Uniti per migliorare le condizioni dei Paesi dai cui partono i migranti? 

I sondaggi bocciano il Presidente

I numeri sono impietosi per i dem. Prima che Biden entrasse in carica, gli attraversamenti illegali erano in media 70.000 al mese. Il numero è salito a 97.640 a febbraio, il primo mese completo della presidenza di Biden; 169.204 a marzo; 173.686 in aprile e 172.011 a maggio. Questo accade, nota The Hill, perché i migranti possono attraverso illegalmente il confine senza paura delle conseguenze. L’ingresso illegale è un reato  ma l’Ufficio del Procuratore degli Stati Uniti per il Distretto dell’Arizona non ha perseguito alcun migrante illegale a maggio. Questo incoraggia i migranti a continuare a tentare di attraversare il confine fino a quando non riescono nella loro impresa.

Le misure di sicurezza delle frontiere non hanno senso quando le persone che vengono deportate oggi, possono riprovarci domani. Secondo un sondaggio CAPS/Harris di Harvard, condotto tra il 15 e il 17 giugno 2021, il 74% degli elettori registrati intervistati pensa che l’aumento degli attraversamenti illegali delle frontiere rappresenti una crisi che deve essere affrontata immediatamente: la maggior parte degli elettori (68%) pensa che gli ordini esecutivi sull’immigrazione di Biden incoraggino l’immigrazione illegale e il 55% pensa che le sue politiche di confine stiano aumentando il flusso di droga e criminalità negli Stati Uniti. Più della metà (55%) pensa che Biden avrebbe dovuto lasciare in vigore gli ordini esecutivi dell’ex Presidente Trump sull’immigrazione.. Un brutto colpo per Joe Biden.

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