In un ribaltamento storico, migliaia di libanesi e siriani cercano oggi rifugio in una Siria instabile, segnando un drammatico cambio di direzione rispetto agli anni passati, quando erano i siriani a cercare scampo in Libano. L’escalation di bombardamenti israeliani, che ha già causato oltre 700 vittime tra cui donne e bambini, e l’intensificarsi delle tensioni tra Hezbollah e Israele, ha spinto intere famiglie a varcare i confini in un esodo disperato. La scorsa sera, gli attacchi sono stati rivolti anche alla provincia di Hama, nella Siria centrale. Al momento si contano 14 morti e 43 feriti. Lo Stato siriano ha inoltre accusato Israele di aver effettuato attacchi a Damasco che hanno causato la morte di tre civili, tra cui una giornalista.
Nonostante la Siria sia ancora fragile dopo un decennio di guerra civile e con Bashar al-Assad al potere, la fuga verso la nazione araba appare come il male minore rispetto alla devastazione in corso in Libano. Organizzazioni come l’UNHCR e le ONG internazionali hanno denunciato la gravità della situazione, rafforzando i programmi di assistenza per far fronte alla nuova ondata di sfollati.
Il Libano ospita circa 1,5 milioni di rifugiati siriani, a questi vanno aggiunti 11mila rifugiati provenienti da altre nazioni. Negli ultimi giorni si sono contati quasi 30mila sfollati, ma molti altri si sono affrettati a lasciare le proprie abitazioni nel tentativo approdare in posti più sicuri. L’Onu sostiene che siano 100mila le persone fuggite in Siria, il governo libanese parla di un milione di sfollati. La popolazione del Libano conta 5,5 milioni di abitanti.
Ciò che si prospetta è una nuova crisi rifugiati per il Medio Oriente. Secondo Asia News, sono centinaia le auto in coda al confine siriano, senza contare chi si appresta nell’impresa a piedi, racimolando quanto è possibile trasportare. Una volta giunti in Siria, bisogna aspettare ore prima di essere registrati dai funzionari di frontiera sovraccarichi di lavoro. Donne e bambini attendono in fila, soffrendo il freddo e la stanchezza. Alcuni, feriti dai recenti bombardamenti, si affidano alle cure degli operatori Unhcr presenti sul campo per garantire anche cibo, acqua e coperte.
L’Alto commissariato Onu per i rifugiati ha parlato di una situazione umanitaria “disastrosa”, facendo riferimento anche al terremoto del 2023 che, insieme al lungo conflitto, ha danneggiato le infrastrutture e indotto milioni di persone a richiedere assistenza. Per ora sembra che ad essere arrivati in territorio siriano siano stati 15.600 cittadini siriani e 16.130 cittadini libanesi, secondo le autorità libanesi.
Precedenza ai libanesi
Lo status dei siriani in Libano è controverso: la grande quantità di rifugiati siriani ha reso il Libano uno dei Paesi con la concentrazione di rifugiati pro capite più alta al mondo. Questo ha esercitato una pressione enorme sulle risorse economiche e sociali del Libano. La convivenza tra la popolazione libanese e i rifugiati siriani è diventata sempre più difficile in particolar modo dopo il 2019, quando il Paese è sprofondato nella crisi economica. Amin Salam, ministro dell’Economia del Libano, riflette questo punto di vista quando afferma che “tutti hanno diritto agli aiuti”, ma che “la priorità è data ai libanesi”.
La situazione per i siriani di ritorno in patria è molto complessa. Secondo alcuni siti siriani come il Damas Post, i libanesi stanno entrando in Siria senza alcun problema, basta infatti presentare un passaporto valido. Per i siriani non è così semplice: devono cambiare 100 dollari statunitensi a testa al posto di frontiera prima di essere ammessi nel loro stesso Paese. Sembra una somma accessibile, ma nel Libano di oggi è una quantità di denaro impensabile, soprattutto per famiglie numerose. Una testimonianza del Damas Post riferisce che «in Siria è normale che un autoctono sia trattato come uno straniero e uno straniero sia trattato come un autoctono». Un’altra testimonianza ha definito il trattamento riservato ai siriani dalle guardie di frontiera “irresponsabile e antipatriottico”.
La situazione dei rifugiati siriani che, dopo aver vissuto per anni in Paesi limitrofi come il Libano, sono costretti a rientrare in Siria è piuttosto esplicativa. È un fenomeno che riflette la gravità delle tensioni attuali e la percezione della Siria come una destinazione temporanea più sicura.
Una situazione resa particolarmente paradossale dal momento che per oltre un decennio i siriani hanno cercato rifugio in Libano fuggendo dal conflitto nel loro Paese. Ora, alcuni libanesi cercano protezione in Siria per sfuggire ai combattimenti e ai bombardamenti nel Sud del Libano.
La situazione della Siria di oggi
La guerra civile siriana, iniziata nel 2011, ha portato a una profonda frammentazione del Paese. Il Governo di Bashar al-Assad ha riacquistato il controllo su gran parte del territorio, ma la legittimità del suo regime rimane contestata sia a livello interno che internazionale. Molti Paesi continuano a non riconoscere il governo di Assad, e ci sono sanzioni internazionali che colpiscono la sua amministrazione.
A questo scenario si aggiunge la grave crisi economica, aggravata da anni di guerra e conflitti e dalle sanzioni di Stati Uniti e Unione Europea. La valuta siriana ha subito un crollo, con l’inflazione che ha raggiunto livelli insostenibili. Molti siriani vivono in condizioni di povertà estrema, con accesso limitato a cibo, acqua potabile e servizi sanitari. Inoltre, le agenzie umanitarie che operano in Siria hanno un accesso limitato in molte aree a causa dei conflitti attivi e delle restrizioni imposte dal Governo. La Siria non è chiaramente pronta ad accogliere e risolvere una crisi di rifugiati nel proprio territorio, soprattutto ora che i raid israeliani sono rivolti anche verso Damasco.