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Il parlamento britannico, dopo due anni di discussioni, revisioni, battaglie tra la maggioranza, l’opposizione e le organizzazioni per il rispetto e la difesa dei diritti umani, martedì 22 aprile  ha approvato il disegno di legge che consente all’esecutivo del premier Sunak di inviare i richiedenti asilo, sbarcati in Inghilterra con piccole imbarcazioni di fortuna, in Ruanda, affinché le loro richieste siano prese in considerazione dalla nazione della Regione dei Grandi Laghi. Il ministro degli Interni James Cleverly, come riferito dalla CNN, ha affermato in un video pubblicato su X che “il Safety Rwanda Bill è stato approvato in Parlamento e diventerà legge entro pochi giorni”. Si è arrivati quindi al termine di un processo legislativo e giudiziario che ha sollevato indignazione a livello planetario. Tutti le principali testate internazionali e le organizzazioni a difesa dei diritti umani hanno mostrato ed espresso profondo sconcerto per la decisione presa dal governo di Downing Street, ma per capire esattamente come e a cosa si è arrivati, è bene ripercorrere le tappe di una delle leggi più discusse e controverse degli ultimi tempi.

Innanzitutto il Safety Rwanda Bill, stando a quanto dichiarato dal governo del Regno Unito prevede che ogni richiedente asilo entrato nel Regno Unito “illegalmente” dopo il 1° gennaio 2022, potrebbe essere inviato in Ruanda. Le loro richieste di asilo verrebbero quindi processate a Kigali, anziché in Gran Bretagna e qualora ottenessero il nulla osta dal governo ruandese, gli immigrati potrebbero ottenere lo status di rifugiato e essere autorizzati a rimanere nel paese dell’Africa centro orientale. In caso di bocciatura delle loro pratica potrebbero fare domanda per stabilirsi in Ruanda per altri motivi, o cercare asilo in un altro “paese terzo sicuro”, ma nessun richiedente asilo potrebbe fare domanda per tornare nel Regno Unito. I ministri del gabinetto di Sunak affermano che il piano vuol fare da deterrente e scongiurare le partenze su piccole imbarcazioni verso il Regno Unito attraverso il Canale della Manica. La legge, però è bene ricordare, che era stata bocciata nel novembre del 2023 dalla Corte Suprema che aveva definito il programma illegale dal momento che rifugiati, dopo essere atterrati in Ruanda, rischierebbero di essere rispediti nei loro paesi d’origine, dove potrebbero subire gravissime conseguenze e la loro vita sarebbe a rischio. E stando a quanto dichiarato dalla Corte, questo aspetto violerebbe la Convenzione europea dei diritti umani e il Regno Unito ne è firmatario. I giudici hanno inoltre fatto sapere alla stampa che nel 2021 il governo britannico stesso aveva criticato il Ruanda per “uccisioni extragiudiziari, morti in custodia, sparizioni forzate e tortura” e hanno anche ricordato un incidente del 2018, quando la polizia ruandese ha aperto il fuoco sui rifugiati in protesta, uccidendo 11 persone.

A quel punto il governo britannico ha presentato una legge per chiarire che il Ruanda è un Paese sicuro e ha  firmato un nuovo trattato sulla migrazione con il Ruanda, che stando a quanto fatto sapere dal ministro dell’Interno James Cleverly, garantisce che chiunque venga inviato a Kigali non può essere rimandato nel proprio paese d’origine e il premier britannico ha fatto sapere che tra 10, 12 settimane inizieranno i primi voli da Londra verso l’Africa. 

Ma che Paese è il Ruanda? Il Ruanda, uno degli stati più sovrappopolati del continente africano, conosciuto per il genocidio del 1994 e per essere divenuto negli ultimi anni una nazione all’avanguardia nell’Africa centrale, tanto da essere stato ribattezzato la Svizzera d’Africa, è in tutto e per tutto una dittatura con al potere un solo uomo: Paul Kagame. L’ex leader del Fronte Patriottico Ruandese, dopo aver preso il potere, ha instaurato un’autocrazia retta sulla paura, la delazione e la repressione di ogni dissenso. “Ma questo dittatore non è un paria, come Vladimir Putin in Russia o Bashar al-Assad in Siria. Si tratta invece di uno degli amici migliori e più affidabili dell’Occidente”, scrive il New York Times e se si pensa che è stato invitato a parlare ad Harvard, a Yale, è stato elogiato dall’ex segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, la più grande casa automobilistica europea, la Volkswagen, gestisce uno stabilimento di assemblaggio in Ruanda, nel 2025 Kigali ospiterà i mondiali di ciclismo e i donatori occidentali finanziano ben il 70% del bilancio nazionale del Ruanda; ecco che le parole del quotidiano statunitense appaiono estremamente e drammaticamente cristalline. Il dietro le quinte del Paese delle Mille Colline però è molto spettrale. In politica interna Kagame infatti, da quando ha preso il potere nel 1994, ha sempre manipolato le elezioni arrivando a ottenere quasi il 99% dei voti nel 2017, ha messo a tacere la stampa, ha sedato ogni forma di dissenso arrivando a incarcerare persino degli youtuber, molti dei suoi oppositori sono scomparsi , in alcuni casi assassinati, secondo le Nazioni Unite il gruppo militare di cui era alla guida durante la guerra degli anni ’90 si è macchiato dell’uccisione di decine di migliaia di Hutu e attraverso eserciti ombra da lui sostenuti ha invaso due volte la Repubblica Democratica del Congo.

Che dire quindi se non che il Ruanda, al di là dei legami economici, dei rapporti di realpolitik, e degli interessi di palazzo, non è bel un Paese in cui essere deportati. Soprattutto se ad essere deportati sono coloro che hanno messo a rischio la propria vita tra le correnti del Canale della Manica, per fuggire da dittature e regimi analoghi a quello ruandese.

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