I violenti scontri verificatisi in un campo profughi in Grecia e lo spettro di una nuova tragedia che incombe sulla Libia ci hanno ricordato con forza che i responsabili delle politiche europee dovranno fare i conti con la crisi migratoria che colpirà il continente per molti anni a venire.

Domenica scorsa, in Grecia, una donna è morta in un incendio scoppiato nell’enorme e sovraffollato campo profughi di Moria, sull’isola di Lesbo, in cui una decina di persone sono rimaste ferite per via dell’intensificarsi degli scontri tra i richiedenti asilo e la polizia.

A circa 1.400 km di distanza, a Tripoli, capitale della Libia, le Nazioni Unite avvertivano allarmate che i migranti venivano riportati al centro di detenzione di Tajoura con l’uso della forza. Questa situazione si è verificata a soli tre mesi da un attacco aereo contro la città che ha provocato decine di vittime.

Alla conferenza stampa congiunta con il Segretario di Stato americano Mike Pompeo a Washington, tenutasi mercoledì scorso, il ministro degli Esteri Luigi di Maio ha sottolineato come “la crisi nel Mediterraneo” sia “al centro delle nostre preoccupazioni”.

Di Maio ha affermato anche che la situazione in Libia “per noi è un dossier fondamentale”. Le preoccupazioni italiane vanno ben oltre la migrazione, ha rivelato, poiché la vicinanza geografica del paese nordafricano pone un potenziale “rischio terrorismo”.

Da molto tempo ormai la Libia rappresenta una via di transito per i migranti provenienti dall’Africa subsahariana che ambiscono a costruirsi una nuova vita nell’Unione europea. Tuttavia, i flussi migratori sono diventati sempre più consistenti in seguito alla destituzione e morte del presidente libico Muammar Gheddafi nel 2011, che fece sprofondare il Paese nel caos.

Le rotte dei migranti per raggiungere l'Europa (Infografica di Alberto Bellotto)
Le rotte dei migranti per raggiungere l’Europa (Infografica di Alberto Bellotto)

L’organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), agenzia delle Nazioni Unite, esprime preoccupazione. Il 2 luglio scorso, un centro di detenzione di una base militare di Tajoura, nella periferia di Tripoli, è stato colpito da un doppio bombardamento militare che ha provocato la morte di 53 detenuti e il ferimento di altri 130.

A distanza di tre mesi, il centro di Tajoura è ancora operativo e la guardia costiera libica continua ad arrestare i migranti a bordo delle imbarcazioni sul Mediterraneo e a rinchiuderli nelle strutture bombardate del centro, avverte l’Oim.

In seguito al disastro, i funzionari libici avevano promesso di chiudere Tajoura e altri due centri, ma “questo piano deve essere immediatamente trasformato in azione per evitare ulteriori tragedie come quella di Tajoura”, ha dichiarato Federico Soda, Capo di Missione dell’Oim in Libia.

Soda ha ricordato che l’Oim rinnova “la sua urgente richiesta di porre fine alla detenzione arbitraria in Libia, in modo graduale e ordinato così da garantire la sicurezza di tutti i detenuti”. L’Oim avverte che ad alcuni migranti in attesa di conoscere la decisione sul loro status e che si trovano nelle varie città del Paese può essere fornito aiuto.

Anche i funzionari greci hanno espresso preoccupazione. Il campo di Moria ha raggiunto le dimensioni di una piccola cittadina di 12mila persone, oltre quattro volte la sua capienza massima, e le sommosse sono all’ordine del giorno.

Non è ancora stata chiarita la causa dell’incendio che, domenica scorsa, ha ricoperto di fumo la distesa di fragili tende e container di Moria, ma le fiamme hanno contribuito a peggiorare ciò che Lefteris Economou, viceministro greco per la tutela dei cittadini, ha definito una “crisi nazionale”.

Infografica di Alberto Bellotto
Infografica di Alberto Bellotto

Lunedì scorso, il governo greco ha annunciato che sono stati definiti dei piani per trasferire 10mila migranti entro la fine del 2020 e inasprire i controlli alle frontiere esterne del Paese, in seguito all’impennata del numero di migranti che ad agosto sono approdati sulle sue coste elleniche e hanno presentato richiesta di asilo.

Per l’8 ottobre è previsto un vertice dei ministri degli affari interni degli Stati dell’Ue, che si riuniranno in Lussemburgo per discutere di possibili piani per velocizzare l’iter di trasferimento dei richiedenti asilo. Il piano prevederebbe la presa in esame e il rimpatrio dei migranti respinti e la ridistribuzione di coloro a cui viene concesso l’asilo fra tutti i Paesi membri dell’Ue.
L’obiettivo dei colloqui è la risoluzione delle tensioni che hanno portato l’Italia e Malta a dispute con gli Stati vicini sull’obbligo di dover accogliere i migranti salvati dalle navi umanitarie. Le morti in Grecia e in Libia sottolineano l’urgente necessità dei colloqui.

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