“Sapevamo fin da subito che la Turchia avrebbe esercito ancora pressioni”. Con queste parole – riportate dalla testata giornalistica ellenica Kathimerini – il primo ministro della Grecia, Kiriakos Mitsotakis, ha commentato la  notizia riguardante un nuovo assembramento di migranti sulle coste della Turchia pronti per imbarcarsi alla volta delle isole greche dell’Egeo. Nonostante non siano ancora noti i numeri ufficiali, le preoccupazioni in questo momento sono rivolte alla dura situazione che già sta affrontando il Paese, con i campi di accoglienza al limite delle proprie capacità e con la necessità di contenere eventuali focolai di Covid-19. E in questo scenario, una nuova ondata di ingressi incontrollati sulle proprie isole potrebbe rivelarsi quanto mai pericoloso, sia per la stessa incolumità dei migranti sia per gli operatori e i residenti, in un dramma che ormai ciclicamente continua a ripetersi.

I migranti verranno messi in quarantena

Secondo quanto disposto dal ministro per l’immigrazione in accordo con le autorità sanitarie, tutti i migranti irregolari proveniente dalla Turchia verranno messi in quarantena per un periodo cautelativo di 14 giorni. In questo modo, la presenza di eventuale infetti dovrebbe essere celermente identificata e l’area verrebbe mantenuta in sicurezza. Tuttavia, anche con questa misura tutto è subordinato alla capacità delle strutture migratorie della Grecia, già fortemente sotto stress e già sotto accusa da parte delle stesse autorità delle isole dell’Egeo. Al momento tuttavia – stando alle fonti del governo greco – non dovrebbero comunque esserci casi di infezione nei migranti, nonostante la guardia non possa comunque essere abbassata.

Gli arrivi sono stati rallentati ma non fermati

Nonostante le operazioni di contenimento messe in campo dalla marina militare della Grecia abbia dato qualche risultato, limitando buona parte degli arrivi, i migranti hanno continuato a riversarsi sulle coste greche, a ritmi incessanti dalla ripresa della crisi migratoria. Al momento, infatti, la priorità per il Paese sarebbe quella di salvaguardare sia i propri confini sia la comunità dalla diffusione del virus Covid-19, continuando la sua opera di contenimento che ha contraddistinto la Grecia a livello europeo.

Tuttavia, l’afflusso dei migranti è continuato anche a causa dei nuovi stratagemmi utilizzati dai trafficanti di uomini per eludere i controlli dei militari. In particolar modo, l’ultima trovata consiste nell’utilizzare navi commerciali per scaricare i migranti vicino all’isola di Tzia – meno controllata rispetto a Lesbo, Chios e Samo – e che proprio nei giorni scorsi era stata causa di un incidente causato dal rovesciamento di un’imbarcazione.

La Grecia deve pensare (anche) a se stessa

Dopo aver sacrificato gli ultimi anni all’accoglienza, la Grecia si trova nella situazione di dover pensare anche al proprio di interesse, soprattutto a causa dei lasciti futuri del passaggio del Covid-19. In particolar modo, mentre nel breve si deve salvaguardare la salute della popolazione, sul lungo si dovranno mettere in campo pesanti forme di impulso alle imprese volte ad accelerare la ripartenza e non restare impantanati nella stagnazione economica. Ed in questo scenario, un dispendio eccessivo di fondi pubblici nell’accoglienza e nel controllo dei confini rischia di inficiare la buona riuscita dei piani di Atene, peggiorando le prospettive per l’intero Paese.

Mentre la Turchia di Recep Tayyip Erdogan continua dunque anche in questo momento la sua opera di pressione psicologica, la Grecia deve pensare a tutelarsi. E per fare questo, sarebbe necessaria anche una più grande opera di collaborazione da parte dell’Unione europea, la quale in questo periodo appare però maggiormente distaccata e disinteressata dalle questioni comunitarie. A ennesima riprova di come, in tempi di crisi, le strade più battute siano “ognun per sé” e “si salvi chi può”.

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