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La questione migratoria che tiene banco nel Mediterraneo orientale peggiora giorno dopo giorno, interessando anche il sottile braccio di frontiera terrestre che separa la Grecia dalla Turchia. Dopo l’apertura del fronte migratorio di Recep Tayyip Erdogan a seguito dell’attacco russo-siriano a Idlib che ha ucciso 36 soldati di Ankara, migliaia di persone si sono riversate lungo il confine dell’Europa, mettendo a dura prova l’esercito di Atene.

Turchia e Grecia sono separate dal confine naturale del fiume Evros che, stando a quanto riportato da Deutsche Welle, nella giornata di sabato è stato teatro di guerriglia tra forze dell’ordine e circa 4mila rifugiati e 10mila nella giornata di domenica. Per respingere i passaggi, la polizia ha utilizzato gas lacrimogeni e nonostante la maggioranza di loro sia stata respinta dall’esercito di Atene, 66 persone sono state arrestate in attesa dell’espulsione e non è al momento chiaro se qualcuno sia riuscito a completare l’ingresso all’interno dell’Unione europea. Stando alle fonti turche, oltre 76mila profughi avrebbero attraversato il confine, diretti verso le recinzioni di Atene.

“Vogliamo arrivare in Germania”

Siriani, pakistani, algerini e non solo: i migranti attualmente stanziati in Turchia e che attendono la prima occasione per entrare nella Grecia arrivano da ogni parte del mondo. La maggior parte di loro, come nel caso della signora algerina intervistata da Der Spiegel, è diretta verso la Germania.

Le frontiere dell’Europa però in questo momento – almeno sul lato balcanico – appaiono più serrate che mai, con la Grecia alle prese con la crisi interna delle isole dell’Egeo e l’Ungheria che ha dichiarato il proprio rafforzamento nei controlli di confine. E l’ondata migratoria verso l’Europa dalla regione di Idlib – che potrebbe interessare sino ad un milione di persone – è destinata a provocare nuove chiusure per garantire la gestione dell’ordine pubblico.

La crisi in atto tra Grecia e Turchia

Non ci sono soltanto le diatribe legate alla questione migratoria: tra Ankara e Atene sono presenti tensioni che si basano su fatti storici, economici e sociali che complicano ulteriormente la gestione della crisi dei rifugiati. Lo sgambetto di Atene agli oleodotti turchi con il progetto East-Med ha portato le tensioni nel Mediterraneo orientale alle stelle: con Ankara che ha chiesto a gran voce la demilitarizzazione delle isole dell’Egeo e Atene che ha protestato per il passaggio di velivoli da ricognizione turchi nel proprio spazio aereo.

La richiesta di abbandono dei militari dalle zone di prossimità ha però lo scopo proprio di incentivare il passaggio in territorio greco dei migranti, che in questo modo si troverebbero la strada e solleverebbero la Turchia dal peso della loro gestione. Tuttavia, allo stato attuale la Grecia non è in grado di far fronte da sola all’ondata, con Kiriakos Mitsotakis che, con 15mila profughi in attesa di superare le rive dell’Evros, ha già chiesto il sostegno di Frontex per poter gestire la crisi.

Il tracollo del confine è solo questione di tempo

Con oltre 76mila persone attualmente ferme nella zona cuscinetto che separa la frontiera della Turchia da quella della Grecia e con l’ondata in arrivo ancora nella giornata di oggi, le possibilità che la Grecia in autonomia riesca ad evitare i passaggi diventano sempre più scarse. E questa situazione rischia di diventare insopportabile non soltanto per i rifugiati che si trovano nel sottile limbo che li separa dall’ingresso in Unione europea, ma anche per una Grecia che, allo stato attuale, non è in grado di gestire un afflusso migratorio di queste dimensioni, considerando soprattutto la già difficile crisi interna che si vede costretta a gestire.

Con le forze greche impegnate da un lato a gestire la rivolta dei cittadini di Lesbo, Samo e Chios e dall’altro a respingere i flussi, è solo questione di tempo prima che Atene – senza un concreto aiuto comunitario – sia destinata alla resa: aprendo le porte al flusso e non in grado di gestirne l’accoglienza. E con le tensioni in atto anche all’interno della stessa Unione europea, una distribuzione rapida ed efficiente pare al momento impossibile, gettando nuove ombre sulla resistenza di Atene.