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Non è vero che tutti i migranti irregolari giungono in Italia attraverso i barconi. Nei mesi scorsi è stato notato un inedito flusso migratorio per via aerea. Ci sono persone che dall’Africa si spostano verso il nostro Paese in modo più veloce e sicuro. In questo caso infatti i trafficanti non mettono in mare barconi, ma si “limitano” a produrre documenti falsi e ad accompagnare in aereo i migranti verso l’Italia.

La rotta aerea che ha lanciato l’allarme

L’arrivo da Atene di un ragazzo somalo all’aeroporto di Ciampino la scorsa estate, una carta d’identità che appariva non veritiera, un atteggiamento sospetto davanti ai poliziotti di frontiera. Sono elementi che hanno fatto scattare subito alcuni controlli. Da qui è emersa una storia che ha permesso di fare luce su un fenomeno fin lì sottovalutato. Un metodo veloce e sicuro per arrivare dal continente africano in Italia in modo quasi indisturbato. Quel documento tenuto tra le mani del ragazzo somalo, apparteneva ad un cittadino italiano che lo aveva smarrito a Berlino e, per questo, riportava una foto diversa. Da qui la ricostruzione di tutto.

Ecco cos’era successo: il giovane nel gennaio del 2020 era arrivato a Istanbul come studente attraverso un volo di linea partito dalla sua città natia, ossia Mogadiscio. Qui e in tutta la Somalia, l’influenza della Turchia è sempre più preponderante. Una volta giunto sulle rive del Bosforo, il giovane ha trascorso circa un mese in compagnia di altri connazionali che lo hanno ospitato. Poi, con il pagamento di 900 Euro, è iniziato il suo viaggio verso la Grecia organizzato dai “trafficanti di terra” di origine greca e turca, i quali lo hanno aiutato ad arrivare ad Atene. Da qui, tramite un altro contatto e, al costo di 5.500 Euro, si è imbarcato in un aereo diretto in Italia. Il tutto con l’aiuto sempre dell’organizzazione di trafficanti: sono stati loro a procuragli il documento smarrito da un italiano a Berlino e a presentargli una donna ucraina che lo ha accompagnato durante l’ultimo volo aereo verso Roma. Una volta nella nostra capitale, di fronte alle domande dei poliziotti, il giovane ha raccontato tutto.

Di che fenomeno si tratta?

Quanto scoperto a Roma ha fatto scattare il campanello d’allarme. Da allora sono infatti emersi altre vicende molto simili: il cittadino somalo arrivato clandestinamente da Atene non ha rappresentato un caso isolato ma, al contrario, ha svelato la presenza di un flusso consolidato nel tempo e che potrebbe divenire una nuova modalità di viaggio della speranza verso l’Italia. A confermare che si tratta di un metodo di immigrazione “alternativo” a quello che segue la rotta del Mediterraneo centrale, è una fonte della Polizia vicina a InsideOver: “Esiste effettivamente un rotta turca – ci spiega –  il cui costo è lo stesso se non addirittura inferiore a quello sostenuto per gli  attraversamenti via mare,  ma sicuramente è meno rischiosa”.

Questo però non sarebbe l’unico elemento interessante: “Ci sono ad esempio i somali che spesso arrivano anche via Istanbul con documenti falsi o addirittura si presentano alla frontiera senza documenti per richiedere subito dopo asilo politico”. Oltre a queste modalità ci sono poi quelle  “dello sfruttamento della schiavitù – precisa la fonte – soprattutto dei minori che spesso arrivano con documenti o visti falsi e accompagnati da gente coinvolta nel traffico di persone”. Se la scorsa estate la rotta aerea è diventato un nuovo flusso da controllare, è però anche vero che, a causa del Covid, con la riduzione di oltre il 70% dei voli, il fenomeno ha subito un rallentamento. Resta da capire cosa avverrà nei prossimi mesi con l’avanzamento delle campagne vaccinali e l’introduzione dei green pass per gli spostamenti.

Le mani della Turchia sulla Somalia 

Non è certamente un caso se al centro di questa rotta c’è l’aeroporto di Istanbul. Per molti cittadini del corno d’Africa la Turchia è diventata un riferimento a prescindere dal fenomeno migratorio. Da questa parte del continente africano ci si reca nella metropoli turca per tanti motivi: dallo studio al lavoro, fino anche alle esigenze sanitarie. Del resto il governo di Ankara negli ultimi anni ha messo più di un piede in Africa e soprattutto in Somalia. Il tutto grazie a mirati investimenti che vanno dalle infrastrutture alla sanità, con un occhio importante anche al Soft Power. Molti giovani somali, ad esempio, guardano soap opera turche oppure studiano in istituti finanziati da enti turchi. Un ancoraggio a 360 gradi, voluto dalla Turchia nella speranza di avere accesso alle risorse energetiche della regione e con la concreta possibilità di controllare un Paese affacciato sull’Oceano Indiano.

In un contesto del genere, partire da Mogadiscio alla volta di Istanbul non è quindi così inusuale. E anzi i voli tra le due città, prima dell’era Covid, sono diventati pure quotidiani. Una volta in Turchia, molti somali possono contare sull’ospitalità dei propri connazionali da tempo stabiliti nella periferia di Istanbul. Una circostanza che non vale soltanto per chi vuole rimanere lungo le rive del Bosforo ma, al contrario, ha intenzione di tentare la fortuna in Europa. Forse è proprio per questo che negli anni si è formato un “mercato” gestito da trafficanti che operano lungo la rotta aerea. Si tratta di gruppi in grado di intercettare il flusso costante lungo l’asse tra Somalia e Turchia e vendere documenti falsi e biglietti aerei per l’Italia. In poche parole, la rotta aerea verso il nostro Paese è conseguenza indiretta dell’avvicinamento di Ankara a Mogadiscio.

Ecco perché all’Italia occorre un’agenda africana 

La Somalia, prima di cadere nell’orbita turca, era molto vicina all’influenza italiana. Il nostro Paese ha prima colonizzato questa parte del Corno d’Africa e poi ha amministrato il territorio somalo fino al 1960. L’Italia ha quindi avuto per anni un gran radicamento territoriale e anche dopo l’epoca coloniale ha mantenuto rapporti molto stretti con Mogadiscio. Roma però a un certo punto non ha più dato priorità alla propria agenda in Africa. Lo si è visto anche in altri contesti, come ad esempio in quello eritreo ma, più in generale, l’Italia nel continente nelle ultime due decadi politicamente è risultata quasi assente. Il risultato è quello osservato in Somalia: non appena la Turchia ha esteso qui le proprie mire politiche ed economiche, in poco tempo ha colmato il vuoto lasciato dall’Italia.

La rotta aerea dell’immigrazione che trae origine soprattutto da Istanbul per le nostre autorità rappresenta una vera lezione. Per contrastare il fenomeno migratorio e prevenire l’aumento di nuovi arrivi, via mare o via aerea, l’Italia deve tornare ad avere un’agenda africana o comunque un programma che vada oltre singoli progetti di aiuto umanitario o di finanziamento ai governi locali. Essere protagonisti nel continente, vuol dire avere una precisa e strutturata politica in grado di conciliare gli interessi nazionali con le esigenze dei Paesi africani. Il contrasto agli ingressi irregolari non può non partire da un ritorno nelle aree precedentemente abbandonate.