“Trattati come prigionieri e gettati in mare”. L’ultimo grido d’aiuto dei rifugiati Rohingya

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Dal maggio 2025 in poi le autorità indiane hanno espulso decine di rifugiati di etnia Rohingya senza tutelare i loro diritti. La denuncia arriva da Human Rights Watch, che ha parlato di centinaia di arresti arbitrari e maltrattamenti. In particolare, lo scorso maggio gli Stati indiani governati dal partito nazionalista indù Bharatiya Janata Party (Bjp) hanno avviato una campagna volta a espellere i Rohingya e i musulmani di lingua bengalese perché considerati “immigrati illegali“.

Tra gli espulsi c’erano almeno 192 rifugiati Rohingya precedentemente registrati presso l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). Non solo: pare che le stesse autorità indiane abbiano anche imbarcato 40 rifugiati Rohingya su una nave vicino alla costa del Myanmar costringendoli nuotare fino alla riva. Decine di altri migranti sono invece scappati in Bangladesh per sfuggire alla repressione.

Nuova repressione contro i Rohingya

A raccontare l’ultimo, ennesimo, dramma dei Rohingya c’ha pensato un lungo reportage della Bbc. Alcuni rifugiati in India, come detto, sono stati allontanati dalle autorità locali perché considerati immigrati illegali. C’è chi è così finito in Bangladesh e chi – la maggior parte – nuovamente in Myanmar, dove attualmente si trovano insieme all’Esercito Ba Htoo (BHA), un gruppo di resistenza che combatte l’esercito al potere, nel Sud-Ovest del Paese.

“Non ci sentiamo sicuri in Myanmar. Questo posto è una vera e propria zona di guerra“, ha spiegato all’emittente britannica Soyed Noor in una videochiamata effettuata dal telefono di un membro del BHA. Ma cosa è successo? Secondo la Bbc, i Rohingya in questione sono stati trasportati in aereo da Delhi a un’isola nel Golfo del Bengala, qui caricati su una nave militare e infine costretti ad addentrarsi nel Mare delle Andamane con i giubbotti di salvataggio.

Sono poi riusciti a raggiungere la costa e ora sono costretti ad affrontare un futuro incerto in Myanmar, da cui la comunità Rohingya, a maggioranza musulmana, era fuggita in massa negli ultimi anni per sfuggire alle persecuzioni. “Ci hanno legato le mani, coperto il volto e ci hanno portato come prigionieri sulla barca. Poi ci hanno gettati in mare“, ha raccontato un altro rifugiato.

Cosa è successo in India?

A maggio, 40 rifugiati Rohingya, titolari di permessi di soggiorno dell’UNHCR e residenti in diverse zone di Delhi, sono stati condotti alle stazioni di polizia locali con il pretesto di dover raccogliere dati biometrici. Dopo diverse ore, sono stati condotti al centro di detenzione di Inderlok e, in seguito, all’aeroporto di Hindon dove si sono imbarcati su aerei diretti alle isole Andamane e Nicobare.

“Considerando che in India vivono decine di migliaia di rifugiati Rohingya, non è chiaro il motivo per cui siano stati dedicati così tanti sforzi alla deportazione di queste 40 persone”, ha sottolineato ancora la Bbc. Thomas Andrews, relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Myanmar, ha spiegato che esistono “prove significative” a sostegno delle suddette accuse nei confronti di Delhi; le ha pure presentate al capo della missione indiana a Ginevra, ma senza ricevere risposta.

In generale, gli attivisti hanno spesso sottolineato la precarietà della condizione dei Rohingya in India, Paese che non li riconosce come rifugiati, ma piuttosto come immigrati clandestini ai sensi del Foreigners Act. Ci sono 23.800 rifugiati Rohingya in India registrati presso l’UNHCR, anche se Human Rights Watch stima il loro numero in oltre 40.000.

“L’espulsione dei rifugiati Rohingya da parte del governo indiano dimostra un totale disprezzo per la vita umana e il diritto internazionale”, ha affermato Elaine Pearson, direttrice per l’Asia di Human Rights Watch. “Le azioni intraprese contro questi rifugiati, fuggiti dalle atrocità e dalle persecuzioni in Myanmar, riflettono la politica del partito al potere, il BJP, di demonizzare i musulmani come migranti ‘illegali'”, ha aggiunto.

Nel frattempo, la Corte Suprema indiana ha annunciato che deciderà presto se i Rohingya siano “rifugiati” o “immigrati illegali”, e quali siano i loro diritti e le loro tutele. L’udienza, forse decisiva, è prevista per il 23 settembre.