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Michel Barnier entra in gamba tesa nel dibattito europeo sull’immigrazione e lo fa con un tempismo che lascia pensare a calcoli politici di non secondaria importanza per l’ex rappresentate dell’Unione Europea nelle trattative per la Brexit. Il politico francese ha firmato un editoriale su Le Figaro che dà corpo a molte proposte che il politico dei Repubblicani d’oltralpe ha messo in campo nelle scorse settimane: la posizione di Barnier è che per Parigi la situazione migratoria si stia facendo sempre più problematica, che per l’Europa intera valga lo stesso e che i regolamenti attuali, pensati con logiche vecchie di decenni, non siano sufficienti ad arginare i problemi. Ma al contempo il politico savoiardo ritiene che sarebbe complesso negoziare nuove regole mentre la palla è ancora in campo e affidarsi a negoziazioni lunghe e stancanti, e propone una moratoria pluriennale per guadagnare tempo e consentire alla Francia di ridiscutere ex novo i trattati in materia.

Barnier chiede una svolta

“Su una questione così essenziale, dobbiamo riflettere insieme sul destino che vogliamo costruire, ma senza perdere il senso della realtà”, scrive Barnier, che propone una mossa decisamente rigida da portare avanti nel momento in cui le regole resteranno congelate: fermare le regolarizzazioni dei migranti irregolari, imporre un giro di vite sulle condizioni necessarie a garantire il diritto d’asilo, cristallizzare di fatto i processi di afflusso di cittadini extracomuntiari sul suolo francese per permettere, oltre alla discussione politica, anche un processo di integrazione delle centinaia di migliaia di persone che, a detta dell’esponente gollista, “sono ormai insediate sul nostro suolo senza capire il francese, e talvolta senza sentire il bisogno di impararlo”.

Ad oggi 7,9 milioni di persone che vivono in Francia sono nate all’estero, un rapporto parlamentare afferma che 21 milioni di persone con un numero di previdenza sociale sono elencate come nate all’estero. Una parte minoritaria, ma numericamente consistente, di queste persone è indicata da Barnier come da integrare necessariamente attraverso un “patto di integrazione rafforzato” che comporterebbe, ad esempio, un corso basato su punti linguistici, educativi e civici, legato all’occupazione e un controllo del rispetto dei requisiti nel tempo come punto di partenza per la concessione di permessi di soggiorno e cittadinanza.

Una mossa con vista Eliseo?

Barnier, esponente di spicco del centrodestra francese, è tutto fuorché un politico che si possa etichettare come sovranista o populista. Al contrario, nel mondo gollista è sempre stato uomo del dialogo e pontiere europeista, fautore di proposte politiche di unità nazionale ai tempi in cui la destra si trovava a dover formare governi di coabitazione con il Partito Socialista. Da Commissario europeo ha lavorato nella squadra di Romano Prodi (1999-2004, con delega alle Politiche Regionali) e José Manuel Barroso (2010-2014, con delega al Mercato Interno) prima di essere nominato da Jean-Claude Juncker commissario plenipotenziario per le negoziazioni sulla Brexit. La proposta è dunque da monitorare ulteriormente data l’area politica di riferimento.

Certamente è inusuale vedere l’esponente dell’europeismo più netto nelle negoziazioni con Londra adottare un lessico non dissimile da quello proposto da Boris Johnson e gli altri fautori della Brexit. Il titolo stesso dell’articolo, “Misure forti e concrete per riprendere il controllo dell’immigrazione”, riecheggia quel take back control proprio degli slogan dei Brexiters. E segnala la percezione di una necessità di chiarimenti politica che si è espansa ben oltre il mondo della destra sovranista. Non a caso la mossa arriva nelle settimane in cui il partito di Barnier, i Repubblicani, è dato con il vento in poppa nella corsa a posizionarsi in testa in vista della sfida per l’Eliseo del 2022. Con Emmanuel Macron in affanno e Marine Le Pen che non riesce a smuoversi dal suo bacino di elettori tradizionali, il centro-destra francese può guadagnare voti sia in direzione centrista che alla sua destra. Se sul primo fronte giocano un ruolo il rilancio della cultura e della religione civile repubblicana, la difesa dell’interesse nazionale e la ricerca di una via pragmatica su questioni come l’ambiente, sul secondo la svolta sull’immigrazione può contribuire a dare dividendi politici.

Barnier un mese fa ha invitato i Repubblicani a cercare un candidato unitario per battere Macron e Le Pen nel 2022. Un candidato in grado di unire, e non dividere, il fronte del centro-destra, conservatore e moderato. L’editoriale su Le Figaro, che segna un suo passaggio più a destra, fa pensare che Barnier abbia pensato al suo identikit come quello ideale e coltivi ambizioni in vista della corsa all’Eliseo.

Un rischio per l’Italia?

Le parole di Barnier riguardano da vicino anche l’Italia. La proposta dell’ex commissario Ue, in sostanza, sono rivolte al fronte interno francese ma possono produrre scossoni sistemici. Quando, nelle scorse settimane, Barnier aveva per una prima volta proposto una moratoria da tre a cinque anni l’analista geopolitico Paolo Quercia aveva dichiarato a Il Sussidiario che “la politica migratoria della Francia, così come degli altri Paesi europei, è un fattore che incide in maniera importante sulla pressione migratoria verso l’Italia. Se poi Barnier il blocco delle migrazioni lo chiede per la Francia e non per l’Europa, ecco che il problema per noi raddoppia, perché si chiudono le Alpi ma non si può chiudere il Mediterraneo. Ad ogni modo è un segnale chiaro”, come l’editoriale più recente del resto conferma.

La mossa francese rischierebbe di scaricare una crescente tensione sull’Italia e sulla sua risposta non solo all’emergenza sbarchi ma anche al problema dell’integrazione, alla gestione del rischio terrorismo, all’evoluzione del dibattito europeo. Mettendo di fatto Roma spalle al muro come anello debole dell’Europa. Logico dunque che anche in vista di questa possibile evoluzione politica in Francia Roma e Parigi debbano cercare un punto d’incontro per portare una seria riforma della normativa europea in materia di accoglienza, integrazione e gestione dei flussi all’attenzione dell’Europa. L’europeista Barnier non ha fatto altro che ricordare che la sovranità, prima ancora del sovranismo, è la cifra distintiva della politica francese e che per Parigi il proprio interesse statuale predomina su tutto: un’utile lezione da seguire anche a Roma nel decidere le prossime mosse nella politica migratoria europea.

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