Gli Stati Uniti hanno raggiunto l’accordo con il Messico: niente dazi commerciali. La fine delle trattative è stata confermata dallo stesso presidente degli Stati Uniti con uno tweet chiarissimo: “Sono lieto di informarvi che gli Stati Uniti d’America hanno raggiunto un accordo firmato con il Messico”. E il motivo della sospensione a tempo indeterminato delle tariffe doganali è la decisione del governo messicano di muovere i primi passi per fermare l’ondata migratoria verso gli Stati Uniti: il vero nodo da sciogliere per l’amministrazione repubblicana.

In una una dichiarazione congiunta delle due amministrazioni americane si leggono i principali punti dell’accordo. Il governo degli Stati Uniti ha accettato di prendere un numero maggiore di richiedenti asilo che aspettano di entrare in territorio americano. Il Messico, invece, si è impegnato ad adottare misure più dure nei confronti dell’immigrazione illegale. Una prova è già arrivata nella giornata di ieri, con il governo di Città del Messico che ha schierato i militari della Guardia Nazionale al confine con il Guatemala, uno dei principali punti di arrivo del fiume di migranti che dal Sud e Centroamerica puntano verso gli Stati Uniti. Lo schieramento sarà effettivo da lunedì.

Il governo Usa ha confermato che vi sarà un dialogo con il Messico che continuerà per altri 90 giorni. Se entro questa data non non saranno osservati risultati, “saranno intraprese altre azioni”. Questo il comunicato del Dipartimento di Stato. Il presidente messicano Lopez Obrador ha esultato parlando di una vittoria del popolo messicano. Mentre il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha voluto ringraziare l’omologo messicano, “per il duro lavoro nel negoziare un’intesa”. “Gli Stati Uniti sono ansiosi di lavorare con il Messico per rispettare questi impegni – ha concluso Pompeo – in modo da arginare la marea di immigrati illegali attraverso la frontiera meridionale e per rendere il nostro confine forte e sicuro”.

Per l’amministrazione americana si tratta di una vittoria importante per due ragioni. Da un lato, l’immigrazione illegale dal Messico rappresenta una delle chiavi per comprendere l’ascesa di Donald Trump alla guida della Casa Bianca: e quindi è fondamentale anche per provare a essere rieletto nel 2020. La campagna per le presidenziali è già iniziata. E al governo americano servono risultati concreti che dimostrino che da parte di Washington ci sia la capacità di raggiungere soluzioni ai problemi descritti durante la campagna elettorale. Lo zoccolo duro dell’elettorato repubblicano vuole una politica di rigore sul fronte migratorio. E Trump, attraverso questa mossa, è riuscito a piegare il Messico a più miti consigli dopo che lo stesso leader Usa aveva dichiarato l’emergenza migratoria e dopo che per anni ha descritto il muro con il Messico come unica soluzione a un problema che, a suo dire, è totalmente frutto delle scelte errate del Messico sulla protezione del confine.

Dall’altro lato, questa mossa di Trump è utile anche in chiave internazionale: far comprendere di essere ancora il leader della potenza per eccellenza del continente americano e di essere in grado, proprio attraverso la minaccia dei dazi, a giungere a compromessi che diano respiro proprio agli Stati Uniti. In questo senso, il fatto che il Messico abbia chiesto a Washington di trovare un accordo dopo la minaccia di tariffe doganali al 5% entro il 10 giugno (da far salire al 25% a ottobre) è un segnale che può essere letto anche in chiave asiatica, europea e mediorientale. Attualmente l’amministrazione Trump è concentrata su tre obiettivi: Cina, Unione europea (Germania in particolare) e Iran. In tutti e tre i casi Trump si è mosso con la minaccia dei dazi. E in tutti e tre i casi l’idea di una guerra commerciale o petrolifera preoccupa non poco il mondo, il governo americano ma anche e soprattutto le sue potenziali vittime.